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mercoledì 8 giugno 2005 alle 00:00

Un post dal blog di Fiorellino

Fiorellino bianco (il suo blog è http://lamiaafrica.splinder.com) ha postato questa bella riflessione. Nello spirito la condivido pienamente anche se non mi domando se gli altri conoscono la verità della mia identità. Leggere le parole di una poetessa e di una principessa non è mai inutile. Sempre piacevole.  le cedo tutto lo spazio che posso.

 

La vocazione dell’anima ed altri doni..

Immaginavo questa mattina,mentre ero in macchina per andare

in ufficio:e se avessi fatto altro nella vita, sarei stata la stessa

donna che credo di essere?

Voglio dire..scegliamo un lavoro per campare ma il più delle

volte siamo altro o magari nel nostro “sporco” lavoro che ci

remunera mettiamo del nostro,quel che in apparenza non ha

nulla a che vedere con il soldo.

 

Ho immaginato me stessa in camice.Un medico.

Un sogno davvero intimo. Sono troppo sensibile alla vista del

sangue,troppo sensibile al dolore altrui per superare prove che

la professione medica comporta.E mi sono chiesta,quanti di

loro siano tali per vocazione..

 

E se avessi fatto l’insegnante? Di quante gioie avrei goduto

relazionandomi con i bambini,con le loro fragilità,difficoltà,

con i loro entusiasmi o sorrisi..

Anche l’insegnamento prevede un’attitudine particolare.

Non è importante la qualità delle nozioni conosciute per fare

di un uomo un bravo insegnante ma la modalità con la quale

si comunica la propria scienza,che è anche interesse, curiosità.

Non dimentico un paio di insegnanti nel mio excursus

scolastico,nati per fare gli “educatori”,sensibili e attenti al

singolo e non al risultato.

Tutte le bambine sognano di fare le ballerine, le maestre,

le casalinghe,le suore,le scrittrici.

Ed i bambini gli astronauti, i benzinai o i poliziotti.

Cosa c’è dentro un sogno,un’idea quale può essere il concetto

di lavoro nell’elaborazione mentale di un bambino che sarà

adulto,in virtù del proprio futuro?Quali responsabilità?

 

Ne ero assolutamente convinta.
Avrei fatto la scrittrice e sarei diventata famosa.

 

Poi un pallino..la gelataia in una spiaggia caraibica.

 

Lungamente ho pensato di partire come missionaria,abbandonare

questo mondo “civilizzato” ed essere una carezza per coloro

meno fortunati di me..

 

Ora di cosa mi occupo? Ma sostanzialmente chi sono?

 

La professione, il mestiere,il lavoro,l’occupazione che ci consente

di mangiare e’forse indicativa al cospetto della sostanza che

ci rappresenta?Retorica..

Ma la frustrazione di dover spiegare,a chi ti chiede cosa fai e

ti identifica con un lavoro,che tu sei altro dalle chiacchiere che

usi in virtu’del pane che mangi e che sei altrove quando sei in

ufficio o per strada o da un cliente e che in fondo,non ti interessa

se l’armadio che hai venduto è in tek o in massello e che l’arte del

campare nulla ha a che vedere con l’esistenza tua, fatta di sogni,

di costruzione,di viaggi,di poesia e che non sei un’agente di

commercio ma una donna che ama scrivere e poetare e che

sebbene sia stimata nel lavoro ciò che arriva maggiormente ai miei

clienti è il mio sorriso,la chiamata di saluto,un pensiero ai figli

e tanto altro.

 

Quanti di noi rinunciano al sogno e si gettano sprezzanti dell’anima

propria nell’abisso incontenibile dell’infelicità lavorativa,diventando

creature frustrate,corrotte dal dio denaro,omologate alle richieste

e all’etichette?

