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luogo di transito d'incontro e partenza

mercoledì 4 maggio 2005 alle 00:00

Dire le cose

Oggi voglio dire un po' di cose. Saranno poco piacevoli per molte persone, ma sinceramente non lo sono neanche per me, e quindi preferisco dirle perchè non credo nelle virtù taumaturgiche dell'ulcera. E perchè penso che a lungo andare a forza di non dire quello che si sente e che preme, uno se lo dimentica e sta male senza manco sapere più perchè. Se poi le cose che urgono ed emergono non fanno piacere a tutti, bhé, pazienza. Dopotutto ci sono anche io. E non sono una pattumiera. Insomma. Oggi ho deciso che devo proprio dire quanto mi infastidisce e quanto mi stanca ed annoia - oltre a farmi anche un po' incazzare dopo un certo reiterarsi - il comportamento che alcune donne sentono di dover adottare. Quella seduzione spicciola, volgare, fatta solo per riaffermare un ruolo sentimentale becero e triviale. Quello per cui se un uomo ed una donna si frequentano, insomma, qualcosa deve scapparci. E se ci scappa sei un porco, e se non ci scappa sei uno fesso. O ancora peggio il voler incartare in un mucchio di parole gratuite e senza senso la semplice verità di un sì od un no, di un mi piaci o un non mi piaci. Quelle immonde arrampicate sugli specchi fatte di complimenti stiracchiati ed inautentici, di considerazioni fuori luogo sul momento di innamorarsi o meno, sull'ipocrisia della sorpresa del tipo "Ma da te non me lo aspettavo"! Eh già! Manco fossi l'eunuco dell'harem... Solo perchè non ho al posto dei lobi cerebrali due testicoli (che ho nel luogo appropriato). Insomma, in quei comportamenti che tendono a rinchiudermi in uno stereotipo. Quello della brava persona, simpatica, colta, educata, sensibile, meravigliosa, poetica, e giù tonnellate di cazzate. Il tutto per evitare di dire sì o no per quello che sono, cioè un sì ed un no. Tutto quell'ambaradam ipocrita che si monta sul fatto semplice - ma non banale - che due persone posso piacersi o meno, decidere di frequentarsi o meno, di fare l'amore o meno, di mangiarsi una pizza o meno, di baciarsi o meno. Le donne più deludenti in assoluto che ho incontrato sono proprio quelle che si comportano così, che devono rinchiudermi nello specchio in cui riflettono la loro insicurezza, la loro titubanza. E che mettono a normalissime indecisioni, paure o rifiuti i panni del mio carattere, del mio essere quel che sono, né più né meno. Questo no!

Perchè questo discorso? Perchè ho scelto oggi di tenere a giusta distanza le donne che si comportano così. Rispetto a questi giochini, sebbene non sia proprio felice di stare solo, preferisco la solitudine (che poi manco vivessi nel deserto...). Nella vita dobbiamo scegliere cosa desideriamo e cosa non desideriamo. Io desidero incontrare donne ed uomini che parlano parole autentiche. Sia pure un "non ci pensare proprio". Ma che siano contestuali, radicate, sincere come è sincero chi dice ciò che non si può nascondere. Non desidero e non voglio finire nei giochini altrui. Meno che meno in quelli che giocano con la vita dei sentimenti e del sesso. Vorrei dire di più, ma so dove finisce una considerazione aspra, ai limiti dello scazzo, e dove inizia l'offesa. Quindi mi fermo. In ogni caso io sorrido, canto, m'incazzo, gioisco, piango, dormo, mangio e bevo, scrivo e leggo. E non mi prendo per il culo. Qualche lingua maligna dirà che non faccio l'amore da troppo tempo. O non scopo, che è la variante di pronto consumo. Sarà anche vero, che male c'è a riconoscerlo? Ma non è una ragione sufficiente per fare quello che non mi va di fare. E poi le signore lo sanno meglio degli uomini: il primo organo sessuale è proprio il cervello. E se non mi si muove il cervello, non si muove altro. Con buona pace di complimenti in saldi e seduzione in offerta speciale.

by Linus il mercoledì 4 maggio 2005 alle 00:00 Commenti ( 2 )


martedì 26 aprile 2005 alle 00:00

Cose da fare

Quante cose da fare!!! Troppe, sempre, soprattutto perchè la maggior parte delle cosa da fare, a me, dico personalemtne a me, proprio non va di farle. Dico davvero, ma che palle! Troppe cose da fare. Bisognerebbe fare solo quello che ci piace e ci va... che botta d'infantilismo eh?! In ogni caso, dirci cosa vogliamo fare, più che cosa dobbiamo fare, è un esercizio semplice semplice, ma non sempre facile. Io che sono un genio nel complicarmi la vita, trovo che anche fare la lista della spesa diventa 'na faticaccia. Specialmente se si è di cattivo umore.

