taxco e cuernavaca
Il caldo e festoso benvenuto che riceviamo al nostro arrivo a taxco ci trasporta immediatamente nella dimensione della vacanza.
Taxco, villaggio incastonato nei monti del messico è celebre per la lavorazione dell’argento.
Abbarbicata sulle ripide pendici di una collina è percorsa da strette strade acciottolate che si allargano in graziose piazze e rivelano ad ogni angolo incantevoli vedute.
Taxco divenne famosa intorno alla metà del 1700 con josè de la borda che scoprì la miniera d’argento e come ringraziamento fece costruire la chiesa di s.ta prisca.
Nel bellissimo giardino tropicale del ristorante “las mananitas” a cuernavaca ci rilassiamo finalmente dalle tensioni del lungo viaggio,
dopo i fatti avvenuti l’11 settembre abbiamo cambiato i nostri itinerari e optato per il più tranquillo messico.
Ma gli echi di quella enorme tragedia non si sono ancora spenti e così ci sono volute ben 36 ore per giungere dall’italia a città del messico.
Ora però ci guardiamo intorno, brindiamo con un cocktail margarita e i disagi sono subito dimenticati.
Siamo al nostro 2° viaggio in messico e questo itinerario ci porterà a visitare le città coloniali, il carnevale di veracruz, antiche città preispaniche poco conosciute e per finire la sierra tarahumara a nord del messico.
el tajin
Ci dirigiamo verso papantla sulle costa caraibica a nord del messico per visitare l’antica città di el tajin.
All’arrivo fuori dal sito archeologico i volatore come ogni giorno ripetono il loro spettacolo.
Si ritiene che nel periodo preispanico la cerimonia dei volatore di papantla fosse legata alll’agricoltura e alla fertilità.
Cinque uomini in costume tradizionale salgono fino ad una minuscolo piattaforma posta sulla sommità di un alto paolo.
Lassù uno di essi suona il flauto ed accenna passi di danza. Gli altri 4 assicurati da funi si lanciano a capofitto e roteando in cerchi sempre più larghi intorno al palo discendono lentamente al suolo.
El tajin prese il nome del dio della luna e della pioggia. Infatti significa tuono, fulmine e uragano.
Si ritiene che il sacro gioco della palla abbia avuto origine qui.
Infatti sono stati rinvenuti ben 17 campi da gioco, due dei quali riportati alla luce e restaurati.
essi presentano splendidi rilievi che illustrano scene del gioco e dei della morte.
Impressionante e unica è la piramide delle nicchie, che nonostante le sue piccole dimensioni risalta per la sua geometria ritmica ondulatoria e per i suoi 365 altari quadrati.
La città fu abitata inizialmente dai totonachi e successivamente dagli olmechi.
Questo speciale luogo è circondato da piantagioni di vaniglia.
Dopo la visita proseguiamo il viaggio verso sud fino a veracruz per partecipare al suo coloratissimo carnevale.
Veracruz
Proprio da qui iniziò l’avventura coloniale in messico, quando all’inizio del1 500 cortes sbarcò su questa costa pochi km. A nord di veracruz.
Oggi la moderna veracruz offre uno dei più invitanti ambienti della costa messicana.
Nella notte, sotto i portici della piazza principale, veracruz si anima grazie ai ballerini di danzon, ballo popolare di origine caraibica, i cui movimenti invitano gli astanti ad unirsi alle danze.
Puebla Appena giunti a puebla da veri golosi ci cimentiamo coi suoi piatti, esempio unico della gastronomia messicana.
Questa città coloniale ha subito uun notevole processo di modernizzazione.
Caratterizzata da antichi edifici del 16°, secolo oggi restaurati dopo il terremoto del 1999, conserva un tranquillo stile di vita quotidiano.
cholula
Continuando a seguire i passi dei conquistador arriviamo a cholula, dove sotto la grande piramide gli archeologi hanno scavato oltre
Dalle gallerie usciamo sul patio degli altari. Le cronache dell’epoca affermano che quando i conquistatori arrivarono a cholula trovarono più di 300 piramidi che gli indios utilizzavano con elaborato cerimoniale.
Ma niente era simile alla grande piramide tepanapa, che con i suoi
Oggi la grande piramide tepanapa è interamen te abbandonata e a distanza ricorda un cumulo di macerie nel quale è difficile riconoscere una piramide. Infatti appare come una collinetta sulla cui cima gli spagnoli hanno edificato una chiesa.
