Eviaggiatori Blog

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Racconti dei viaggiatori

martedì 19 febbraio 2008 alle 00:00

Giordania








Alla riscoperta della citt? rosa di Alessandro Fagiolo



Giordania ? Per riscoprire la splendida, imponente e misteriosa citt? nabatea di Petra, bisogna attraversare, a piedi o a cavallo, una spaccatura naturale, posta tra due montagne lunga pi? di 1 Km e larga da 2 a 5 metri . Alla fine di questo canyon di arenaria chiamato Siq, lo sguardo del visitatore ? attratto dall' imponente facciata della Tesoreria Al Khazneh, il cui significato arabo ? tesoro. Significato legato ad una credenza beduina secondo la quale, all'interno dell'urna posta sull'enorme facciata, si trovasse il tesoro di un faraone. L'architettura della Tesoreria, che si rif? alla grande tradizione orientale unita a quella greco ? romana, composta di una struttura larga 30 metri e alta 43, fu scavata nel I secolo a.c. all'interno della roccia di arenaria, come tomba in onore di un re nabateo. La facciata Al Khazneh appare riccamente decorata con sculture rappresentanti figure mitologiche e divinit? nabatee. Proseguendo l'itinerario all'interno delle rovine di Petra si incontrano lungo il cammino, una fila di case(tombe) con decorazioni elaborate, forse di matrice assira, e il Teatro, costruito dai nabatei e poi ampliato e utilizzato dai romani. Dopo uno scenografico e impegnativo sentiero, si giunge al Monastero Al Deir (II secolo d.C.), posto alla fine di una scalinata di 800 gradini tagliati nella roccia di arenaria. Al Deir, monumento pi? grande della citt? di Petra che impressiona per la sua maestosit?, con una facciata monumentale e un portone di 8 metri , fu utilizzato dal VI sec. d.C. in poi, come testimoniato da alcune croci dipinte sul muro, durante il periodo bizantino, con la funzione di monastero. La scoperta della citt? perduta dei nabatei, la cui popolazione , d'origine semita, era costituita da ricchissimi commercianti arabi vissuti fra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C. e provenienti dall'Arabia settentrionale, fu riscoperta per caso nel 1812 dall'archeologo svizzero Burkhardt, che voleva tracciare, in una mappa dettagliata, il percorso per raggiungere la via carovaniera della seta. La conoscenza di Petra era legata al commercio, perch? luogo di controllo delle vie carovaniere tra l'Arabia, l'Egitto e la Siria. Le principali rotte carovaniere, infatti, venivano attraversate a dorso di cammello, da nord a sud, passando per il Vicino Oriente e, da est a ovest, per la zona di Gaza, in Palestina. Il periodo di massimo splendore della citt? nabatea si colloca nel I sec. d.C., di costruzione intorno al III secolo a.C. e di declino con i bizantini, gli arabi e i crociati, come conseguenza della scelta dei romani, dopo la conquista della regione, di favorire i loro commerci via mare attraverso le rotte del Mar Rosso. Le sensazioni che si provano visitando la citt? perduta,Petra, sono dovute alla luce e alla tecnica di costruzione : la luce che si riflette dall'alba al tramonto sullo strato roccioso di arenaria su cui ? intagliata la citt? e che varia la tonalit? di colore dal rosa al rosso. La tecnica di costruzione era a tal punto perfetta da permettere ai nabatei di risolvere il problema dell'approvvigionamento dell'acqua, di cui la zona ne era povera a causa del paesaggio desertico ? roccioso che, ancora oggi, meraviglia il visitatore, immerso in uno scenario naturale, suggestivo e pieno di mistero per il passato.

by Alessandro Fagiolo il martedì 19 febbraio 2008 alle 00:00


martedì 19 febbraio 2008 alle 00:00

Iraq

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Aspetti sacrali della guerra in Iraq di Francesca Romana De Honestis