Questa sera ho scambiato due parole con la mia amica compagna di sbronze, la punkettina anconetana. È tornata da Barcellona. È la persona che ammiro di più in questo periodo. Forse inizio pure a volergli bene... Oddio... sarà pericoloso? Stasera al telefono m'è pure scappato di dirglielo, così, en passant... come quando ci casca una tegola in testa. In ogni caso... Fra tutte le persone che conosco è quella in cui riscontro, fra quel che dice e come vive, la minor differenza. Non è sempre un bene, ma quasi sempre sì. Vivere così non è superficialità, né menefreghismo. Anzi. Credo che per fare le cose che vogliamo, capire cosa vogliamo e vivere contraddicendoci il meno possibile, occorra passarne davvero tante, di cotte e di crude. Soprattutto imparare a non dipendere dagli altri, chiunque essi siano: genitori, amori, figli, amici, parentame. Tutti. Non per orgoglio o per disprezzo. No. Ma perchè solo noi possiamo sapere cosa vogliamo. E farlo. Solo così si impara a scegliere. Anche a chi volere bene, anche di chi prendersi cura. Lo so, è un discorso forse senza testa e senza coda, e non lo esprimo in maniera molto chiara. Eppure è così. Quando impariamo a capire cosa ci piace e cosa vogliamo, e quando soprattutto impariamo a farlo, tutto diventa più autentico. Noi prima di tutto. Post dedicato a Manu.

by Linus il martedì 26 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )


domenica 24 aprile 2005 alle 00:00

Cosa dire?

Alcune persone che hanno letto l'estratto del racconto mi hanno chiesto come mai mi esprimo così rudemente... E non hanno letto il resto del racconto!! Ma insomma, a volte ci sono cose che vanno espresse in un certo modo. Lo scrivere non può essere sempre e solo un fatto mentale. Ovviamente quando si scrive non si scrive coi piedi, c'entra sempre un pizzico d'elaborazione, ci mancherebbe. Però è anche vero che di alcuni argomenti si parla meglio se ci si lascia dire, non si incanala la narrazione che sgorga dal nostro vissuto in schemi troppo astratti. In ogni caso, benvengano tutte le considerazioni. E mi viene una domanda. Cosa dire di ciò che proviamo, di ciò che nasce dall'esperienza della nostra vita? A volte è preferibile tacere, trattenere emozioni, gioie e dolori in sè, ma altre volte forse occorre tirare fuori, buttare fuori, sublimare quel che sentiamo in altre forme, impedendoci di soffrire o di essere rancorosi in maniera fine a se stessa. Per me scrivere è un modo per dare una forma a quello che sento, dargli i limiti di certe parole, le dimensioni di certi testi, siano poesie che prose. Un'operazione spesso sterile, lo ammetto, ma spesso invece capace d'imbrigliare energie potenzialmente distruttive e di tramutarle in altro. Una specie di alchimia della psiche.

Ma ci sono situazioni più piacevoli, più gradevoli, quando uno si chiede "Che dire?", "Devo dire qualcosa?", "Devo stare zitto?", "E come devo parlare, se devo parlare? Con la bocca? Con le mani? Con l'insieme del mio comportamento?" Tutte domande spesso senza risposte, o con risposte che di volta in volta si presentano come quelle apparentemente giuste. Vabbè, suona molto come una ripassata del buon senso avanzato ieri... Arivabbè, per oggi questo passa il convento. Accontentatevi o protestate, fate voi...

Per concludere una bella citazione sul modo di vedere punk. La trovate a questo link: http://anarchic.ilcannocchiale.it/. Il post è quello intitolato Rob, Rob, Rob! del 22 aprile. Vi dico subito come la vedo io, però: al tizio che faceva domande fesse e che imitava il calcio all'immondizia, personalmente gli avrei dato un calcione alla prima domanda che fa!!

PS - Oggi il pastore tedesco si insedia sul soglio pontificio... >-(

by Linus il domenica 24 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )


domenica 24 aprile 2005 alle 00:00

Majakovskij

Solo un link per l'ammirazione verso uno dei poeti che amo di più:

http://www.violettanet.it/poesiealtro_autori/MAJAKOVSKIJ_1.htm

by Linus il domenica 24 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )


sabato 23 aprile 2005 alle 00:00

Un racconto breve

Sarò brevissimo. Da tanto tempo ho un certo, come dire, astio verso certe persone, certe situazioni, certe istituzioni. Invece di farmi rodere da questa rabbia, allora, mi sono deciso a metterla per iscritto. Così sta nascendo il primo raccontino "Un colpo per la vita". Voglio proprio vedere un po' di facce quando avrò finito la raccolta. Non più di sette, otto raccontini. Eh eh... 'stavolta non sarò per niente buono... E tantomeno conciliante! Ve ne metto un breve estratto a seguire:

«Una notte agitata, di quelle quando il materasso diventa una graticola, il cielo una pressa e dentro le mutande s’agita l’inquietudine. E si sa: nelle mutande di un uomo non ci sono solo i genitali, no. Ci sono un mucchio di altre cose. Pensieri, ricordi, frustrazioni, una cazzo d’agitazione senza nome. Il bisogno di fargliela vedere, a quelle stronze, ed a Loro sì, i mitici “Loro” che scassano le palle ad ogni piè sospinto. Quelli che ci fregano il posto, che arrivano prima, che sono raccomandati; quelli che c’hanno lo zio al ministero, il padrino nell’impresa, il parroco della diocesi iscritto all’Opus Dei e che alla sua età papino e mammina gli hanno regalato un appartamento in centro, quelli che conoscono 300 parole e girano col jeppone, quelli che cazzo quando li vedi ti si torce il fegato come uno straccio bagnato e gli apriresti la faccia spalancandogli la bocca… Insomma… quelli meglio di lui, Lorenzo, anni 33, precariamente occupato, laureato col massimo dei voti, dottore di ricerca (un modo elegante per dire un morto di fame istruito…), scaricato dalla sua donna, bagnato di sudore in questa notte d’agosto. Senza una lira, in bolletta. Uno sfigato. Polemico, bruttino, incapace di stare al mondo con gli attributi. Però uno con la pellaccia, di quelli che mangiano merda ma non affogano. Un eroe nostrano, insomma.»

by Linus il sabato 23 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 3 )




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