martedì 24 maggio 2005
alle 00:00
Che fare?
Eccomi ancora qui che scrivo dopo aver fatto tutto il mio solito lavoro. E la domanda che periodicamente mi si affaccia alla mente ed al cuore (diciamo così...)... «Che fare?». Magari fosse una domanda politica alla quale trovare risposte fuori di me, individuando nemici, amici, alleanze, strategie e valori per cui... e bla bla bla. Magari! Invece questa domanda è solo il carapace che nasconde, protegge ed imprigiona altro. Se apro la domanda, dentro ce ne trovo un'altra, a cui mi è molto difficile rispondere, a cui non so trovare un oggetto preciso - l'oscuro oggetto del desiderio - e che mi rende irrequieto, come i cavalli quando sentono avvicinarsi un pericolo e cominciano a sdirozzare ed a torcere il collo per togliersi il morso e le briglie. Questa domanda è: «Cosa voglio?». Per fare qualcosa, lo so fare, lo posso imparare, posso sopportare di farlo. Ma perché? Qual'è il senso del mio agire, cosa lo muove. Faccio questo lavoro, scrivo questo libro, telefono, mi muovo, chiamo... ma quali di tutte queste cose io desidero realmente fare? Non lo so. È una risposta scontata, a modo suo, ma forse è l'unica che più si avvicina a come mi sento se provo a descrivere la mia irrequietezza, il bisogno di andare, di partire, di vedere nuove persone, nuove cose, imparare, non impantanarmi in questa palude di lavoro che mi dà certamente di che vivere - poco però, davvero l'appena necessario a pagare quel che devo pagare - ma non mi offre neppure la possibilità di una soddisfazione. Dunque ecco che il "che fare?" diventa il "cosa voglio?", una domanda posta con l'infinito e con tutta l'indeterminatezza poetica e seducente delle domande di ampio respiro (quelle che fanno finta che non siamo quel che siamo), si trasforma necessariamente e vitalmente in una domanda in prima persona. E nell'gioco dell'oca delle recite sociali, ecco che di nuovo sono alla casella di partenza: io. Cos'è che appartiene al mio desiderio, in maniera autentica, senza chiacchiere, fronzoli o vanitoserie, senza prese per il culo, senza ipocrisie, inganni, rimozioni? È una domanda da perderci il sonno, ed infatti io lavoro la notte!
Calata nelle situazioni di tutti i giorni questa domanda sul che cosa voglio diventa davvero uno strumento per porsi altre domande. Stamattina mio figlio è partito per una settimana, con la scuola, per il suo primo campo-scuola. C'erano i suoi compagni di classe, i loro genitori, la maestra. Sono arrivato prestissimo, direttamente dal lavoro, e mi sono goduto lo spettacolo di questi ragazzini che alla spicciolata arrivavano con padri e madri, con i segni evidenti di una notte di attesa ed un risveglio agitato per l'emozione, coi loro zainetti, trolley. E tutti che facevano più o meno delle smorfie per il ribollire delle sensazioni. Mi pare di ricordarmi ancora del mio primo campo-scuola. E sui loro volti vedevo la loro emozione. Così simile a quella che provai io. Ad un certo punto è arrivato anche Aureliano, mio figlio, assieme a Nora, sua madre, mia ex-moglie. E per tutto il tempo mi sono sentito come una lettera che non entrava in nessuna parola che non fosse mio figlio ed il nostro rapporto, fra lui ed io. Rispetto agli altri genitori chi ero? Alcuni li conosco, altri no. E Nora? Abbiamo chiacchierato del più e del meno, della sua carriera (molto, molto migliore della mia) delle opportunità che le vengono offerte. Ci siamo raccontati quando anche noi siamo partiti per la prima volta con la scuola. Ma in tutta quella situazione, a parte la mia gioia di esserci mentre Aureliano partiva, cosa volevo io? A me interessava solo vedere mio figlio che partiva e condividere con lui quel momento. Fine. Ho preso un caffè con Nora, ci