L?Iraq ormai dal 20 marzo 2003 ? funestata da una guerra assurda che lo sta distruggendo; spesso ai telegiornali si parla di guerra santa, guerra in nome di Dio o meglio di Allah contro gli invasori stranieri, i non mussulmani che li hanno attaccati. Questo tipo di guerra in Iraq la ritroviamo gi? nei tempi antichi con l?impero Assiro. Il desiderio dei sovrani assiri era quello di far coincidere il loro impero con il mondo allora conosciuto ed estendere il loro dominio sulle ?quattro parti del mondo?. Per realizzare ci? era necessario intraprendere delle guerre per sottomettere gli altri popoli e per far conoscere la grandezza e la supremazia dell?Assiria. Intorno al 1840-50 sono stati scoperti i rilievi dei grandi palazzi reali di Nimrud, Khorsabad e di Ninive, riguardanti appunto, battaglie, cacce, costruzione di palazzi, deportazione dei prigionieri, banchetti. Essi sono stati subito esposti al museo del Louvre di Parigi e al British Museum di Londra creando grande meraviglia nel pubblico. Questi rilievi rappresentano la grandezza del potere assiro. Alcuni delle battaglie rappresentate le troviamo narrate anche nella Bibbia. Questi ortostati, per lungo tempo, sono stati considerati fuori dal loro contesto storico, isolati dal loro ambiente e dal loro tempo. Nel 1970 circa si ? iniziato a studiare l?aspetto propagandistico di questi rilievi che i sovrani assiri intendevano dargli, si ? iniziato collocarli giustamente nel loro ambiente e a metterli in relazione con le vicende storiche che riguardavano il dominio degli Assiri sul mondo allora conosciuto. Oltre ai rilievi che ci danno notizia della forza guerriera assira e della grandezza del loro impero, molto importanti sono anche i testi che fanno parte dell?Archivio di Stato dell?Assiria che ci forniscono numerose notizie di vario genere. I sovrani assiri avevano un rapporto molto stretto con gli dei soprattutto con il dio nazionale A??ur. Ogni guerra che essi intrapresero era fatta perch? erano gli dei che glielo ordinavano.; la guerra per gli Assiri era un evento sacro. Questa aspetto sacro pu? essere subito individuato a partire dai trattatti che loro stipulavano con gli alleati; questi ad? erano prima di tutto giurati davanti agli dei, e gi? questo gli conferiva una certa sacralit? che era rafforzata dal fatto che essi contenevano anche le maledizioni che gli dei erano pronti a scagliare sull?alleato peccatore che aveva infranto il trattato. La prima volta che compare il termine ?ad?? ? nel trattato tra A?ur-nirari V e il sovrano di Arpad, Mati?-Ilu, significa ?patti?. E? un termine semitico occidentale e, in particolare, aramaico. Dello stesso Mati?-Ilu ci ? pervenuto anche il patto in aramaico con Bar-Ga?ayah (stele di Sefire). E? evidente che il termine e forse la struttura stessa del patto-ad? ? introdotto in Assiria da ambiente aramaico. Questo trattato ? un patto di subordinazione che prevede fedelt? e impegno ausiliario militare: non si menziona la fornitura di un tributo, le clausole sono unidirezionali, come le maledizioni. Il trattato ? definito ?Patti (ad?) di Ashur-nirari re d?Assiria con Mati?-Ilu?; i patti sono giurati (tam?), e la loro inosservanza ? definita come un ?peccare? (gat?) : Conseguenza inevitabile dell?azione del nemico traditore era la guerra che serviva a ristabilire l?ordine primigenio istituito fin dagli inizi dagli dei. Il re nemico spesso nelle iscrizioni reali assire viene definito ? la tabtanu? ? malfattore?, ? bel hiti? ? criminale?, ? bel arni? ? peccatore?, ? ?a ana ?ipsi u dananu itakkalu? ? colui che ha fiducia nella violenza e nella forza?, ? libba?u kasir nerti? ?nel suo cuore egli traccia l?assassinio?. Il nemico ? prima di tutto definito ?nakru?, e questo termine, con cui viene identificato, ? contrapposto ad un altro ? ?arru?, che sta ad indicare il re assiro. Il sostegno divino in una battaglia era fondamentale perch? senza di esso non si poteva essere vittoriosi, l?appoggio divino rendeva l?esercito assiro superiore a quello nemico. Naturalmente prima d?intraprendere una battaglia il sovrano assiro doveva assicurarsi del favore divino e lo faceva in vari modi: osservando le stelle, le eclissi, le meteore. Il re infatti riceveva