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sabato 19 maggio 2012 alle 22:52

Fàilte Scotland!

 

 

 Fàilte Scotland!

 

 

 

 

 

Questo è il mio primo blog e non conosco ancora le regole del "gioco", ma credo di avere un'ottima freccia al mio arco: un bel viaggio da raccontare. 

Il viaggio in questione è, come avrete capito dal titolo, un Tour della Scozia. L'ho organizzato, insieme a due amiche, fin nei minimi dettagli, e siccome tutto è andato alla grande, mi piacerebbe condividere le mie esperierienze e se possibile darvi qualche suggerimento utile.

Prima di tutto qualche informazione generale sul tour:

  • itinerario: PRESTWICK (aeroporto) - GLASGOW - EDIMBURGO - STIRLING - ST. ANDREWS -ABERDEEN - ELGIN - INVERNESS - FORT WILLIAM - LOCH LOMOND - PRESTWICK

  • giorni impiegati: 6 e mezzo

  • kilometri totali: ca. 900

Il nostro viaggio è iniziato ben prima della reale partenza. Abbiamo scelto l'opzione volo+noleggio auto attraverso il sito di Ryanair e prenotato gli ostelli tramite portali come Hostelbookers.comHostelworl.com ecc (facendo sempre una ricerca su Tripadvisor per controllare le recensioni dei viaggiatori). Per quanto riguarda il noleggio, vorrei darvi alcune informazioni molto importanti, e prima ancora ricordarvi che si guida a sinistra e si conteggia la distanza in miglia (1miglio = 1.5 km).

  • Ryanair è convenzionata con Hertz

  • All'atto della prenotazione online, vi viene scalata la cifra del noleggio base

  • Per i guidatori sotto i 25 anni (come me!) viene applicata in loco un supplemento giornaliero di 30 euro. 

  • Il nome del guidatore fornito al momento della prenotazione deve corrispondere all'intestatario della carta di credito con la quale verrà pagata la cifra in loco (vari supplementi, pieno di carburante ecc.), quindi prima di prenotare decidete BENE quale nominativo fornire.

Non preoccupatevi per l'orario di arrivo. All'aeroporto di Prestwick il desk della Hertz rimane aperto (almeno fino a mezzanotte sicuramente!) e potrete prendere immediatamente la vostra auto. La nostra era una Seat Ibiza station-wagon nuova fiammante che profumava di nuovo - forse perchè aveva fatto solo 30 miglia!

Volo, noleggio, ostelli: prenotati. Non resta che fare le valigie, mettere in borsa una guida della Scozia (la mia è del Touring e la consiglierei a tutti) e non farsi prendere dal panico all'idea di guidare dalla parte "sbagliata" della strada.

 

Giorno 1: partenza in serata da Milano-Orio al Serio e arrivo in nottata. Pernottamento all'Adamton Hotel a Prestwick. Un po' fuori mano, su una stradina di campagna che costeggia l'aeroporto e poi s'inoltra nel "nulla". Pensavamo di esserci perse, ma alla fine l'abbiamo trovato! 

 

Giorno 2: lasciamo Prestwick, rotta su Glasgow. Sono io alla guida, esaltata come poche volte in vita mia. Guidare a sinistra è una figata pazzesca! Non è difficile come sembra, bisogna solo prenderci la mano. A parte la posizione del posto-guidatore e il cambio, ovviamente sulla sinistra, il resto è del tutto uguale alle nostre macchine, compresa la disposizione delle marce. In strada basta seguire il flusso, accodarsi agli altri, e ricordarsi di dare la precedenza a destra nelle rotonde. Ma non fatevi scoraggiare, una volta che vi troverete lì in mezzo vi verrà spontaneo guidare come dei veri britannici! 