siamo salutati, e sulla piazza difronte la stazione siamo andati una in una direzione e l'altro in un'altra direzione. Mentre aspettavamo che il terno di Aureliano partisse mi ha raccontato di una novella breve ungherese su due fidanzati innamorati che alla stazione si salutano si baciano, e il treno non parte. Continuano a salutarsi ad abbracciarsi, ed il treno non parte. Alla fne insomma il treno non parte più, lei scende, e loro poi si lasciano. Non ci sono vie di mezzo, ha detto. Già, il classico modo di pensare ungherese, dove il finale, appunto, è la fine, e non ha niente a che vedere coi nostri finali conciliatori. E lei, cosa voleva? Era una provocazione? È in grado di fare questo tipo di provocazioni la signora Palmai... Era un modo gentile di dirmi che non c'è proprio più niente fra di noi? O che ha un altro? Ma soprattutto, io cosa voglio in questa situazione? Ecco, se mi pongo questa domanda non deraglio, non sclero. Non so darmi una risposta, è vero, ma per lo meno in questo modo riconosco di avere la facoltà di starci o meno, di volere o meno, e quindi non mi incazzo se non capisco, o non agisco in modo da ignorare gli altri, da non vederli.
Stasera mi piacerebbe ascoltare una voce femminile che mi legge delle poesie, od un poema. O semplicemente che canta spensierata mentre fa le sue cose. Anche se sul mio collare ci sono comunque spunzoni.
by Linus il martedì 24 maggio 2005
alle 00:00
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martedì 17 maggio 2005
alle 00:00
Ho smarrito il cellulare - Gigi l'Oloturia
Qualche giorno fa ho smarrito il cellulare ed il patrimonio di numeri, indirizzi, email e dati che avevo, s'è perso. Sono tornato per 48 ore a quando non esistevano i cellulari. Prima l'ansia, poi una piacevole distensione: potevo selezionare chi mi cercava da chi no. Ho ripreso un cellulare, ho ricominciato a ricostruire l'agenda pezzo a pezzo, recuperando da amici, conoscenti, appunti e foglietti sparsi, email di ritorno al mio appello. Ma non ho chiamato quasi nessuno a parte Giovanna la pazza, un mio amico musicista (Sergio) e poco altro. E che bello! Ricevo solo chiamate, poche, da chi vuole chiamarmi. Molto bello. Mi viene quasi quasi da non usare più il cellulare. Ma a voi cosa può importare di ciò? Niente, è ovvio. Eppure un briciolo di cose da capire c'è. Viviamo in una ragnatela (la famosa rete, che mette pure in comunicazione, ma allo stesso tempo cattura ed impiglia) che ci da l'opportunità/obbligo di essere in contatto, on-line, raggiungibile, disponibile, pronto. MNa noi scegliamo mai cosa fare e come allestire la nostra disponibilità al contatto? In genere ci ritroviamo come pesci nella rete, impigliati in una disponibilità che spesso non scegliamo. Invece adesso no. Ho la finestrella aperta, chi vuole può chiamarmi. E se mi va rispondo. Snob? E sia! Secondo me così faccio come i cercatori d'oro: sabbia ed acqua via dal filtro del retino, quelle piccole paglizze d'oro invece rimangono.
I racconti di cui parlavo e che sto scrivendo vanno avanti e ve ne metterò qualche stralcio a breve. Oggi eleggo il miglior blog della settimana passata, con vignette e strip demenziali, avventure di Gigi l'oloturia (purtroppo terminate, ci sono ora nuovio personaggi, altrettanto demenziali) e di drogatino e pediatra.
Vi inserisco due esempi delle loro strip:

E qui Drogatino e Pediatra:

E questo è niente!....
Eccovi la url: http://strips.splinder.com
Ciao
by Linus il martedì 17 maggio 2005
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martedì 17 maggio 2005
alle 00:00
La mia faccia
Lo so che pecco di vanità a postare due volte in pochi minuti.
Ma eccovi la mia faccia: potete farci quel che volete, tanto... è solo un'immagine.