molti rapporti astrologici; attraverso l?osservazione delle viscere degli ovini sacrificati e la richiesta dei responsi al dio ?ama?; attraverso esternazioni profetiche che erano tipiche della dea I?tar di Arbela. Uno dei primi accertamenti divini che il re riceveva dalla divinit? e che lo rassicurava era la tipica frase: ? Non temere......dovunque tu andrai, io sar? con te?, o ? Io andr? davanti a te e dietro te?, o ?al tuo fianco?. Oppure quando i sovrani, da Esarhaddon in poi, non amavano andare personalmente in battaglia e delegavano i loro generali, la divinit? li rassicurava cos?: ? Resta pure qui, mangia, bevi, fa musica in mio onore, mentre io andr? ed eseguir? il lavoro e ti far? realizzare il desiderio del tuo cuore.? Non si poteva intraprendere una guerra senza l?assenso divino altrimenti si rischiava di fare la fine del grande sovrano di Akkad, Naram-Sin (2254-2218 a.C.) che non si preoccup? dei presagi sfavorevoli andando incontro a molte sconfitte. Il nemico era sempre visto come colui che era abbandonato dagli dei perch? aveva violato l?ordine da essi stabilito. Gli dei erano sempre dalla parte dell?esercito assiro che era nel giusto e li rispettava, per questo l?avversario era destinato ad essere sconfitto. Egli faceva affidamento solo sulle sue forze e non sul sostegno divino. Giudici di queste battaglie erano sempre gli dei, infatti la guerra assumeva un carattere ordalico, al termine della quale risultava vincitore chi aveva ragione e per questo aveva goduto dell?appoggio divino. Una volta devastato il paese avversario i sovrani assiri alcune volte deportavano nella propria capitale i simulacri divini appartenenti al nemico, ma ci sono casi, come per Sargon II e Sennacherib, in cui templi di divinit? vennero devastati e distrutti. Si viene a conoscenza di ci? attraverso i rilievi trovati nei palazzi reali. Sempre attraverso i rilievi si viene a conoscenza di come gli Assiri trattavano i loro prigionieri. I sovrani che rifiutavano di sottomettersi al dominio assiro venivano puniti con la morte dopo essere stati sottoposti ad atroci torture Le torture inflitte ai nemici ribelli possono ben essere ammirate nella Sala del Trono 8 del corpo aggettante nord-ovest del palazzo di Sargon II a Dur ?arrukin. La prima immagine che ci si presenta ? quella di Yaubidi di Hamat che viene scorticato vivo davanti al re durante la campagna in occidente del 720 a.C.. La seconda ci presenta invece i re di Ki?e?im, di Kharkhar e di Karalla che vengono accecati da Sargon II durante la sua campagna del 716 a.C. nelle montagne degli Zagros. Nella terza ? rappresentato il supplizio inflitto a Bagdatti di Wishdish, che ha luogo sempre nella stessa campagna. Da questi tre rilievi si pu? desumere che il supplizio inflitto ai nemici ribelli consiste prima di tutto l?incatenamento, poi l?acceccamento ad opera della stesso sovrano armato di una lancia e, in ultimo, lo scorticamento del principe rivoltoso che viene effettuato sotto lo sguardo impassibile del sovrano. Un?altra punizione che viene inflitta ai nemici ribelli ? il taglio della testa e, un esempio eclatante ? rappresentato dal re elamita Teumman, che fatto prigioniero durante la battaglia di Til Tuba sul fiume Ulai, viene decapitato e la sua testa viene appesa da Assurbanipal alle porte della capitale, forse Arbela visto che egli si reca in questa citt? per ringraziare la dea ?atru, forma locale della dea assira I?tar, del trionfo concessogli. . Quelli, invece, che accettavano la supremazia assira venivano deportati insieme con la loro famiglia, l?elite e gli operai specializzati nelle varie citt? assire. Solo alcuni di essi erano ridotti in schiavit?. Bibliografia Borger 1956 Borger, R., Die Inschriften Asarhaddons, K?nigs von Assyrien, Graz 1956 Liverani 1990 et al. (a cura di) I trattati nel mondo antico: forma ideologia funzione, Roma 1990 Fales 2001 Fales, F.M., L?Impero Assiro, Roma-Bari 2001 Matthiae 1996 Matthiae, P., L?arte degli Assiri, Roma-Bari 1996 Matthiae 1996b Matthiae, P., la storia dell?arte dell?Oriente Antico. I grandi imperi (1000-300 a.C.), Milano 1996 Oded 1992 Oded, B., War, Peace, and Empire. Justification for War in Assyrian Royal Inscriptions, Wiesbaden 1992