Giungiamo a Glasgow in tarda mattinata e parcheggiamo la macchina davanti al nostro ostello, il Queens Park Budget Hotel. Raggiungiamo a piedi la fermata del passante ferroviario e prendiamo il treno in direzione Glasgow Central. Glagow, Glasgow...che dire della seconda città scozzese, prima per importanza industriale? L'aggettivo che mi balza immediatamente alla mente è: GRIGIA. Ma forse la mia visione è falsata dal cattivo tempo che ci ha accompagnate, freddo, nuvoloso e piovoso. Il che non ci impedisce di girare in lungo e in largo la città, da George Sq. - la piazza principale - a Kelvingrove Park, sul quale si affacciano l'Università e la Gallery of Modern Art (che vale la pena ed è gratis!), dalla zona dell'Exhibition Centre - chiamato anche Armadillo - e del Glasgow Science Centre a Buchanan St., la zona pedonale ricca di negozi. Maciniamo chilometri su chilometri, ma nessun angolo ci sfugge! A mezzogiorno mangiamo al "The Hengler's Circus", della catena Wetherspoon, in Sauchiehall Street. Ricordatevi questo nome, perchè è garanzia di un buon rapporto qualità-prezzo, e la Eli Cheesecake è di una bontà indescrivibile! La sera stessa, nonostante la stanchezza, torniamo in centro. Purtroppo ci dobbiamo accontentare di una pizza al volo, perchè sonoble 21:30 e la maggioranza dei pub e dei ristoranti smette di servire alle 22:00. Passiamo il resto della serata in un pub dal nome bizzarro, il King Tut's Wah Wah Hut, un pub leggendario che a quanto pare a fatto la fortuna degli Oesis. Non troviamo nulla di trascendentale, ma ad ogni modo si rivela un localino tranquillo in cui bere una birra e un gin-lemon in santa pace (anche se nell'altra sala è in corso un concerto!).

 

Giorno 3: Bye Bye Glasgow … il tempo certo ci aiuta a non sentire la mancanza della città. Grigia l’abbiamo trovata e grigia l’abbiamo lasciata. Carichiamo tutte le valigie sulla Seat e riprendiamo la strada. Edimburgo dista solo 50 miglia, quindi ce la prendiamo comoda. Facciamo tappa al primo castello che avevo segnato: Bothwell Castle. Come direbbero le mie amiche: “beh, ma sono quattro muri diroccati”. Esatto, però quattro muri tipici! A parte gli scherzi, si tratta di una rocca imponente e dal tipico colore rossiccio. Se avete tempo da perdere, fateci un salto, giusto per curiosità.

Finalmente entriamo in Edimburgo. Dopo qualche giro a vuoto per trovare un parcheggio, arriva la botta di fortuna e ci troviamo di fronte al NCP Car Park in Castle Terrace, un ottimo parcheggio coperto e custodito. Ma la fortuna maggiore è che in dieci minuti a piedi raggiungiamo il nostro ostello: Budget Backpackers. Subito qualche annotazione, ma a dire il vero basta una parola: ottimo. È una struttura giovanile, colorata, comoda, attrezzata. I bagni sono in comune tra due stanze, spartane ma adeguate. E la posizione è veramente impagabile. L’ostello, che si trova a due passi da Grassmarket, una piazza rettangolare sulla quale si affacciano numerosi pub e ristoranti, ha l’entrata in Cowgate, via piena di discoteche e locali. Insomma, dalle cinque del pomeriggio tutta la zona si riempie di giovani, abitanti e turisti in un miscuglio di lingue e culture. La nostra scelta per il pranzo ricade sul Beehive Inn, che mantiene le aspettative (e torneremo lì anche la sera dopo, per una birra e quattro salti al ritmo di musica anni 80). Da Grassmarket parte il nostro tour per la città, che ci porta alla scoperta dell’Università e della zona sud del centro, per poi immetterci in Canongate. Si tratta della via più nota della capitale, ribattezzata anche Royal Mile, e unisce il castello al Palace of Holyroodhouse. Leggermente in discesa, è l’asse portante della Old Town ed è costeggiata da pub, negozi, monumenti, piazzette e cortili nascosti. Nella parte alta il Royal Mile prende il nome di Lawnmarket; si amplia e se siete fortunati potrete assistere allo spettacolo di qualche artista di strada, e ascoltare le melodia della cornamusa dei bagpiper che si guadagnano da vivere suonando per i turisti. Proseguendo verso est si entra in High Street, fiancheggiata da pub e ristoranti tipicamente scozzesi; seguendo il Mile verso est, si arriva anche alla famosa chiesa gotica di St. Giles. Scendendo verso ovest, non perdetevi il Mary King’s Close, un labirinto di stradine e vicoli che si dice essere infestato dai fantasmi. Alla fine, dopo esserci lasciate il moderno edificio dello Scottish Parliament alle spalle, e aver guardato attraverso il cancello dell’Holyroodhouse senza entrarci, decidiamo di “scalare” Calton Hill. È un’esperienza unica! Dopo un vialetto umido e stretto in mezzo alla vegetazione, la strada si apre verso una collina dal verde accecante che domina tutta la città. Una panoramica di 360° su Edimburgo, per ammirarne le bellezze, dal castello al Royal Mile, dalla montagna dell’Holyrood Park alla Waverly Station. Per non parlare degli edifici neoclassici che si trovano sulla sommità, tra cui la base e le colonne di un Partenone mai terminato. Rimanendo in tema, non perdetevi la National Gallery of Scotland, ma nemmeno, se siete appassionate di shopping come me, le vicine Princes Street e Rose Street, quest'ultima pedonale e ricca di negozietti. Ma quello che è rimasto maggiormente impresso a tutte noi è stata la “gita” a Holyrood Park. Non so nemmeno come descrivervi questo luogo, una montagna in città, che offre diversi percorsi, dai più faticosi – con ripide salite da affrontare con le scarpe da ginnastica – a quelli più dolci, per una biciclettata o una passeggiata tra amici. Seduti su una delle panchine vicine alla strada, potrete dominare la città, vedere di fronte a voi il castello e Calton Hill, ammirare l’estensione dei campi da golf sottostanti, respirare la natura e sentirvi persi tra queste “quasi” Highlands. Se posso darvi un consiglio: prendetevi mezz’ora per stare da soli e ammirate il paesaggio, possibilmente con musica celtica nelle orecchie. È un’esperienza che non dimenticherete!

