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Brasile da scoprire

giovedý 17 maggio 2018 alle 17:42

La riserva Potiguara di Baia da Traišao

 

 

 

I potiguara vengono descritti fin dalle prime cronache del XVI secolo come parte del grande gruppo degli Indios Tupì e Tupinambà, nome generico dato agli Indios che abitavano il litorale Brasiliano all’arrivo dei Portoghesi e con caratteristiche comuni sia linguistiche che culturali.
I Potiguara ( tra le varie versioni del nome troviamo anche Potigoar, Pttiguara, Potyuara e Petigoar che venne interpretato come mangiatori o pescatori di gamberi) occupavano il litorale compreso tra le odierne città di Joao Pessoa, nel Paraiba e Sao Luis, nel Maranhao. Le cronache all’inizio del 1600 parlano di una popolazione di circa 14000 Indios censiti dai Padri Francescani che qui avevano le loro missioni, questo dato non teneva conto del fatto che all’epoca molti Indios non erano ancora evangelizzati e sopratutto che le guerre e le malattie portate dagli Europei nel nuovo continente avevano causato la morte di migliaia di nativi, si calcola comunque che prima dell’arrivo dei Portoghesi la popolazione Potiguara ammontasse a circa 100.000 persone.
La maggior parte degli aspetti culturali dei Potiguara è giunta a noi attraverso le cronache di missionari e viaggiatori europei il cui punto di vista era assolutamente parziale e molto critico nei confronti di un popolo considerato selvaggio e non cristiano. Accade quindi spesso di imbattersi in descrizioni che, con molta probabilità, non corrispondono alla verità, è il caso, per esempio, dell’episodio avvenuto proprio a Baia da Traiçao e che ne ha poi generato il nome (Baia del Tradimento) dove i Portoghesi avevano lasciato un piccolo avamposto militare a presidio della regione, in un primo momento i soldati vennero accolti come amici ma in seguito ad un episodio di stupro nei confronti di alcune giovani Potiguara la guarnigione venne massacrata e i corpi dei soldati, a quanto raccontano le cronache portoghesi, smembrati e mangiati dagli indios. Dal 1515 i Francesi intrapresero un rapporto commerciale legato al Pau Brasil, albero simbolo del Brasile, con i Potiguara e stabilirono a Baia da Traiçao una stazione commerciale ed un avamposto militare. Quando, nel 1575, i Portoghhesi tornarono per conquistare le loro terre i Potiguara trovarono nei Francesi un valido alleato per resistere alla colonizzazione dei Lusitani ai quali si opposero per 23 anni fino alla loro capitolazione nel 1598, ormai decimati dal conflitto e dalle malattie importate dall’Europa, abbandonati dai Francesi che avevano perso ogni la supremazia su questo tratto di costa sudamericana i Potiguara si arresero ai Portoghesi ma non persero mai il loro orgoglio guerriero che si tramandarono per generazioni fino ad oggi.


 

 

 

La riserva è composta da 32 villaggi disseminati su un territori di 400 hettari che si sviluppa per 40 km. sulla costa e si spinge verso l'entroterra per una ventina di km. I Potiguara subiscono l'influenza della "civiltà moderna" in modo massiccio ed invasivo data la loro localizzazione, ciononostante esiste un forte sentimento di riscatto e preservazione dell'antica cultura nativa che viene mantenuta viva da cerimonie e danze che si svolgono periodicamente nei villaggi, ma sopratutto dalla presenza di figure carismatiche come i Cachiques, i capi villaggio e i Pajè, gli sciamani della comunità che praticano rituali di cura (chiamati pajelanza) con l'utilizzo di piante officinali. Anche l'artigianato ha un posto importante nella preservazione della cultura inquanto prodotto con tecniche antiche e con materiali naturali, così come la tradizione della pittura corporale con i colori estratti da Jenipapu e Urucù, due piante da cui vengono estratti e trattati i semi per i colori tradizionali degli Indios, il rosso ed il nero. Nell'ambito del programma di turismo sostenibile alcune famiglie Potiguara hanno aperto la prota della propria casa ed ospitano i viaggiatori preparando cibi tradizionali a base di crostacei e pesce arriccchiti dall'immancabile "tapioca" e "macacheira" elementi fondamentali dell'alimentazione indigena prodotti dalla manioca.

 

by Marco Anghinoni il giovedý 17 maggio 2018 alle 17:42 Commenti ( 0 )


giovedý 17 maggio 2018 alle 17:41

Cosa mi ha portato a vivere in Brasile.