by Francesca Romana De Honestis il martedì 19 febbraio 2008 alle 00:00


martedì 19 febbraio 2008 alle 00:00

Avventure in Per?

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La Cordillera Huayhuash e la vetta del Diablo Mudo di Pierfrancesco Barba


Sar? per la sensazione di solitudine e di libert?, per la maestosit? dei paesaggi e la bellezza delle alte vette innevate e dei ghiacciai. Girovagare per giorni su queste montagne ? una vera e propria magia. Huayhuash ? senza dubbio tra le pi? spettacolari e impressionanti cordigliere di tutte le Ande. Localizzata a circa 100 km a sud dalla pi? conosciuta e frequentata Cordigliera Blanca, vanta la maggior densit? di cime che superano i 6000 mt., alcune delle quali ancora inviolate. Sono ancora pochissimi gli escursionisti che si avventurano sui suoi isolati e ripidi sentieri e ancor meno gli alpinisti che tentano di scalarne le difficili vette. Il trekking di Huayhuash ? considerato da molti uno dei pi? belli al mondo. Il circuito prevede il periplo della Cordigliera in 11 giorni di cammino in autonomia, con salita di numerosi passi, due dei quali oltre i 5.000 mt. Non ci sono particolari difficolt? tecniche, a parte i problemi per l?alta quota e il freddo notturno. I campi, mai al di sotto dei 4.200 mt, sono sempre posizionati in luoghi meravigliosamente panoramici. Alla fine del circuito ? possibile tentare la scalata del Diablo Mudo (5.427 mt) che,pur non essendo tra le pi? difficili della cordigliera,? comunque impegnativa e di grande soddisfazione. L?organizzazione degli amici peruviani ? semplicemente perfetta. Ad accompagnarci con grande competenza e disponibilit? ? Hans Callupe, il cui padre condivise le imprese degli alpinisti italiani Cassin e Bianchi che negli anni ?70 conquistarono alcune delle pi? difficili cime delle Ande. A nostra disposizione 24 asini per il trasporto dei bagagli e dei viveri condotti da 4 arrieros, due ?cavalli ambulanza? per le emergenze, cuoco e aiuto cuoco. Sono loro a rendere possibile la nostra avventura.?Senza di loro non saremmo n? agili n? atletici n? ricchi. Scompaiono a fine trasporto, vanno a sparpagliarsi nelle valli, ancora in tempo per il lavoro del riso e dell?orzo? (da Sulle tracce di Nives di Erri de Luca).A loro un sincero ringraziamento. 14 Ago: POPCA (3450 mt.) - QUARTELHUAIN (4165 mt.) Otto ore di strada sterrata e piena di vertiginosi tornanti separano la citt? di Huaraz dal piccolo villaggio di Popca, ultimo centro abitato e punto di partenza del nostro cammino. Arrivando, ieri sera, siamo stati accolti da un gruppo di incuriositi bambini che ci hanno coinvolto nei loro giochi. Siamo ancora a quota relativamente bassa ma la mancanza d?aria comincia gi? a farsi sentire. Il percorso di questo primo giorno sale dolcemente per una lunga strada sterrata che, costeggiando piccoli villaggi abbandonati, in 6 ore di lento e piacevole cammino ci porta al primo campo di Quartelhuain, gi? allestito dagli arrieri. Poco prima di arrivare avvistiamo le prime cime innevate. Il Ninashanca (5.607 mt), il Nina Puente (5.450 mt) e il Rondoy (5.500 mt) svettano maestosi. La cima del Ninashanca vista da nord appare innevata solo sulla frastagliata cresta e sembra una torta appuntita farcita con zucchero a velo. Facciamo un altro piccolo sforzo e saliamo di altri 200 mt per godere del panorama con la luce del tramonto. Da qui ? possibile intravedere il Diablo Mudo, la cui cima tenteremo di scalare alla fine del trekking. Quando il sole scompare il freddo diventa intenso. Non ci rimane che rientrare al campo e trovare rifugio nella tenda cucina. Un caldo brodo di gallina ci riscalder?. 