 

La vocazione è la risposta.E se faccio la cameriera,servendo clienti

ignoranti senza gentilezza,non devo e non posso dimenticare che la

persona che sono non è il lavoro che faccio e che piuttosto che arrivare

alla fine dei miei giorni pensando di comprarmi una casa o risparmiare

per lasciare tutto ai figli è necessario che mi educhi alla felicità del mio

quotidiano,elargendo al prossimo quel che ho, anche quel poco,

comunicando loro che nulla mi appartiene se non quel che sono e che

non ho nulla che non possa condividere col prossimo se non la mia

essenza.Di poetessa che vende mobili per la casa e viaggia quando

possibile e si sazia del dono supremo della vita,col sogno di una
gelateria
sulla spiaggia bianca,vivendo in una comunità povera
e scrivendo versi di poesia da leggere alle stelle.

 

E se avessi fatto l’agricoltrice?

E se fossi diventata principessa?

 

Quante parole per dire che si nasce con una vocazione che nulla
e nessuno
potrà sottrarci.E che fare l’avvocato perché fa fico non fa
di te un uomo
migliore.E che se ti piace giocare d’azzardo non devi
farlo mai con i tuoi
sogni.E che nessuno lascia mance per un titolo,
una laurea, per l’apparenza.
E che l’ignoranza peggiore è credere
di poter diventare qualcosa dimenticandod’essere qualcuno.

E nulla ti arricchisce più di un fiore che sboccia.

 

Ho detto tante banalità, mi spiace...

Chi di noi non ha mai pensato di poter dimostrare le proprie verità?

A volte non mi sopporto proprio.

Ma anche questo è un dono..che posso farci?

 

Non rinunciamo a bere il nettare odoroso che solletica l’olfatto.

Non avviliamoci camminando nel labirinto dei nostri sogni.

Non diventiamo anosmici dinanzi alla vita.

 Fiorellino bianco

by Linus il mercoledì 8 giugno 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )


mercoledì 8 giugno 2005 alle 00:00

Montemario al tramonto e silenzio

Stasera Montemario al tramonto era bella, bella la silenziosa compagnia, bello il cielo che scuriva e le luci della città che prendevano il posto delle forme dei palazzi, bella la distesa d'erba sotto gli alberi dove centinaia di lucciole vagavano costellando il buio di piccole luci gialle, come uno scintillio magico nel bosco. Anche il cane da guerra che è in me si è per un attimo addolcito. Ed ho preferito tenere le mani in tasca, parlottare di vaghe sciocchezze. Non provare neppure a cogliere l'attimo. Mi sono concesso di titubare come Arjuna prima della battaglia.

Tutte quelle lucciole erano davvero l'incarnazione delle stelle. Molto tempo che non stavo così sereno, senza pensieri. Con le armi riposte.

 

Non ci mancava nulla, o forse sì, ma ogni cosa ha o non ha i suoi tempi.

... :-) ...

by Linus il mercoledì 8 giugno 2005 alle 00:00 Commenti ( 2 )


sabato 4 giugno 2005 alle 00:00

Sintesi della vita

 

 

Immagine presa da http://www.donnabavosa.com - TUONO PETTINATO'S COMICS

by Linus il sabato 4 giugno 2005 alle 00:00 Commenti ( 1 )


martedì 31 maggio 2005 alle 00:00

Che cos'? l'amore?