Attraversando il messico, ci si accorge di innumerevoli cumuli di sassi accatastati, di strane colline.
Quelle erano città, erano case, luoghi sacri terre di qualcuno.
Anche se oggi sembrano non essere più niente, ci ricordano che la vita è passata tra quei sassi e che in quelle case degli uomini hanno vissuto, sofferto ed amato.
cacaxtla
Dopo aver percorso pochi km. Arriviamo alla zona archeologica di cacaxtla dove, nelle rovine dell’enorme palazzo reale si possono ammirare alcuni degli affreschi preispanici meglio conservati e dai vivaci colori.
Il grande mural de la battaglia raffigura due gruppi di guerrieri grandezza naturale con indosso pellli di giaguaro e l’altro vestito di piume impegnati in una feroce battaglia.
In questo luogo sono stati rinvenuti in una buca numerosi resti umani.
Il messico è un territorio strano. Spesso le insidie si nascondono nella storia, nelle cose che sono difficili da comprendere.
Il messico è un mondo antico, non si conoscono le spiegazioni per tutto quello che avveniva.
Là dove c’era la cultura religiosa c’era la cultura del sangue. Non si può credere senza offrire qualcosa a qualcuno.
Il messico non si ha ancora svelato tutti i suoi segreti e kukulkan aleggia ancora tra i suoi sassi.
Siamo ormai al tramonto. Poco distante il vulcano potocatepetl emette pennacchi di gas e cenere.
Tula
La cultura militaristica tolteca ha dominato la maggior parte del messico settentrionale e centrale e ha influenzato fortemente la successiva società azteca.
è importante per i campi del gioco della palla, per le sue figure finemente intagliate nella pietra e gli splendidi colonnati.
Ma più importanti di tutto sono i suoi atlanti o soldati di pietra. Torreggianti figure in basalto alte quasi 5 mt. Che ricordano dei totem.
Questi 4 talamoni e i pilastri alle loro spalle, sostenevano il tetto di un tempio. Appare evidente che tula conobbe un periodo di grande splendore.
Citta del messico
Continuando il nostro viaggio entriamo nell’imponente città del messico, attualmente l’agglomerato urbano più esteso e popolato del nostro pianeta.
Visitiamo il suo museo nazionale di antropologia uno dei più bei musei archeologici del mondo. Nelle sue sale gli splendidi reperti raccontano 90 secoli di evoluzione umana del messico.
All’epoca della conquista spagnola il messico era dominato dagli aztechi. l’ascesa degli aztechi si realizzò nell’arco di circa 1 secolo. nessun altro popolo messicano riuscì ad elevarsi così rapidamente dallo stato primitivo a quello i società imperiale progredita.
Al suo apogeo, l’etichetta presso le corti azteche raggiunse un livello tale di raffinatezza che esistevano regole precise perfino sul modo di odorare un fiore.
La loro capitale tenochtitlan diverrà poi città del messico.
L’ultimo e più Famoso degli imperatori aztechi montezuma 2° iniziò la sua carriera come generale, acquistando fama di uomo audace e coraggioso.
Ma col passare del tempo il re guerriero si ammorbidì, dedicando sempre di più ai doveri sacerdotali e sempre meno al gioco crudele della guerra.
Questo cambiamento sarà una delle cause della sconfitta degli aztechi contro gli spagnoli.
Nel 1864 gli imperatori massimiliano e carlotta si stabilirono nel castello all’interno del bosco di chapultepec sulla sommità della collina. Successivamente divenuto la residenza del presidente fu trasformato in museo di storia nazionale.
Dopo una breve passeggiata nella zona rosa quartiere molto alla moda di messico city, ci rechiamo nel pittoresco quartiere s. angel.
Il giorno seguente ci rechiamo allo zoccolo. A pochi passi si trova l’incredibile sito archeologico del tempio major, il recinto sacro che secondo gli aztechi era il centro dell’universo.
Il labirinto di mura imponenti è costiuito da piramidi sovrapposte e costruite una sopra l’altra in epoche successive lungo un periodo di 200 annni.
Dietro c’è il museo, un affascinante spaccato del mondo azteco con veri capolavori, rinvenuti nel tempio.
