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luogo di transito d'incontro e partenza

mercoledì 20 aprile 2005 alle 00:00

Parole di carne

Quante volte proviamo a dire qualcosa, e diseducati al desiderio, finiamo per dire altro, per parlare d'altro, cercando di far dire alle parole quello che non riusciamo a dire altrimenti. Le parole più autentiche, quelle che ci vengono dallo stomaco, sono fatte di carne, della nostra carne. E sono sempre le parole che ci appartengono, in ogni caso. Si dovrebbe dimenticare quel che si sa, abbandonarlo, e dire quel che diciamo così come mangiamo quando abbiamo fame e beviamo quando abbiamo sete. Già! Eppure il gioco della differenza, della diffrazione e della distanza è quello che ci preserva dal dolore. Che fare? Eh..!? Bella domanda. Ognuno sa e non sa la sua risposta. E forse il modo migliore di rispondere è dimenticare la domanda e vivere la propria vita.

by Linus il mercoledì 20 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )


martedì 19 aprile 2005 alle 00:00

Tutti cercano altrove

Tutti cercano altrove. Cercano la pace, la serentità, l'amore. Molti pregano, invocano, rivolgono lo sguardo in alto. Cosa cercano? Ma soprattutto, dove? Come se di là da quel che siamo, di là dai nostri sguardi, dalle mani e dai corpi stanchi, felici, sudati, sporchi, pulti, come se di là da questo ci sia altro... Io non credo in nulla di trascendente, in nulla che non sia qui, ora. È tutto qui, nel battito del sole da un'alba al tramonto e da un tramonto all'alba, in un ciclo dove non c'è il senso di cui crediamo di aver bisogno. Deus sive natura, diceva Baruch Spinoza, per questo perseguitato dalle gerarchie religiose Cristiane ed Ebraiche. In noi è tutto quello che crediamo sia fuori. In noi c'è la ricchezza e la povertà, l'odio e l'amore, la disperazione ed il cristallo della speranza, c'è la rabbia e la serenità, il dolore e la felicità, la tenerezza e la lussuria. E per questo siamo incomparabilmente forti e deboli, consapevoli dello scorrere delle generazioni e della morte che ci attraversa dal primo vagito. Tempo fa ho letto un libro bellissimo, sofferente e magico, in cui ci ho trovato tutte le cose che mi appartengono, che sento come più autentiche. Si intitola Una solitudine troppo rumorosa ed è forse il libro migliore di Bohumil Hrabal, scrittore ceco di Praga. Forse è il libro che meglio di tanti altri esprime quello che vorrei dire, ovvero che la vita non è altrove. La vita è qui, sempre, da ogni momento in ogni momento. A seguire inserisco un mio commento a questo libro.

Una solitudine troppo rumorosa è un libro semplicemente meraviglioso, intessuto della carta con cui si affrescano le fantasie, i sogni e la pochezza umana di cui siamo impastati, come di birra e sputo. È fatto del lavorìo costante in noi, come il rosicchiare dei topi, della minaccia del sapere e dell'ignoranza assieme, dell'infelicità e dell'immanenza, di una tradizione che affoga in bicchieri di salutistico latte amerikano. È un libro che parla di libri e carne, pressati assieme, che parla del grottesco dei nostri sogni d'amore, della fisicità e dell'abbandono. Potrei scriverne per ore e non direi mai abbastanza. Le pagine dell'incontro con la zingara, della sua silenziosa presenza, dell'attesa dell'imprevisto e della conferma banale dei corpi, del fuoco nella stufa, del sesso. E le pagine della sua scomparsa mi hanno fatto piangere. Un libro che andrebbe letto come una rappresentazione di ciò che è, di ciò che è stato e di quello che ci accade. Tenero e spietato, sincero, senza pose, scritto in poesia a rimesso in prosa, riscritto tre volte, sofferto, sofferente e proprio per questo condivisibile. È tra i pochissimi libri che porterei con me sulla luna...

