domenica 19 giugno 2005
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Quel che resta
Non mi resta che un granello di sabbia ed un filo d'erba. Non mi resta che una lacrima ed un sorriso, un bacio ed un pugno. Mi resta solo una notte ed un giorno, ed un pensiero solo sì, uno ancora. Mi resta un risveglio solo, un sonno solo, un pasto solo.
Alla fine non mi resta altro che quello che resta, niente e tutto.
Nella fibra del mio cuore c'è la linfa fatta di sole ed acqua, di amore e speranza, ma anche il fiato dei morti e l'abbandono quando la pioggia è pioggia e l'unico letto ospitale è la schiena della terra.
by Linus il domenica 19 giugno 2005
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venerdì 17 giugno 2005
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Cosa ci accade
Quello che ci accade ci riguarda o accade senza che noi possiamo prevederlo o immaginarlo? No, ci riguarda sempre. Non credo che ci capitino cose che non ci riguardano. Noi, col nostro comportamento, magari inconsapevolmente, abbiamo evocato le cose che ci capitano. Di quello che ci accade, di quello che accade a me ed alle persone che incontro, nulla ci è davvero estraneo.
Ieri ho scoperto quanto è vero l'attacco della canzone "Anarchy in U.K." dei Sex Pistols in me quando dice "I don't know what I want, but I know how to get it". Tremendo. Il massimo della confusione ed il massimo della spinta ad agire. Le lettere del mio vocabolario sentimentale, sballottate e mescolate dalle vicende del recente passato, non so più come usarle, è vero, non so più che nome dare a quello che sento, a distinguerlo. Ma questo non mi impedisce di sentire le cose. E di desiderarle. Quando davvero il canto dell stelle ti strattona per il collo.
E poi non ho resistito, era troppo, troppo... Resistere a tanta gioviale bellezza era da idioti. E poi perchè? Mi sono ricordato, d'improvviso e violentemente, cosa significa desiderare una persona, ma non a chiacchiere. Non voglio domandarmi se era bene o male, se si poteva, si doveva o meno. Credo che una provocazione fine a se stessa sia alla fin fine sterile. Altro che botta di classe. Anche se ce n'era un pizzico, è vero.
Sono sempre gli eventi inattesi o improvvisi che muovono l'evoluzione. Anche nei rapporti come delle persone. Anche se questo significa che non si può mai sapere dove andranno a parare le cose. Anche se questo significa che ci sono sempre piccole forme di egoismo, di sopraffazione, ma questo non toglie nulla. Ma forse è meglio così.
E la bistecca era squisita. Ma non solo la bistecca! Il fatto è che avevo scordato cosa significa emozionarsi veramente difornte ad una bella donna e desiderarla.
by Linus il venerdì 17 giugno 2005
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mercoledì 15 giugno 2005
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Essere affidabili
Essere affidabili cosa significa? Permettere agli altri di fare affidamento su di noi, di poter contare sulla coerenza fra gli impegni che prendiamo e la nosta capacità di eseguire compiti o corrispondere ad aspettative? Oppure sapere bene cosa si vuole fare e coerentemnte fare solo quello, in maniera da non promettere ciò che non si è in grado di fare perchè non se ne ha voglia. Ma perchè questo discorso? Perchè mai come in questo periodo mi è capitato di osservare come per gli impegni che ho preso ma che non sento miei, divento assai inaffidabile, mentre per quelle cose che mi va di fare, divento estremamente efficace e quasi non sento di fare le cose.
È un discorso sintomatico, è chiaro. Ma mi andava di segnalarlo. Fra poco andrò in ferie con mio figlio Aureliano, un ragazzetto carino e sensibile come non sono mai stato io. È la prima volta che andiamo in ferie da soli, anche se siamo stati insieme a Barcellona quando aveva cinque anni, ospiti da una coppia di miei amici. Chissà come sarà? Sono curioso, emozionato. Mi pare come se facessi un certo tipo di vacanze per la prima volta. E quando sono con lui, non ho neanche la voglia di sentir parlare di altre persone. Mi porterò due pipe, tabacco, una risma di carta, penne. Voglio scrivere. E stare con lui in spiaggia, fare i castelli di sabbia assieme, mangiare assime, andare a prendere i cornetti caldi al forno del campeggio.