Ecco una domandina davvero comune. Per molti importante. Stasera ero a casa con le mie sorelle, e quella più grande, la seduttrice innamorata, alle prese con le sua turbolenta vita affettiva, mi domanda - a me! - che cos'è l'amore, come si fa a riconoscerlo, se è quando ti batte il cuore, o quando pensi sempre ad una persona... Ovviamente non solo non so la risposta, ma per una volta ho anche detto chiaro e tondo che è una domanda inutile perchè senza risposta. Noi cerchiamo cerchiamo, ma alla fine non ci capiamo nulla di questo argomentino perchè, fondamentalmente, non ci sono risposte. Se fossi più crudele direi che non esiste l'amore così come ce lo dipingono poeti, pittori e spacciatori di stereotipi. Esistono forse tanti tipi di amore. Oppure, davvero, non sappiamo proprio cos'è l'amore. Lacan diceva che amare è dare qualcosa che non si ha a qualcuno che non lo vuole. Ci sono stati mesi e mesi in cui mi ripetevo questa frase come un mantra. E la ripetizione mi ha portato un tocco di autenticità. Non solo non c'è la risposta, ma non si pone neppure la domanda. Ma questo non significa che noi non sappiamo amare. Ed infatti amore è un sostantivo, amare un verbo. Pare una cazzata, eppure pensare alla nostra vita relazionale nei termini della grammatica non è così strano come sembra. Io posso amare, ed ovviamente amare acquista significato in base al contesto: amare mio figlio, amare la compagnia degli amici, amare la parmigiana, amare una persona (ed anche qui: farci l'amore, desiderarla, etc...). Ma se dico amore, allora ecco che non so più che cosa sto dicendo. Com'è fatto l'amore? Ha una forma, delle caratteristiche distintive? Bho?! Insomma, ho lasciato a bocca asciutta la curiosità di mia sorella. Di là dal cinismo in cui si rifugia il dolore, la solitudine e la rabbia, l'astio, sento di aver detto quello che ho sempre sperato di riuscire a sentire, e cioè che in sostanza noi possiamo vivere anche senza amare, senza sentirci amati e senza la speranza (el corazon que no espera...) di amare. Questo non significa che la vita che viviamo sia triste. Non possiamo accampare verso gli altri questo tipo di aspettative. Heidegger diceva che noi non siamo più in grado neppure di domandarci cos'è che una cosa è. Ma aveva ragione, certo! L'amore, difatti, messo così, non è neppure una cosa. Se dico cos'è un tavolo, va bene, cos'è un martello, va bene. Ma se già dico cos'è l'amicizia? Queste sono domande inutili, superflue, fatte apposta per far proliferare atteggiamenti mentali improntati al più becero psicologismo.

E poi ecco, guardo il telefono e trovo il numero di Manu. Non posso dire di amare questa persona, sarebbe del tutto fuori luogo e non corrisponde alla verità, per quanto ancora troppo nascosta, del mio cuore. Però sono felice quando ci parlo, mi piace come pensa, condivido molte sue idee, e vedo che è una donna ricca di doti, forte, sensibile ma allo stesso tempo capace di farsi gli affari suoi, anche con un pizzico di menefreghismo. Quando ci sto insieme sto bene, non mi sento giudicato a dispetto delle battutacce che fa su di me (attraverso cui contrabbanda anche la sua stima, non sono così scemo), ma soprattutto comunico in maniera coerente, corretta. Non sento che lei od io stiamo facendo monologhi come accade con molte altre persone, quando ho costantemente la sensazione di stare parlando da solo. Ecco, cos'è l'amore? Domanda inutile. Noi abbiamo solo una risposta a questa pletora di domanda che ci molestano come piccoli insetti: vivere. Alzarci, mangiare, bere, dormire, lavorare, camminare. Ed ogni volta fare ciò che stiamo facendo, senza stare altrove. Forse davvero la felicità sta in un uovo ben cotto.

by Linus il martedì 31 maggio 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )


martedì 31 maggio 2005 alle 00:00

Ma che vuoi da me?!

La domanda che costituisce il titolo di questo breve pezzo di blog è davvero cruda. Vengo adesso da una discussione dove l'ho fatta decine di volte questa domanda. Ed è un'altra domanda senza risposta. Non c'è risposta non perchè chi mi avrebbe dovuto rispondere (e chi se non la signora) non la sapesse ("sì ma io non ci sono" "sì ma io ti mancherei di rispetto"). No. Non c'è perchè è una domanda idiota. Che ne sanno gli altri? Sa lei cosa vuole e se sì, mi riguarda? No! E poi no e no e no e ancora no! Ed ho sbagliato a farla, anche se non è sbagliata la mia volontà di chiarire le cose, a qualunque costo.

Nessuno ci avrà capito niente di questo pezzo, ma non me ne frega granchè. Chi legge e capirà, capirà.

 

by Linus il martedì 31 maggio 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )




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