 

 

 Baia da Traiçao, spiaggia di Coqueirinho

Quando mi sono trasferito in Brasile con mia moglie Mariangela per cominciare una nuova vita, amici e parenti mi hanno tempestato di domande sul perchè avessi fatto una scelta del genere. Tra loro c'era chi esternava preoccupazione per le tante incognite che ci apprestavamo ad affrontare e chi, affascinato dall'idea romantica ed avventurosa di andare a vivere in un paese "esotico", voleva sapere come si vive in Brasile ancora prima che cominciassimo la nostra nuova avventura. Naturalmente non avevamo risposte per nessuno, non potevamo sapere l'esito della nostra scelta nè come ci saremmo adattati ad un nuovo paese e ad una nuova cultura. Così un bel giorno di agosto del 2010 ci apprestammo a prendere il volo per Natal che avrebbe definitivamente tagliato il nostro cordone ombelicare con l'Italia.

Per capire cosa ci ha portato a trasferirci in Brasile bisogna però fare un passo indietro negli anni, fino al 2003.

Al tempo io lavoravo come fotografo professionista in vari settori dell'editoria tra cui quello del turismo, venni contattato da una casa editrice di Milano che stava lanciando una nuova linea di guide turitiche chiamata "Fuoristrada" che si sarebbe occupata di rotte turistiche non convenzionali e fuori dai clichè. Nello specifico l'offerta che mi veniva fatta era sul Brasile del Nordest. L'occasione era interessante e tra l'altro, mi dava la possibilità di conoscere l'unico paese dell'America del Sud dove non ero ancora stato. Così accettai di buon grado e cominciai  a fare ricerca e organizzare itinerari; si trattava di andare alla ricerca di spiagge poco conosciute e parchi naturali nella macroregione nordestina, raccogliere materiale fotografico e prendere appunti per scrivere la guida che si sarebbe chiamata per l'appunto "Brasile del Nordest, spiagge e parchi naturali". Il motivo principale per cui il Brasile era sempre rimasto fuori dai miei itinerari di viaggio era legata proprio ai luoghi comuni sul paese, che non mi avevano mai stimolato ad approfondirne la conoscenza. Quando iniziammo il nostro viaggio di ricerca mi resi ben presto conto che fidarsi dei "si dice" è la cosa più sbagliata e che bisogna sempre essere pronti a modificare il proprio giudizio. Nei tre anni che abbiamo passato a visitare il Nordest, a fasi alterne s'intende, abbiamo visitato spiagge deserte dove quasi nessuno arriva, parchi naturali spettacolari nascosti nell'entroterra, formazioni rocciose modellate dagli agenti atmosferici, siti archeologici con pitture rupestri e città storiche delle quali non avevamo mai sentito parlare. Finchè un giorno non siamo arrivati a Baia da Traiçao, nello stato del Paraiba, tra Natal e Recife. La posizione isolata, rispetto ad altre località di questo tratto di costa, aveva attirato il nostro interesse e così l'avevamo inserita nei nostri itinerari. Era il 2005 quando arrivammo per la prima volta a Baia da Traiçao, la cittadina aveva il tipico aspetto delle città di mare del nordest, due file di case allineate lungo la strada principale che corre parallela al mare affacciata su una baia con un piccolo porto naturale dove erano attraccate poche decine di pescherecci. Qui conoscemmo Arlete, al tempo proprietaria dell'unica pousada della città, che ci svelò i segreti e le meraviglie del luogo. Grazie a lei scoprimmo di essere entrati nell'unica riserva indigena rimasta in tutta la costa del Brasile e ci rendemmo subito conto che era un luogo unico, uno di quelli che ti invitano a restare un giorno in più e poi ancora un altro perchè non finiscono mai di stupirti. Oltre agli Indios Potiguara, tribù guerriera che per quasi cent'anni si oppose alla colonizzazione portoghese, la regione ospita diverse aree di protezione ambientale tra cui quella di preservazione del lamantino di mare, il tratto di costa di 40 km. che copre l'estensione nord-sud della riserva indigena è un vero e proprio santuario naturale si tratta della maggior estensione in sequenza di aree protette di tutta la costa. Amore a prima vista? Irresistibile fascino esotico? Irrefrenabile bisogno di fermare la giostra della vita che gira sempre più veloce? Ancora oggi, a chi ce lo chiede, non sappiamo rispondere cosa ci spinse negli anni successivi a creare le basi per un nuovo futuro in questo angolo sconosciuto del mondo, quello che sappiamo è che qui abbiamo trovato nuovi stimoli e una rinnovata passione per il lavoro che facciamo, perchè alla fine la nostra attività a Baia da Traiçao è pur sempre legata ai viaggi, principalmente a quelli "fuori strada".  Attraverso un programma di turismo sostenibile promosso dal governo del Paraiba stiamo infatti cercando di sviluppare una rete di turismo "Green" che vada a beneficio dello popolazione locale (principalmente indigena) e dello sviluppo eco-solidale della regione, promuovendo viaggi su misura per un pubblico di viaggiatori con una certa esperienza ed attratti dalla cultura e dalla natura, ma sopratutto dall'autenticità dei luoghi che visitano.

by Marco Anghinoni il giovedý 17 maggio 2018 alle 17:41 Commenti ( 0 )



  

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