15 Ago: CUARTELHUAIN - Pso.CACANAN (4650 mt.) - Lag. MITUCOCHA (4250 mt.) Il freddo intenso di questa prima notte oltre i 4.000 mt non attenua il nostro entusiasmo per la giornata che ci aspetta. Il percorso di oggi ci porter? finalmente a stretto contatto con le imponenti montagne del Huayhuash. Il sentiero ? subito ripidissimo. In 2,5 ore di lento cammino arriviamo al passo Cacanan, a 4.650 mt. La quota si fa decisamente sentire ed ? necessario procedere con grande calma se non si vuole pagare a caro prezzo la mancanza di ossigeno. Il ?soroce? ? sempre in agguato. Da passo Cacanan ci si affaccia su un grande altopiano paludoso con sfumature rosse e verdi. Osservando questo strano paesaggio scendiamo di 450 mt fino ad arrivare ad una piccola casupola. Qui vivono, nel pi? totale isolamento, una coppia di anziani quechua ai quali offriamo alcuni dei nostri viveri. Il regalo ? gradito, tanto che i due ci accompagnano ad un fiumiciattolo di acqua calda dove ? possibile immergersi. Ne approfittiamo volentieri. Poi raggiungiamo l?accampamento, posizionato nei pressi della laguna Mitucocha. Anche da qui splendido panorama con vista da diversa angolazione del Ninashanca e Rondoy e del Jirishanca (mt 5446).Altissimi sulle cime, tre condor! 16 Ago: MITUCOCHA - Pso.CARHUAC (4650 mt. ) - Lag.CARUACOCHA (4150 mt.) Lasciamo la laguna Mitucocha con calma. Ce la prendiamo comoda per risparmiare le forze. Secondo Hans domani sar? una giornata molto faticosa. In verit? non deve sforzarsi molto per convincerci ad andare piano. Ci stiamo ormai acclimatando e fortunatamente nessuno di noi ha sofferto di mal di montagna. Ma gli effetti dell?alta quota rendono comunque pi? pesante la respirazione. In due ore di salita arriviamo al passo Carhuac dal quale ridiscendiamo per altre due ore fino ad arrivare ad Incahuain, punto panoramico sulla laguna Caruacocha. Da qui lo scenario ? mozzafiato. Siamo proprio sotto le maestose cime del Siula (6.344 mt),Yerupaja (6.617 mt),Yerupaja chico (6.089) e Jirishanca (6.094) e gli impressionanti ghiacciai dello Yerupaja est. Le montagne si specchiano nella sottostante laguna creando un gioco di riflessi emozionante. Ci riempiamo gli occhi di tanta bellezza seduti su una collinetta erbosa. Come colonna sonora il verso di pecore,mucche e un toro allo stato brado. Al campo, montato vicino la riva della laguna, alcuni si cimentano nella pesca alle trote utilizzando i bastoncini da trek come canna. Ma il frutto di tanto ingegno non sembra dare apprezzabili risultati: nessun pesce pescato. Lo smacco assume proporzioni assai rilevanti quando in serata il cuoco si presenta con una quindicina di trote, che ha probabilmente pescato con le mani e che andranno ad arricchire la nostra cena. 17 Ago: CARUACOCHA ? P.so SIULA - Lag. CARNICIERO (4.441 mt.) - HUAYHUASH (4390 mt.) Costeggiamo la laguna Caruacocha con gli occhi rivolti verso l?alto, in direzione delle vette. L?itinerario di oggi, di quelli indimenticabili, prevede il passaggio alla base dei ghiacciai. Come se non bastasse, il tempo ? fantastico. E? dall?inizio che abbiamo questa fortuna, ed ? certamente un elemento determinante per il successo del viaggio. Saliamo con calma il sentiero che porta verso le lagune. Il leggero dislivello iniziale lascia presto il posto ad una ripida salita. Lo stretto sentiero costeggia le lagune di Gangrajanca (4.245 mt), Siula (4.290 mt) e Quesillococha (4.332 mt) che, ammirate dall?alto, si differenziano per le loro tre diverse sfumature di verde. La vista dal passo Siula, una delle pi? straordinarie di tutto il trek, ? accompagnata dal rumore assordante delle spaventose valanghe che a ritmo quasi costante si staccano dagli impressionanti ghiacciai che ci circondano. Dopo sette ore complessive di cammino,un po? stanchi ma soddisfatti,arriviamo al campo di Huayhuash. Per festeggiare l?ennesima giornata emozionante il nostro cuoco ci prepara uno squisito pollo, trasportato fin qui ancora vivo e sacrificato per l?occasione, nonostante le proteste del movimento pro-volatile formatosi nel gruppo per la difesa del pennuto. 