Ero nel deserto tunisino, la foto mi è stata fatta da un turista giapponese con la mia reflex giapponese, e faceva caldo, ma caldo, ma davvero molto molto caldo.
Lo so lo so cosa pensate... e sinceramente... ;-)))))
ariciao - el
by Linus il martedì 17 maggio 2005
alle 00:00
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martedì 17 maggio 2005
alle 00:00
Rapporti sessuali perfetti!!!
Stasera proprio non riesco a non scrivere. Vi copio un post che ho trovato su un forum di un sito punk che mi fa ammazzare dalle risate. Ve lo copio e vi indico dove potete leggerlo: http://www.punkadeka.it/modules.php?name=Splatt_Forums&file=viewtopic&topic=4532&forum=10
Ed ecco il testo:
IL PERFETTO RAPPORTO SESSUALE SECONDO LA DONNA:
Lei arriva a casa di lui con 45 minuti di ritardo, ampiamente giustificato dalla scelta del vestito.
Lui la riceve in smoking, musica soft, luce soffusa che viene da candele profumate, un enorme mazzo di rose rosse offertole in ginocchio. Lei sorride soddisfatta e accetta l'omaggio floreale.
A tavola, cena preparata da lui: carpaccio di pesce spada, tagliolini al tartufo bianco, aragosta alla griglia e champagne. Il tutto in porzioni calibrate alla perfezione per la dieta di lei.
Finita la cena, regalino: anello di brillanti dentro la coppa di champagne che le offre mentre l'accompagna in salotto vicino al caminetto. Accetta con un sorriso.
Accende l'impianto, diffondendo per la casa la sua canzone preferita. Ballo lento stretta al suo petto ampio e caldo.
Poesia d'amore scritta appositamente per l'occasione, sussurrata all'orecchio. Labbra che si sfiorano e poi finalmente si incontrano in una passione senza fine. Le mani di lui, mantenute perfettamente da una sessione di manicure, che scorrono gentili sul corpo di lei.
Abbandono tra le sue forti braccia. Lui che la solleva e la porta, sempre guardandola negli occhi, in camera, dove li aspetta un enorme letto a baldacchino bianco con cuscini dappertutto. La spoglia lentamente con baci leggeri su tutto il corpo e l'adagia dolcemente sui cuscini.
Lui si spoglia lentamente come uno spogliarellista professionista, il corpo statuario di lui che scivola sul corpo di lei e si sofferma con la bocca nella sua intimità.
Lei raggiunge l'apice del piacere almeno un paio di volte, cercando di trattenere le sue sedate voglie.
Piatto forte: la sua perfetta virilità la riempie; lei rilassata, lui fa tutto il lavoro, con dolcezza e abilità. Lei raggiunge parecchi orgasmi, in attesa di quello del suo uomo.
Lui la riempie di complimenti, lei si sente bella come un angelo e focosa come un diavolo. Si appaga quando vede che con le sue grazie riesce a far raggiungere l'orgasmo anche a lui.
Lui che si sdraia nel letto al suo fianco ed inizia una pratica di coccole, grattini e bacini che continuano anche durante il sonno di lei.
Sonno profondo da bambina, la mattina dopo colazione a letto
IL PERFETTO RAPPORTO SESSUALE SECONDO L'UOMO:
Arrivo a casa di lei, gli apre la porta vestita di pizzo nero, reggiseno a balconcino (quarta abbondante), giarrettiere senza mutande.
Si mette a quattro zampe e lo accompagna direttamente in camera da letto.
Dopo aver miagolato si lecca le labbra e apre la bocca invitante.
Lo sventrapapere esce dalla tana fiero e scattante. Spontaneo "oooh" di ammirazione di lei che dice: "Oddio che bestia!. Mi ci starà dentro?"
Aperitivo alla bolognese (fellatio) di 10 minuti, senza orgasmo, con lei che mugola e gli prende le mani e se le mette sulla testa chiedendo di essere usata; primo orgasmo di lei, senza alcun contatto fisico.