Il campeggio in cui andrò con lui è quello in cui andai con la mia ex moglie quando lo aspettava, di poche settimane, nel luglio del 1998. Quel campeggio ha viste parecchie prime volte nella mia vita.
Essere affidabili è anche rispettare la parola data. Avevo promesso che l'avrei portato in vacanza e ce lo porto. Ce l'ho fatta! È vero, "ce la faccio sempre..." come dice con un velo di critica qualcuno un po' ingeneroso nei miei confronti. Ma quel che conta non è in questo caso l'opinione degli altri, ma i fatti.
by Linus il mercoledì 15 giugno 2005
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domenica 12 giugno 2005
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Meccanismi del dolore e sentimenti
Che razza di titolo... Dopo la squisita cena a casa di Nefeli, scrittrice e blogger compulsiva (http://www.nefeli.ilcannocchiale.it/), tutto ci voleva meno che questo titolo. Aveva cucinato, Nefeli è ovvio, una cenetta davero squisita, come buona era la compagnia degli altri commensali, di cui, onore alla mia memoria dolomitica (nel senso che si sfalda come niente), non ricordo i nomi. Primo: gnocchetti ai frutti di mare: voto 8. Secondo: carne con carciofini (lo so, detto così pare 'na schifezza, invece era prelibato): voto 9 ed infatti ho bissato... La musica invece da censurare, m'hanno ammannito niente di meno che quella palla di Paolo Conte!! Ahrggg, ed io che le avevo fatto ascoltare estasiato la cover di "My Way" dei Sex Pistols...
Ma insomma, torniamo al titolo. Da dove vengono i meccanismi? Perchè parlarne? Ed il sentimento? Ed il dolore? Le solite "domande inquietanti" (che è la definizione data dalla scrittrice-blogger-cuoca di cui sopra al mio blog quando l'ha linkato al suo, al cui paragone il mio pare il Bignami difronte alla Treccani). Ma insomma, i meccanismi c'entrano eccome nella nostra vita! Quante volte diamo per scontato, quant volte do per scontato che a certe azioni seguano certe altre azioni, che a certe parole debbano seguirne certe altre. Meccanismi. Alcune cose che facciamo pare che rispondano ad un meccanismo che in ciascuno di noi funziona in un modo particolare. Il mio meccanismo sentimentale, ad esempio, è fatto in un modo strano. Alla fine mi grippo, m'incastro. Tutte le rotelle vanno a mille fino ad un certo punto, poi quando devo uscire dal guscio, spogliarmi, andare incontro all'altra persona, toccarla, 9 volte su 10 mi blocco. L'autoreferenzialità dei miei meccanismi s'inceppa quando dovrebbe confrontarsi con gli altri. La stessa metafora che uso, il meccanismo, dice della necessità. Ovviamente è "solo" una metafora, ma credo che un meccanismo del genere si possa chiamare solo il meccanismo del dolore. La ragione per cui mi si vede tanto forte, determinato, instancabile, deciso. La ragione per cui sono spesso così solo, così feroce (come tutto ciò che è governato dalla necessità se non c'è rassegnazione), così incazzato. Così sofferente. E questo dolore viene dal fatto che un meccanismo si nutre delle leggi che lo govenano, ma non può aprirsi ad altro. Se lo fa, si rompe. Per questo ho iniziato da un bel po' a sfasciarmi, letteralmente a sfondarmi. In tutti i modi che sono a portata di mano. Conservo del meccanismo la durezza, o meglio la spietatezza ed il coraggio che me ne viene. Ma cerco in tutti i modi di non esserne prigioniero.