Il titolo è un ossimoro, e nel libro  (pag. 13) viene riportata un'altra frase con un significato letterale che pare anch'esso un ossimoro. È una frase del Talmud: «siamo come le olive, soltanto quando veniamo schiacciati esprimiamo il meglio di noi».

by Linus il martedì 19 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )


lunedì 18 aprile 2005 alle 00:00

Siti e blog amici

Ci sono diversi blog e siti che frequento abbastanza spesso. Ne indico di seguito alcuni.

www.lamiaafrica.splinder.com È il blog di una poetessa a me cara. È una persona totalmente diversa da me, che pensa, parla ed agisce quasi sempre al contrario di come farei io. Ma proprio per questo la ammiro, e senza tanti giri di parole posso dire che è una bella persona. Scrive cose molto tenere, visionarie, a volte scanzonate.

http://www.nefeli.ilcannocchiale.it Qui invece entrate nel regno cerebrale e solare di Nefeli, scrittrice, bambina cattiva (nel suo blog c'è un'esilarante sezione che si chiama "Manuale per bambine cattive"... agli ometti con la coda di paglia è sconsigliato avventurarcisi), persona sensibile e disincantata. Il suo blog ha il sapore aspro di chi detesta le melenserie, e per questo mi piace.

http://www.scrivi.com Poesie a go-go, molte belle, altrettante orribili, una pletora di cose simpatiche, insignificanti, memorabili e da dimenticare. Sfoghi, letteratura, apprezzamenti e scazzi. Insomma, il classico, banalissimo sito per imbrattatori di carta che secernono lettere. Però ci scrivo pure io, quindi...

http://www.autistici.org Un'informazione fuori dai canali istituzionalizzati ed al limite della disinformazione di regime. Notizie viste con altri occhi e notizie mai viste. Uno dei tanti siti d'informazione alterantiva. Che di questi tempi ce n'è tanto, ma tanto bisogno signora mia... :-P

http://www.indymedia.org Il più famoso portale d'informazione indipendente, per farsi un'idea senza rimasticare le opinioni dei soliti giornalisti. Scritto in più lingue, informato di eventi importanti ma che sulle nostre televisioni e sui nostri quotidiani sono assenti. Contestabile il modo che ha di porre le cose, ma personalmente lo apprezzo. E lo consiglio, a mo' di antidoto.

http://www.internazionale.it Rassegna stampa internazionale di tutti gli articoli che appaiono nel mondo, versione on-line del settimanale omonimo. Ha una sua impostazione politica, ma è aggiornatissimo, documentato, informato e soprattutto non rompe l'anima con pagine e pagine di gossip, pallone e politicaglia interna.

http://www.cyberzone.it Versione on-line di una rivista bellissima, schieratissima, colta e... lascio a loro le parole: «CyberZone non cerca un pubblico anonimo, piuttosto cerca visionari, inattuali, mistici, avidi di giustizia, intemporali, militanti disinvestiti di ruoli politici, ma investiti da passioni.» Insomma un vero trip per intellettuali passionali.

http://www.archphoto.it Un sito di architettura visuale con molto materiale su cui riflettere. Non per tutti i palati. Certo non un sito d'intratenimento, ma per chi decide di farsi qualche domanda e provare a svolgere qualche pensiero rispetto al mondo in cui viviamo (in senso immanente e materiale, ovviamente...), una vera manna.

http://www.warprecords.com Forse la più famosa label di musica techno ed elettronica. Pubblicano con lei tra i miei musicisti preferiti (Aphex Twin, Luke Vibert, LFO, Autechre, Boards of Canada, etc. etc.). Dinamica ed intrigante la grafica. Non per orecchie che adorano la melodia e l'armonia...

http://www.2night.it Il mondo della notte, locali, club, pub, discoteche, insomma, la vita che adoro, la vita da cui mi tiene lontano il porco lavoro che mi mantiene e mi reclude (portiere di notte...). Veramenete ben fatto, con diverse sezioni per ciascuna città (per Roma pure in inglese). Se cercate qualcosa da fare, vedere, ascoltare, dateci una sbirciatina e troverete quello che fa per voi, dal più tosto ex centro sociale, al ritrovo più glam.