Schiocco delle dita di lui e lei si alza in piedi. Altro schiocco: i (pochi) indumenti di lei cadono a terra.
Prima penetrazione: lui sta in piedi e se la carica addosso. Lei spalanca gli occhi incredula di tanta virilità. Lui la regge per un quarto con le braccia e per tre quarti con il pene. Durata 18 minuti, durante i quali lui la porta in giro per la casa e guarda quà e là, tanto per ambientarsi.
Cambio posizione: alla pecorina, 25 minuti, con lei con i gomiti appoggiati al tavolo. Piatti e bicchieri che cadono a terra. Lei ha un orgasmo ogni 30-40 secondi, con ululati che confermano a tutto il condominio la possenza virile del vero maschio latino.
Cambio posizione: a terra, stile missionario e variante acrobatiche, totale 23 minuti. Lei si frattura un'ulna contro un mobile ma gode talmente tanto che non se ne accorge.
Altro cambio: smorzacandela, 36 minuti. Lei urla, si sente posseduta come non mai e implora di continuare.
Al quarantesimo orgasmo avviene il miracolo dell'eiaculazione femminile gridando di vedere la Madonna.
Va in cucina e si beve un paio di zabaioni e prende alcune fialette di carboidrati a rilascio immediato, per recuperare le forze.
E' passata più di un'ora di rapporto continuato e, nonostante la pausa, lei si scusa che "le brucia un po'". Gli strizza l'occhiolino facendo intendere che ci sono anche altre strade disponibili.
Sodomia, 43 minuti: lei viene venti volte e lo implora di sculacciarla perchè è una cattiva bambina. Le sculacciate vengono elargite mentre in Tv la sua squadra del cuore vince il derby 5-0.
Gran finale: pompino "stile gola profonda" sotto la doccia.
Fuochi di artificio e applausi fragorosi di tutti gli abitanti del quartiere.
Riposo del guerriero: birra doppio malto gelata mentre guarda i goal, lei in ginocchio e febbricitante di piacere gli sussurra che si è sentita scopata davvero per la prima volta in vita sua. Lui di tutta risposta emette un rutto fragoroso che le spettina i capelli, lei si eccita e implora di poter eseguire una nuova fellatio, che le viene concessa con magnanimità.
Dormita epocale con russata e scoreggie tonanti..
LA REALTA' DEI FATTI
Si conoscono in discoteca dove praticano il Merengue di giovedì sera. Escono e adesso sono sulla FIAT Punto di lui ed iniziano a pomiciare.
Fiato di lui: 2 margarita e 2 tequila sunrise. Fiato di lei: 12 sigarette.
Praticamente una distilleria clandestina che lecca un portacenere.
Lui le mette le mani addosso, saltando accuratamente il collo per afferrarle con forza il seno; a lei non dà propriamente fastidio, e ricambia vagamente con delle strofinate sulla coscia di lui.
Lui la crede eccitata, sbottona i pantaloni, le mette una mano dietro la nuca e cerca di spingerle la testa verso il basso. Il collo di lei diventa marmoreo, quanto quello di Mike Tyson mentre riceve un diretto.
Lui insiste poco, poi i crampi al bicipite gli fanno intuire che sia il caso di smettere e decide di pomiciare ancora un po'.
Illuminazione di lui: "Se gliela lecco io, lei non potrà rifiutarsi di ricambiare".
Lui scavalca i sedili, mette in folle col ginocchio ed è costretto a tirare il freno a mano di fretta per non finire in fondo al parcheggio.
Con il culo sposta lo specchietto retrovisore e col piede alza il volume dell'autoradio al massimo spostando automaticamente la frequenza su Radio Maria. Si becca quindi un rosarione a squadre con la stessa rumorosità di un jet in decollo.
Si fionda tra le gambe di lei e le alza la gonna. Cerca di infilarle la lingua da qualche parte, ma complice la cellulite a materasso e il tanfo di gnu in putrefazione il compito è arduo. Alla fine riesce a trovare qualcosa che a naso assomiglia a una vagina, ma la barba incolta nonchè la palese inettitudine rendono l'esperienza scarsa.