Così, se ci riesco, riesco anche a non assolutizzare il dolore, a non sentirlo più come qualcosa di necessario, ma di reale, non di connaturato (passatemi 'sta parolaccia) a me stesso, quasi fosse l'unica cosa che sono capace di provare ed a cui, fieramente, ma bravo stronzo!, so resistere. Allora il dolore diventa parte del tutto, una cosa come un'altra, che a volte c'è a volte no. Non è più qualcosa di necessario, insomma. Però non lo nascondo, sarebbe ipocrita, certe volte mi sento talmente abituato a soffrire che non so più come essere felice, non ricordo più la grammatica dei miei sentimenti, o più semplicemente è come se fossi incrostato e non riuscissi a sbloccarmi. Finito il rapporto distruttivo e castrante col meccanismo che mi proteggeva e mi imprigionava, al dolore non resta alcuna "nobiltà", è solo dolore e basta, senza particolari ragioni. E questo a volte mi rende molto triste perchè, mi chiedo, se esiste in così grande abbondanza questo dolore - spesso così gratuito - ma allora dov'è la felicità? Dov'è quella cosa che chiamo amore anche se non so più bene cosa sia, se escludo l'amore che sento per mio figlio? Vedo le coppie che si stringono per mano, si baciano, scherzano, presumo facciano l'amore, o scopino... a volte la differenza non è molto rilevante, e penso: cos'è che sentono? Come ci si sente quando si prova un sentimento che non sia l'odio, la rabbia, il dolore, la voglia di scontro, l'ira, l'astio, il panico, la lussuria? Mentre venivo al lavoro ho visto una donna ed un uomo abbracciati che guardavano il Colosseo. Che provavano? Erano felici, innamorati, eccitati, incantati, rilassati? Come ci si sente in quelle situazioni? Io non credo di saperlo più bene. So cos'è il piacere di un momento, di una situazione, della compagnia e via dicendo. Ma non so più cosa vuol dire condividere questa sensazione, questa serie di sentimenti con qualcuno. Fidanzata? Compagna? Avventuretta? Amore? Bho?! Dico così per riderci su, ma a volte anche se sono un giovane bufalo che muove i primi passi, non mi viene molto da ridere. Solo che al dolore subentra quasi sempre l'orgoglio e la rabbia, lo scherno e il disprezzo. Tutti miei e contro gli altri, ovvio. E non me ne dispiaccio. Solo che mi sa che non è tutto e manca qualcosa.

Ed allora? Con ciò? Non sto facendo già quello che posso e spesso pure un pelo di più? Esatto. Però è vero che mi esce una violenza contro di me e contro gli altri a volte inquietante. Non rinuncio più a dire cosa mi fa schifo, cosa non mi va e anche cosa mi piace. E lo faccio con un'intensità mai provata prima. Col piacere di dire no o sì, e di farlo senza cercare vie di mezzo. Questo mi rende spigolosissimo. E se prima ero "solo" complicato ma fondamentalmente tutti mi consideravano buono e socievole anche se un po' solitario, adesso magari è un po' più semplice capirmi, ma accettarmi non è così semplice: sono diventato provocatorio, sprezzante, tagliente, sarcastico, ironico, un gran rompi balle... però non me ne frega nulla, sinceramente, anche se so che questa risposta è esattamente quella che poi mi fa ingarbugliare il meccanismo del dolore e del sentimento. Perchè è una risposta che nega gli altri sebbene io in questo momento, anche se ho desiderio di calore umano, di sentimenti e diciamocelo, anche di sesso, proprio non riesco a pensare che ci sia una persona più importante di me. Non è che credo di essere Napoleone! No. Però voglio prima capire e sentire le cose che mi riguardano. Anche se certe volte penso che proprio questo sentimento stupendamente egoistico mi isola ancora di più. Ma mi definisce, mi fa riconoscere a me stesso, mi fa individuare.
Quando andavo alle medie m'innamorai di un quadro. Il viso della donna ritratta era - ed è tutt'ora - uno dei visi più belli che riesco ad immaginare. Il quadro è La liseuse di Renoir. Quel viso inondato della luce riflessa dalle pagine del libro, la sua aria assorta, gli occhi bassi intenti nella lettura e che non si vedono, le labbra chiuse e sensuali, gli zigomi alti, la faccia leggermente ovale e distesa, il taglio della bocca vagamente sorridente, di una gioia intima. In questo quadro c'è quasi tutto quello che mi piace di un certo tipo di donna. E c'è anche una rappresentazione molto pacificante - o per lo meno rasserenante - del sentimento, di quello che per me è (o forse quasi dovrei dire era) il sentimento amoroso.