Lasciare Edimburgo richiede forza d’animo, ci siamo proprio affezionate al clima della città, alle sue vie, ai suoi muri anneriti, alla molteplicità di persone che vi si incontra. Ma tant’è, the tour must go on!

 

GIORNO 4: L’idea è quella di proseguire verso nord, facendo tappa a Stirling per visitare l’omonimo castello. Si dice sia tra i più importanti di Scozia, ma devo confessarvi una cosa: arriviamo nel cortile del castello e facciamo dietro-front. Le 13£ di biglietto d’ingresso fanno la loro parte nello scoraggiarci dall’entrare, ma forse sotto sotto pensiamo non ne valga troppo la pena. Cosa che non si può dire per Holy Rude, una stupenda chiesa gotica a tre navate che mostra ancora la copertura in quercia originale del XII secolo. Per quanto riguarda il consiglio culinario – non facciamo altro che mangiare e bere, in effetti! – noi troviamo un ambiente davvero cosy nella Darnley Coffee House di Bow Street.

Dopo un paio d’ore siamo di nuovo in macchina, questa volta in direzione Aberdeen. Decidiamo sul momento un cambio di rotta, per andare a vedere St. Andrews, una cittadina sulla costa. Scopriamo un luogo davvero interessante, una delle capitali mondiali del golf e sede della più antica e prestigiosa università di Scozia. Ma quello che colpisce la nostra attenzione sono le rovine della Cattedrale: i resti della facciata, parti delle mura perimetrali, dell’abside e del chiostro fanno immaginare quanto dovesse essere imponente e maestosa questa chiesa. Il vento pungente non ci impedisce di fare due passi sul molo, vicino al porticciolo, da cui abbiamo una visione d’insieme davvero suggestiva, con la luce del sole tardo pomeridiano che illumina il passato e il presente, uno di fianco all'altro.

Ma il sole non è ancora calato, e abbiamo ancora abbastanza energia per attraversare Perth, Dundee, arrivare a Stonehaven e cercare il Dunnottar Castle. Sono le sette e mezzo, ma nulla ci ferma. Superiamo il cancelletto e ci avviamo per il sentiero che porta al mare e alle rovine. Ci troviamo di fronte all’impressionante roccia a picco sul mare sulla quale sorge il castello, e ammiriamo le spiagge sottostanti. Non c’è nessuno. Il silenzio e la natura ci circondano, il sole ha tinto di rosa il cielo e con quest’immagine ancora negli occhi ci avviamo ad Aberdeen, dove si conclude il quarto giorno. Non abbiamo però le forze di girare la città. E siamo ormai a più di metà del nostro viaggio.

 

GIORNO 5: Ci svegliamo con la pioggia, stranamente. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Il programma della giornata prevede l’arrivo a Inverness, la capitale delle Highlands. A mezzogiorno ci fermiamo a Elgin (N.B. da pronunciare con la g di gatto), una piccola cittadina che offre al visitatore i resti della Cattedrale. Meno imponente di quella di St. Andrews, possiede lo stesso fascino e suscita riflessioni preromantiche (soprattutto se studiate letteratura inglese!). È ormai ora di pranzo, gli stomaci borbottano e le velleità artistiche lasciano il posto  – come sempre – a quelle culinarie. Questa volta è il The Pancake Place, sulla via principale, ad accoglierci. Vi dico solo questo: pancake con succo d’acero, pezzetti di banana, gelato alla vaniglia. Me lo sogno ancora adesso …