Stavolta termino qui. Ben accetti consigli, indicazioni correzioni. Besos.

by Linus il lunedì 18 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 2 )


domenica 17 aprile 2005 alle 00:00

Apre un luogo di passaggio

Apro oggi questo luogo di transito. Più che aprirlo lo rendo percorribile a tutti coloro che vorranno farlo. Abbiamo sempre bisogno di luoghi in cui stare, a cui appartenere. Eppure passiamo la vita a transitare, a trascorrere, a fluire. Da un'età all'altra, da una relazione all'altra, da un giorno all'altro. E quello che facciamo permane e scompare assieme. Allora rendo manifesto questo transito in un crocicchio. Questo. Qui possono passare tutti, non c'è barriera, non ci sono confini, leggi, nazionalità. Qui tutti possono stare ed andare, parlare e tacere.

Inauguro questo passaggio con una poesia di Gezim Hajdari, un poeta albanese. È una delle mie poesie preferite. È tratta dalla raccolta Stigmate. L'autore l'ha scritta direttamente in italiano.

V.

Ogni giorno creo una nuova patria
in cui muoio e rinasco quando voglio
una patria senza mappe né bandiere
celebrata dai tuoi occhi profondi
che mi accompagnano per tutto il tempo
del viaggio verso cieli fragili
in tutte le terre io dormo innamorato
in tutte le dimore mi sveglio bambino
la mia chiave può aprire ogni confine
e le porte di ogni prigione nera
ritorni e partenze eterne il mio essere
da fuoco a fuoco e da acqua a acqua
l'inno delle mie patrie è il canto del merlo
ed io lo canto in ogni stagione di luna calante
che sorge dalla tua fronte di buio e di stelle
con la volontà eterna del sole.

.

by Linus il domenica 17 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 5 )


domenica 17 aprile 2005 alle 00:00

Emozioni e giudizi

"Accettare le proprie emozioni senza giudicarle", potrebbe essere il titolo di un esercizio zen, o più semplicemente il compito a casa datoci dall'analista. In realtà è un pensiero ricorrente che attraversa come una brezza leggera il fuoco di certi giorni, quando l'impulso a menare le mani, a sclerare, è grande. Parlo per me, mi pare ovvio! Una volta, era l'estate del 2002, un'estate tremenda, quando davvero ho assaggiato la polvere e la mia vita andava in pezzi come nella scena finale di Zabriskie Point (senza nessuno senso di liberazione, però...), uscii a bere una birra con un collega. Lavoravamo tutti e due in un ristorante sulla spiaggia di Numana, il classico pollaio per turisti. Un ritmo massacrante. Io facevo il cameriere, lui il lavapiatti. Si chiamava Sabre, era tunisino e al ristorante lavorava anche sua moglie Kerima. Questo ragazzo è una delle persone con lo sguardo più dolce che io abbia mai incontrato. Aveva gli occhi neri, grandi, profondi ed un po' vaghi. E poi era uno che non si lamentava mai, alto, un po' curvo, con un sorriso ampio, un nasone camuso e mani come palanche. Era scappato in Italia perchè al suo paese non gli volevano far sposare Kerima. Fra tutti e due si lanciavano degli sguardi da innamorati che da un lato facevano tenerezza, dall'altro ridere. Insomma, una sera usciamo io e lui. Si parla del più e del meno. Io stavo divorziando, ero triste, abbastanza allegro, ma con gli occhi pieni di lacrime ed una gran voglia di litigare. Lui ad un certo punto, eravamo seduti, era tardi, mi guarda perplesso, mi indica il cielo stellato e mi dice: «Sai, in Tunisia c'è un proverbio: "la notte è nera, ma ci sono le stelle"» o qualcosa del genere. A distanza di anni, ancora oggi ripenso a quelle sue poche e dense parole. Non mi ha detto coraggio, dai, passerà, e tutto il breviario della consolazione, ma mi ha offerto un pensiero, un altro piano su cui considerare le cose. Gliene sono grato ancora oggi che non so più dov'è e cosa fa. Era un modo per dirmi di accettare le mie emozioni senza giudicarle, ed anche un sottile invito a considerare la speranza non come salvezza, ma come motivo di vita.