18 Ago: HUAYHUASH ? PORTACHUELO(4750 mt.) - Lag.VICONGA (4500 mt.) Arrivati al passo di Portachuelo, che si raggiunge seguendo un sentiero lungo ma non particolarmente impegnativo, ammiriamo le cime della Cordigliera Raura, ben visibili ad est. Sotto di noi la Laguna Viconga. Qui il variare del dislivello dell?acqua ha formato una curiosa striscia bianca che circonda l?intero bacino,creando un particolare contrasto di colori tra il marrone della terra e il verde del lago. Siamo avvicinati da alcuni bambini, abitanti di uno dei rari insediamenti montani, dai quali acquistiamo piccoli fossili. Prima di guadagnare il campo,approfittiamo degli ultimi raggi di sole fermandoci ad una piccola pozza di acqua bollente. Dopo giorni di cammino, l?occasione per lavarsi ? allettante. Alcuni coraggiosi si immergono incuranti del vento gelido che da questa mattina soffia incessante. 19 Ago: VICONGA ? Pso.CUYOC (mt. 5020) - HUANACPATAY (mt. 4550) Il tempo ? nettamente peggiorato. Il vento spira a forti raffiche ed il cielo ? completamente coperto. Un po? preoccupati, affrontiamo la ripida salita verso il passo Cuyoc, il primo oltre i 5.000 mt. Giunti su un piccolo altopiano a quota 4.900, ci imbattiamo in una mucca intrappolata nel terreno paludoso,ormai rassegnata ad un tragico destino. Armati di corda e buona volont?, con ingegnosa manovra liberiamo lo sventurato ed attonito quadrupede. In montagna,si sa,la solidariet? ? d?obbligo. Ma l?ingrato cornuto, una volta libero, non esita ad attaccare i suoi benefattori. Bel ringraziamento! In cima al passo la stanchezza lascia il posto alla soddisfazione per aver superato la soglia dei 5.000. Le nuvole si sono completamente diradate e riusciamo ad ammirare l?intero versante ovest della cordigliera. 20 Ago: HUANACPATAY ? MIRADOR S.ANTONIO(5015 mt.) - CUTATAMBO (4265 mt.) Dal mirador S.Antonio, secondo passo oltre i 5.000 mt, la vista ? ancora pi? suggestiva,considerando la maggiore vicinanza con le pi? alte montagne del Huayhuash. Le nuvole, spinte velocemente dal forte vento, coprono e scoprono le vette imbiancate, creando un effetto di rara bellezza di cui ci sentiamo privilegiati spettatori. Scendiamo seguendo un ripidissimo sentiero fino a giungere al campo di Cutatambo,alla base del ghiacciaio Jurau,dove ci fermiamo a lungo per osservare l?elegante volteggiare di due condor. 21 Ago: CUTATAMBO HUAYLLAPA (3500 mt.) Per la prima volta dall?inizio del trekking scendiamo sotto quota 4.000 per raggiungere il villaggio di Huayllapa. La respirazione si fa subito meno faticosa. Ci ? concesso di piantare le tende nel campo di calcio della scuola. Inevitabilmente attiriamo l?attenzione dei bambini e decidiamo di organizzare dei giochi mettendo in palio tanti piccoli doni. Anche i genitori accorrono all?inusuale evento che finisce per coinvolgere l?intera comunit?. E? difficile non rimanere colpiti dalla povert? di questi bimbi. Ma dietro i vestiti consunti e i visini sporchi di terra traspare lo sguardo fiero e pieno di vitalit? di quelli che Hans continua a chiamare el futuro del Per?. Distribuiti tutti i premi accettiamo l?invito dei locali a disputare una partita di calcio ?d?alta quota?. Un pareggio, tanta allegria e un gran fiatone! 