Ripartiamo alla volta del castello di Cawdor, l’indimenticabile dimora shakespeariana di Lord e Lady Macbeth. Riusciamo a perderci in un paesino con quattro case in croce e, dopo aver battuto in lungo e in largo tutte le stradine che s'inerpicano sulle colline circostanti, scopriamo che il castello non apre fino a maggio. La delusione! Anche perché è considerato uno dei castelli più belli della Scozia. Ma abbiamo ancora tempo, e così convinco le mie amiche ad andare a Culloden Battlefield, l’enorme campo sul quale morirono i 1200 giacobiti che alla fine del Settecento avevano sostenuto il ritorno degli Stuart al trono. La giornata è migliorata, e ci ritroviamo circondate da erba verdissima e da un cielo azzurro costellato di nuvole multiformi. Potrà sembrarvi solo erba, in effetti, ma è “erba tipica”, come dico ridendo alle mie amiche, ed è il cuore di questa terra, che deve la sua bellezza alla natura stupenda che lì vi cresce. Dopo aver assaporato la storia con la S maiuscola, arriviamo a Inverness. Ci riposiamo, finalmente, all’Inverness Student Hostel. Un’ottima sistemazione in un ambiente famigliare, due piccole stanze con poltroncine e divanetti, giochi di società e libri. La camera è da sei, rustica ma pulita. Siamo soddisfatte. Prima di andare a letto, facciamo una camminata lungo il fiume Ness, che attraversa la città, e ammiriamo le luci colorate che vengono proiettate sul ponte.

 

GIORNO 6: La pioggia incornicia il nostro penultimo giorno. Ok, non è un problema, anzi, decidiamo coraggiosamente di affrontare una crociera di un’ora sul Loch Ness. L’attrazione principale è l’Urquhart Castle, nemmeno a dirlo le rovine di un castello trecentesco. Nonostante la nebbia che sale dal lago, la vista è davvero suggestiva, e con un po’ di fantasia riusciamo anche ad immaginare quanto sarebbe bello sotto una luce più, come dire, primaverile. La tappa-pranzo questa volta è a Fort Augustus, piccolo centro all’estremità meridionale di Loch Ness. La particolarità di questo paese è il sistema di sei chiuse che collega il lago al Caledonian Canal. Ammetto che le chiuse le vediamo molto velocemente, mentre corriamo a ripararci in un pub, il Loch Inn, in cui mangiamo fish and chips cucinato come Dio comanda, e una Baileys Cheesecake, che vale tutte e 5 le sterline pagate.

Arriviamo così a Fort William e lasciamo le valigie al Fort William Backpackers, un ostello associato a quello di Inverness, in cui ritroviamo quell’ambiente tranquillo e famigliare che tanto avevamo apprezzato il giorno prima. La stanchezza inizia a farsi sentire, ma facciamo un giretto nella cittadina, che si trova sulle rive del Loch Linne ed è dominata dal Ben Nevis, la più alta vetta inglese. Vengono organizzate diverse escursioni per raggiungere la cima, ma noi diamo forfait e rimaniamo a poltrire in ostello! Se avete tempo, però, guidate qualche miglio a nord e raggiungete il viadotto di Glenfinnan, quello che si vede in tutti i film di Harry Potter, per intenderci!

 

GIORNO 7: Eccoci arrivate alla fine del nostro viaggio. Non sono previste tappe, solo un lungo spostamento in macchina da Fort William a Prestwick. Non sembra un’idea troppo allettante, ma non appena ci lasciamo la città alle spalle, ci troviamo immerse in un territorio aspro, dalle tipiche colorazioni beige e marrone: la zona di Glencoe. Non c’è nulla per molte miglia, solo natura incontaminata. Uno spettacolo. Da lì si prosegue verso il Loch Lomond, ma solo dopo aver attraversato il Rannoch Moor, una zona paludosa che, a chi come noi ha visto la saga de Il Signore degli Anelli, non può non ricordare le Paludi Morte. È un paragone macabro? Non lasciatevi spaventare, è un luogo di una suggestione incredibile (e tenete sempre a mente che le nuvole rendevano l’atmosfera molto cupa). Il parco nazionale del Loch Lomond è una zona verdissima, stretta tra il lago omonimo e il massiccio del Ben Lomond, e attraversare in macchina questo territorio è davvero affascinante. Sì, perché la strada è minuscola e a picco sul lago! Ma l’acqua che riflette i raggi è così rilassante, e la foresta che ci avvolge così fitta che abbandonare tutto questo per ributtarsi sulla motorway verso l’aeroporto è proprio deprimente. Trascorriamo le ultime ore in spiaggia, a Prestwick, sedute ad un tavolino dell'unico baretto. Siamo un po’ tristi, ma è stato un viaggio memorabile e non possiamo che essere completamente soddisfatte.

 p.s. Fàilte è il termine gaelico per welcome!

by Sara il sabato 19 maggio 2012 alle 22:52 Commenti ( 0 )



  

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