Dedico a questo mio amico di passaggio queste righe. C'è anche lui in questo testo.

Una valigia di velluto blu

Ho chiuso il mio passato ed il mio futuro
in una valigia di velluto blu.
Quando la apro esce musica e fumo
e stridore di binari,
esce la treccia nera d'una zingara
e l'odore dell'aria aperta
delle vite in viaggio
lungo i giorni ed i mesi,
e volti di persone.

Come una carezza nel buio
si apre al mattino il canto del gallo
e mentre guardo l'orizzonte
casa mia è dove sorge il sole,
casa mia sono i fuochi lungo le strade
le facce sconosciute
le distese d'asfalto frustate dai fari.

Come una carezza nel buio
s'accende un altro fiammifero
per un'altra sigaretta ricevuta
e mio fratello è il suonatore ladro
e lo straniero con gli occhi infilzati sul viso.

La valigia del mio passato e del mio futuro
è sul treno
e sulla nave
e sull'aereo
e in macchine sgangherate.

Dentro al palmo d'una carezza di velluto
ci sono rose e schegge,
c'è l'abbraccio puzzolente d'un lavapiatti
e le parole liberate come piume d'uccelli
sotto il cielo che tutti copre
con il sole e con la pioggia,
il cielo nero della notte
dove però risplendono stelle
e dove in fiumi di birra e danze
e truffe amori pugni e fame
scorre impetuosa la carne che siamo.

Ho chiuso in una valigia di velluto blu
ricordi e speranze
illusioni e rimpianti
e galleggia lenta sul fiume
ed accelera e con la corrente balla.

Come una carezza di notte
e come lo squillo della tromba
dentro c'è il vento
e quel respiro che traggo
e che mi stacca dall'attesa
mi strappa al calendario
ed a piene mani in faccia mi getta
carezze e baci il taglio della solitudine
e il muso d'un gatto
l'odore del sudore
i volti educati dei clienti d'albergo
e l'alito di cipolla.

Fiorisce d'abbandono la valigia blu
del mio passato e del mio futuro,
ma allora la apro e ci verso il vino
ci verso le notti insonni
e poi a tutti l'offro in cambio di nulla
e del presente vivo,
del viaggio che apre le scarpe,
del lavoro che spella le mani,
dell'amore rubato e conquistato.

Poi riemerge il basso ed il suono caldo
del suo corpo di legno,
riemerge la passeggiata del respiro
sulla tastiera d'ebano e d'avorio
ed il velluto annega nell'inchiostro blu delle lettere,
anche se ormai sono di chiunque
come la terra sotto i piedi e l'aria che respiro.

Gonfia la luna il mare nella mia valigia
e se l'ascolti ci senti lo sciabordio lento
e l'acciottolio minuto dei granchi sulla sabbia.
Ci trovi onde e conchiglie
sul fondo del futuro e nel cielo del passato
che insieme stanno e scompaiono.

Ad ogni risveglio tolgo un ricordo
dalla mia valigia
e ad ogni sogno ce ne aggiungo un altro,
ma tutto il mio bagaglio
sono voci lontane,
emozioni sciolte come neve
e l'odore dei pini che apre la calura
ad un alito di miele.

Di nuovo chiudo ed apro la mia valigia di velluto blu
al convergere di due fiumi
quando quel che lascio prosegue
e ciò che incontro mi lascia,
bagnato dalla sorte
ad ascoltare questa musica e queste persone,
la folla ignara e gli estranei
che abitano la mia casa
costruita senza luoghi,
senza i rami secchi dei nomi.

Mi sale dal sangue al cuore
una piena di malinconia agra:
batto il piede e faccio la faccia feroce,
ma è tempo che io richiuda la valigia
o mi ci sieda sopra,
per ricominciare a viaggiare
e riaprire le pagine bianche
di questo presente.

 

by Linus il domenica 17 aprile 2005 alle 00:00 Commenti ( 0 )




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