Non è bellissima? E così provo ad immaginare come sia, nonostante tutto, la faccia del mio sentimento, se ancora c'è.
by Linus il domenica 12 giugno 2005
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sabato 11 giugno 2005
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Giovane bufalo
Un giovane bufalo. Non so come definirmi quando osservo che razza di resistenza ho sviluppato al sonno, allo stress, al fumo, all'alcool. Tra mercoledì sera e venerdì mattina sono stato ad Ancona dalla mia piccola maestra punk/zen, Manu. Mi ha fatto conoscere un sacco di gente, più o meno simpatica, che non avrei mai conosciuto vedendo e vivendo Ancona come la vedevo e vivevo io... La sera di mercoledì nonostante il treno ritardasse, mi ha aspettato assieme a tutti gli altri ragazzi, che neppure mi conoscevano, per oltre mezz'ora, dato che il treno, ma guarda!, era in ritardo. E siamo andati in una casa in campagna dove c'era una festa. Molti suonavano strumenti simili a quelli che si suonano nella batucada brasiliana, altri stavano a bere. Io da parte mia ho portato il pane della pace e si sono accesi i calumet, che hanno fumato fino a mattina, fra canti, giochi, risa e balli. Giovedì s'è dormito e poi s'è ricominciato il rito, sin dal risveglio fino a venerdì mattina. Siamo stati ad una festa presso una facoltà dell'università. Ho ballato come un pazzo con una ragazza di nome Giulia, che però poi è dovuta andare via. Allora una ragazza ha attaccato bottone con me. Ero allegro, fumato, bevuto, ma allo stesso tempo lucido. Alla fine del suo discorso ammiccante, visto che dovevo andare via, le ho dato un bacio in bocca. Non so come c'è rimasta, mi sono poi voltato e sono andato via...
Ma questi sono dettagli, il fatto è che ho attraversato due giorni intensissimi con una lucidità e una serenità piacevoli, anche se ci sono tante cose in sospeso: il libro da consegnare, il lavoro che mi sta uccidendo togliendomi il sonno a palate, il cambio di albergo, l'organizzazione di un ennesimo cambiamento nella mia vita, casa dei miei in cui mi sento sempre più spesso come un criceto impazzito, la solitudine, la determinazione a non fare casini con le persone, siano esse donne, amici, datori di lavoro, ex moglie, figlio e parentame vario. Voglio stare tranquillo anche se davvero sono pressato da un mucchio di cose.

Quando sono andato via ho mandato un po' di messaggi dal telefono pubblico della stazione. Quei messaggi, ciascuno nella loro piccolezza, sono come tanti inizi di un nuovo paragrafo. Ricordando per immagini, rivedo le mie mani che prendono le guance della ragazza che mi guardava negli occhi e faceva un discorso un po' strano ed insinuante, sento il modo in cui proprio l'ho afferrata e baciata, ricordo la leggera resistenza che ho sentito e che ho ignorato. Erano anni davvero che non baciavo a quel modo un po' rapinoso e irruento... Non mi dispiace ripensarci... Una volta baciata, mi sono voltato e sono andato via. Ed anche questo è una bella immagine, come quella di me che offro ed offro ed offro il mio pane della pace. Osservazione cinica: le persone ti si avvicinano come le api col miele quando offri e regali il pane della pace, forse semplicemente perchè stai dispensando piacere, e lo fai gratis. Un tempo mi sarei fatto mille pippe mentali su questa banale osservazione, ma in fin dei conti perchè non si dovrebbero avvicinare se stai dando loro qualcosa di piacevole per cui non devono pagare nulla (ed anzi qualcuno m'ha pure offerto una birra, che ho accettato, bevuto per un terzo e lasciata lì)?

Comincio allora a spiegarmi la mia resistenza fisica e psichica: non è altro che abbandono. Riesco ad abbandonarmi alle mie sensazioni, ai miei desideri, senza sensi di colpa, senza inibizioni, e questo mi rende più sicuro, più sciolto, al punto da non sentire né la fatica, né lo stress. Ma anzi, riesco ad acquistare semmai maggiori forze, proprio perchè il mio sguardo e le mie mani coincidono col mio desiderio. Giovane bufalo comincia il suo viaggio.
by Linus il sabato 11 giugno 2005
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