Lei reagisce freddina, lui capisce che il pompino è ormai un miraggio.
Nuovo piano. Lui si alza con sguardo da mandrillo e estrae il portafoglio e cerca di tirar fuori un preservativo che non vede la luce del sole da anni.
Fallisce il primo tentativo di apertura del preservativo perchè gli scivola sotto il sedile. Fallisce il secondo perchè lui si mangia le unghie e non riesce ad aprire la bustina.
Lei in un momento di compassione gli apre il preservativo. Lui estrae fiero il suo membro. Lei lo guarda e gli passa il preservativo annunciando che non ha una manualità sufficiente per metterglielo. Dopo tre tentativi lui riesce a infilarsi il preservativo. Osserva fiero che gli arriva a metà senza capire che l'ha solo messo al contrario.
Lui si mette in qualche modo sopra di lei e inizia a pompare come un forsennato.
Lei lo lascia fare per una decina di secondi, poi gli fa notare che in realtà non l'ha ancora penetrata. Inizia la penetrazione. Venti secondi intensissimi. Orgasmo di lui. Riposo del guerriero: lui ansima sudato sopra di lei. Lei infastidita cerca la manovella del finestrino per liberarsi dell'odore acre delle ascelle di lui.
Lui si rimette a posto, si controlla i capelli al finestrino, la guarda ed ha le palle di chiederle: "ti è piaciuto?".
Romanticismo bruscamente interrotto dalla testa del guardiano notturno che spunta dal finestrino. Accensione del motore e sgommata veloce.
Gran finale: Lui si vanta con gli amici di aver rimorchiato una strafica e di essersela trombata per bene, Lei confessa all'amica del cuore di aver conosciuto un ragazzo carino ma non c'ha fatto niente perché non se la sentiva.
Come dire? Chi non c'era alzi la mano... Anche se non è sempre così, è vero. però che sarcasmo eh... Mo' basta che stasera sto esagerando. C'è un lavoro da fare che mi aspetta, dopotutto....
by Linus il martedì 17 maggio 2005
alle 00:00
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lunedì 16 maggio 2005
alle 00:00
Problemi degli altri
Una volta ero un bravo guaglione che si cippava silenzioso e comprensivo le inenarrabili menate di chi stava male, di chi s'era lasciato, di chi litigava. Insomma, un perfetto secchio dell'immondizia. Mi sono cominciato a rompere di questa funzione che io esercitavo con rispetto per l'altrui vita. Di conseguenza sempre più spesso scopro la mia testolina irrequieta che mentre vengo investito da problemi che non mi riguardano, si mette a pensare ad altro. E le mie gambe mi chiedono "perchè stiamo ferme? Ma soprattutto... perchè stiamo fermi qui e non ce ne andiamo!!?" E sempre più spesso lo faccio. Cafoneria? Sarà pure ma non ho più né la pazienza né la voglia di ascoltare sempre le stesse menate. Anche perchè le persone, se non stai attentissimo e non ti ricordi di tutti i nomi e le relazioni fra i personaggi dei loro racconti scazzati (genitori, ex, vicini e amici, parentame vario, istruttori, e tutta la paccottiglia umana che siamo), hai da vede come se li fanno girare. Se non hai le orecchie aperte e l'animo attento e disposto a ricevere come un secchione dell'immondizia spalancato, come si incazzano! Dico la verità, quando si incazzano, quasi quasi mi sento meglio... l'hanno capito che stavano a rompere i maroni con la loro (nostra) umanità pallosa e meschina...
Bhè, da oggi, altro tassello a togliere... s'incazzassero pure! Se non mi va di ascoltre o interrompo o me vado...
PS - Ho smarrito il mio inutile telefono cellulare, in cui però c'erano anche alcuni numeri utili e piacevoli. Manuuuuu!!!!
el
by Linus il lunedì 16 maggio 2005
alle 00:00
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