22 Ago: HUAYLLAPA HUATIAC (mt 4300) - Pso. TAPUSH (4800 mt.) - GASHAPAMPA (mt 4600) Dopo la discesa c?? sempre la salita, diceva un grande filosofo. E oggi di salita ce n?? tanta: 1.300 mt di dislivello per guadagnare il passo Tapush. Gi? dai primi passi il sentiero si inerpica tortuoso e tanto ripido da mettere a dura prova anche i pi? allenati. C?? chi fa persino uso del cavallo, incurante degli sberleffi dei compagni. Le forze vanno centellinate per la giornata di domani. Dopo 10 giorni di trekking ? giunto il momento di concentrarsi per tentare la scalata del Diablo Mudo, obiettivo alpinistico del viaggio. Per aumentare le possibilit? di successo decidiamo di montare il campo sull?altopiano di Gashapampa, a quota pi? alta del solito. In serata arriva l?attrezzatura, inviata da Huaraz e trasportata per due giorni a dorso di mulo. I preparativi sono lunghi e meticolosi. Il materiale provato con cura, fino all?ultima vite. Tutto ? pronto. Non ci resta che lasciar passare la notte. 23 Ago: GASHAPAMPA - VETTA DIABLO MUDO (mt 5427) - JAHUACOCHA (4100 mt.) Mi giro e mi rigiro ma niente da fare. Forse per il freddo, forse per la mancanza d?aria dovuta all?alta quota. Sicuramente per la tensione per la scalata che ci aspetta,ma questa notte proprio non riesco a dormire. La respirazione ? faticosa. Pi? del solito. Finalmente sono le tre. E? ora di alzarsi. Mi libero dal sacco a pelo, inumidito dalla condensa. Indosso tutti i vestiti che ho ed esco dalla tenda. Il freddo ? intenso e sembra entrare nelle ossa. E? ancora notte fonda e le tende sono ricoperte da uno strato di ghiaccio. Guardo in alto. Siamo fortunati: non una sola nuvola in cielo ma miliardi di stelle. Sar? bel tempo. Entro nella tenda cucina. Solo al secondo the bollente il mio corpo ricomincia a prendere calore. Nonostante il freddo e una notte insonne per tutti, il morale ? alto. E? dall?inizio del trekking che aspettiamo questo momento. Nessuno fino ad ora ha avuto grandi problemi per l?altitudine e tutti si sentono in forma e ben acclimatati. Le condizioni meteorologiche sono buone e la possibilit? di portare a termine la scalata comincia a sembrarci concreta. Siamo tutti per? consapevoli che le difficolt? in montagna sono sempre dietro l?angolo e non bisogna mai sottovalutare nulla. Alle quattro in punto ci muoviamo. In fila indiana puntiamo verso la base della montagna seguendo un sentiero sconnesso ma pianeggiante illuminato dalla fioca luce delle lampade frontali. Raggiunta la base della montagna il sentiero quasi scompare ed ? necessario inerpicarsi su un ripidissimo terreno morenico. Unici riferimenti di orientamento alcuni ?omini? di pietra. Le condizioni di grande friabilit? del terreno e il buio rendono la salita molto faticosa. Malgrado ci?, siamo costretti a mantenere un passo costante. Ci sono dei tempi da rispettare al di sotto dei quali sarebbe impossibile raggiungere la cima. Spinti dall?entusiasmo,nonostante l?altitudine si faccia sentire sempre di pi? mano a mano che si sale di quota,in circa due ore di cammino senza pausa riusciamo a superare il tratto morenico e raggiungiamo la cresta rocciosa e solida della montagna a quota 5.000. Dopo una breve sosta, a passo lento per risparmiare forze,procediamo per un?ora seguendo un tratto di cresta in arrampicata facile fino ad arrivare ai piedi del ghiacciaio, a quota 5.100. Il sole ? ormai alto,le condizioni meteo sono ottime e abbiamo tempo sufficiente a disposizione. Il morale ? alle stelle. Siamo davvero convinti di potercela fare, ma bisogna percorrere gli ultimi 300 metri di dislivello, i pi? difficili perch? su ghiacciaio. Infiliamo i ramponi, l?imbraco e ci leghiamo l?un l?altro costituendo due cordate. Lentamente cominciamo a salire aiutandoci con la piccozza. Ci accorgiamo ben presto che il tipo di ghiaccio ? assai diverso da quello che ci aspettavamo e rende la progressione pi? complicata del previsto. Il ghiacciaio ? infatti formato da cosiddetti ?nieves penitentes?,veri propri pilastri di neve a forma piramidale. Percorriamo con grande cautela circa 70 metri di dislivello