Fiorellino bianco (il suo blog è http://lamiaafrica.splinder.com) ha postato questa bella riflessione. Nello spirito la condivido pienamente anche se non mi domando se gli altri conoscono la verità della mia identità. Leggere le parole di una poetessa e di una principessa non è mai inutile. Sempre piacevole. le cedo tutto lo spazio che posso.
La vocazione dell’anima ed altri doni..
Immaginavo questa mattina,mentre ero in macchina per andare
in ufficio:e se avessi fatto altro nella vita, sarei stata la stessa
donna che credo di essere?
Voglio dire..scegliamo un lavoro per campare ma il più delle
volte siamo altro o magari nel nostro “sporco” lavoro che ci
remunera mettiamo del nostro,quel che in apparenza non ha
nulla a che vedere con il soldo.
Ho immaginato me stessa in camice.Un medico.
Un sogno davvero intimo. Sono troppo sensibile alla vista del
sangue,troppo sensibile al dolore altrui per superare prove che
la professione medica comporta.E mi sono chiesta,quanti di
loro siano tali per vocazione..
E se avessi fatto l’insegnante? Di quante gioie avrei goduto
relazionandomi con i bambini,con le loro fragilità,difficoltà,
con i loro entusiasmi o sorrisi..
Anche l’insegnamento prevede un’attitudine particolare.
Non è importante la qualità delle nozioni conosciute per fare
di un uomo un bravo insegnante ma la modalità con la quale
si comunica la propria scienza,che è anche interesse, curiosità.
Non dimentico un paio di insegnanti nel mio excursus
scolastico,nati per fare gli “educatori”,sensibili e attenti al
singolo e non al risultato.
Tutte le bambine sognano di fare le ballerine, le maestre,
le casalinghe,le suore,le scrittrici.
Ed i bambini gli astronauti, i benzinai o i poliziotti.
Cosa c’è dentro un sogno,un’idea quale può essere il concetto
di lavoro nell’elaborazione mentale di un bambino che sarà
adulto,in virtù del proprio futuro?Quali responsabilità?
Ne ero assolutamente convinta.
Avrei fatto la scrittrice e sarei diventata famosa.
Poi un pallino..la gelataia in una spiaggia caraibica.
Lungamente ho pensato di partire come missionaria,abbandonare
questo mondo “civilizzato” ed essere una carezza per coloro
meno fortunati di me..
Ora di cosa mi occupo? Ma sostanzialmente chi sono?
La professione, il mestiere,il lavoro,l’occupazione che ci consente
di mangiare e’forse indicativa al cospetto della sostanza che
ci rappresenta?Retorica..
Ma la frustrazione di dover spiegare,a chi ti chiede cosa fai e
ti identifica con un lavoro,che tu sei altro dalle chiacchiere che
usi in virtu’del pane che mangi e che sei altrove quando sei in
ufficio o per strada o da un cliente e che in fondo,non ti interessa
se l’armadio che hai venduto è in tek o in massello e che l’arte del
campare nulla ha a che vedere con l’esistenza tua, fatta di sogni,
di costruzione,di viaggi,di poesia e che non sei un’agente di
commercio ma una donna che ama scrivere e poetare e che
sebbene sia stimata nel lavoro ciò che arriva maggiormente ai miei
clienti è il mio sorriso,la chiamata di saluto,un pensiero ai figli
e tanto altro.
Quanti di noi rinunciano al sogno e si gettano sprezzanti dell’anima
propria nell’abisso incontenibile dell’infelicità lavorativa,diventando
creature frustrate,corrotte dal dio denaro,omologate alle richieste
e all’etichette?
La vocazione è la risposta.E se faccio la cameriera,servendo clienti
ignoranti senza gentilezza,non devo e non posso dimenticare che la
persona che sono non è il lavoro che faccio e che piuttosto che arrivare
alla fine dei miei giorni pensando di comprarmi una casa o risparmiare
per lasciare tutto ai figli è necessario che mi educhi alla felicità del mio
quotidiano,elargendo al prossimo quel che ho, anche quel poco,
comunicando loro che nulla mi appartiene se non quel che sono e che
non ho nulla che non possa condividere col prossimo se non la mia
essenza.Di poetessa che vende mobili per la casa e viaggia quando
possibile e si sazia del dono supremo della vita,col sogno di una
gelateria sulla spiaggia bianca,vivendo in una comunità povera
e scrivendo versi di poesia da leggere alle stelle.
E se avessi fatto l’agricoltrice?
E se fossi diventata principessa?
Quante parole per dire che si nasce con una vocazione che nulla
e nessuno potrà sottrarci.E che fare l’avvocato perché fa fico non fa
di te un uomo migliore.E che se ti piace giocare d’azzardo non devi
farlo mai con i tuoi sogni.E che nessuno lascia mance per un titolo,
una laurea, per l’apparenza.E che l’ignoranza peggiore è credere
di poter diventare qualcosa dimenticandod’essere qualcuno.
E nulla ti arricchisce più di un fiore che sboccia.
Ho detto tante banalità, mi spiace...
Chi di noi non ha mai pensato di poter dimostrare le proprie verità?
A volte non mi sopporto proprio.
Ma anche questo è un dono..che posso farci?
Non rinunciamo a bere il nettare odoroso che solletica l’olfatto.
Non avviliamoci camminando nel labirinto dei nostri sogni.
Non diventiamo anosmici dinanzi alla vita.
Fiorellino bianco