approfittando anche di alcuni tratti di cresta rocciosa, fino ad arrivare ad una sorta di anticima. Da qui per proseguire ? necessario calarsi con corda per una ripidissima parete ghiacciata di una trentina di metri e seguire una cresta di neve che conduce alle pareti sotto la cima. E? qui che molti gruppi hanno rinunciato, considerando troppo pericoloso un eventuale disimpegno una volta effettuata la discesa dell?anticima. Noi andiamo avanti. Una volta scesi percorriamo la stretta cresta di neve solida fino ad arrivare alla base delle pareti di circa 250 mt che ci separano dalla cima. Con nostra grande sorpresa, quelle che viste da lontano sembravano pareti lisce ed in lieve pendenza ora risultavano essere verticali e ricoperte di alti penitentes. E di certo tornare indietro sarebbe molto pi? complicato. Non ci rimane quindi che iniziare una vera e propria scalata. Con grande calma e sangue freddo cominciamo a procedere facendo uso della piccozza. La fatica comincia a farsi sentire. La progressione ? lenta e decisamente faticosa e la mancanza di ossigeno ci costringe a frequenti soste. Dopo circa un?ora riusciamo a superare la prima parete. Poco pi? di 100 mt ci separano dalla vetta. Percorriamo il breve tratto di neve che ci collega alla base della seconda parete ma ci accorgiamo che per raggiungere l?attacco ? necessario superare un impressionante crepaccio largo circa un metro e mezzo. E come se non bastasse l?attacco della parete ? formato da ghiaccio vivo, quindi meno resistente. Sarebbe difficile negare di provare, in momenti del genere, brividi glaciali lungo la schiena. Ma quando non si hanno alternative non si pu? che andare avanti. Con una discreta dose di apprensione, facendoci sicurezza e coraggio a vicenda, saltiamo il crepaccio piantando la piccozza nel ghiaccio con tutta la forza possibile e proseguiamo nella ascesa. Superata la seconda parete, con passo lento ma deciso ci avviciniamo alla vetta, che finalmente raggiungiamo alle 10.30, dopo 6,5 ore di marcia e scalata quasi senza sosta! La soddisfazione e la gioia di raggiungere una cima dopo tanti giorni di fatica sono difficilmente descrivibili. Gli abbracci e i complimenti si sprecano. La cima del Diablo Mudo ? conquistata! Ma siamo ben consapevoli che una montagna si conquista veramente solo quando si termina la discesa. Quindi,dopo aver consumato il nostro frugale pasto ed esserci riempiti gli occhi del meraviglioso panorama delle vette della catena Huayhuash cominciamo a scendere,disimpegnando per il versante est,dove il ghiaccio lascia il posto ad uno scivoloso terreno morenico. Ma ? proprio vero che le sorprese in montagna non finiscono mai. Il terreno, infatti, risulta essere molto pi? ripido e scivoloso del previsto, costringendoci ad una lenta discesa con l?uso della corda. Le operazioni sono rese decisamente complicate da un brusco ed inatteso cambiamento del tempo: una improvvisa e fittissima nevicata mista a grandine ci investe rendendo difficili le manovre, tanto che a due ore dall?inizio della discesa siamo ad appena 200 mt dalla cima! Ancora una volta, con sangue freddo e attenzione effettuiamo le manovre fino ad arrivare ad un altopiano a quota 4.900. Da qui il campo dista circa 15 km di sentiero e 900 mt di dislivello, ma ormai ? fatta. Tutti i pericoli e le difficolt? sono superate e neanche il mal tempo pu? pi? impensierirci. Sfiancati percorriamo l?interminabile sentiero che ci porta al campo piazzato sulle rive della spettacolare Laguna Jahuacocha (mt 4.000),dove arriviamo alle 16.00,dopo 12 ore di fatiche quasi senza sosta. La festa pu? davvero cominciare: il Diablo Mudo ? in tasca!

by Pierfrancesco Barba il martedì 19 febbraio 2008 alle 00:00



  

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