La splendida piazza dello zocalo un tempo sede del mercato azteco e dimora di montezuma, è un enorme mosaico colorato.
Lo spettacolo va in scena ogni giorno, i danzatori indios discendenti degli aztechi coi loro splendidi piumaggi colorati. Ballano senza tregua e procedono a riti purificatori a beneficio di passanti e turisti.
Al centro dello zocalo, la cattedrale con lesue grandi torri, ospita molti tesori dell’epoca coloniale ed è la più grande chiesa di tutta l’america latina.
Sulla terrazza dell’hotel Majestic ci riposiamo ammirando lo zocalo, i monumenti che la circondano e il tramestio della folla sottostante.
Nel frattempo una manifestazione politica marcia verso il palazzo nazionale.
Al tramonto ci pensa la guardia presidenziale a mettere tutti d’accordo marciando verso il palazzo dopo aver ammainato l’immensa bandiera che sventola sulla piazza.
La sera ci rechiamo a plaza garibaldi l’anima di città del messico. Da qui ogni messicano una volta o l’altra nella vita è passato in cerca di felicità e conforto.
È il tempio dei mariachi che trasportano avventori e sfaccendati sulle note di languidi canzoni.
Chihuahua
L’attrattiva principale dio chihuahua è la 5° luz l’antica casa del bandito rivoluzionario pancho villa e suo quartier generale ora trasformata in museo della rivoluzione messicana.
Nel cortile viene conservata la dodge nera che pancho villa guidava quando fu assassinato.
Per il resto chihuahua è una città tranquilla e sonnolenta. Nel centro della plaza de armas si erge in tutta la sua magnificenza la cattedrale con la sua splendida facciata barocca.
sierra tarahumara
Alle 6 del mattino a chihuahua saliamo sul chepe che sta per ferrocarril-chihuahua-pacifico sulla linea ferroviaria più spettacolare del mondo:
Inoltrandoci nella sierra il viaggio diventa spettacolo. Siamo col naso attaccato ai finestrini.
Il panorama è splendido. Un susseguirsi di gole, tunnel, ponti a strapiombo, pareti di canyon a picco e in basso il fiume.
A mezzogiorno arriveremo a creel la nostra 1° tappa fra queste splendide gole.
Creel è un villaggio di montagna che rappresenta il centro ideale per le escursioni nei dintorni.
Appena arrivate non perdiamo tempo e con una guida partiamo per la visita dei canyon.
Superato il lago arareko, un delizioso specchio d’acqua azzurra circondato da massi e foreste di pini proseguiamo verso la bufa un canyon profondo 1750 mt. A più di
Per raggiungere la bufa si attraversano 5 canyon spettacolari, alcuni dei quali più profondi del gran canyon del colorado.
Addentrandosi nella sierra, il paesaggio si fa sempre più bello.
E’ un messico inaspettato quello che ci troviamo di fronte, un tripudio di verde, di vallate grandiose, creste granitiche e canyon stupefacenti.
Il cielo assume un colore azzurro intenso che fa da contrasto a cirri di nuvole bianchissime.
In questa terra in stupendi contesti naturali di grotte, foreste e dirupi, abitano i tarahumara
La più autentica tra le etnie del nord america una popolazione indigena che ha conservato buona parte delle sue tradizioni.
Torniamo al tramonto; nei nostri occhi il colore di un cielo indimenticabile.
Nella zona dei canyon dello stato di chihuahua tra rocce impervie e dolci declivi vivono gli indiani tarahumara.
Da sempre immersi nella pace e nel silenzio di questi luoghi, vivono ancora oggi inalterata la loro natura. Molti di loro risiedono ancora nelle rotte o in capanne costruite con tronchi di legno e comunicano tra loro facendosi segnali di fumo.
Discendenti dalle tribù del nord america i tarahumara si sono insediati in queste terre dopo essere sfuggiti alle repressioni degli apache prima, e degli spagnoli dopo, ed hanno saputo resistere, più di ogni altra gente nella mesoamerica all’influenza e alla contaminazione dei bianchi.
Protetta da questo territorio integro e quasi dimenticato la comunità tarahumara formata da circa 50.000 persone sparse nella sierra, oltre a conservare i propri costumi e tradizioni, continua ad avere uno stile di vita primitivo.
Visitando i dintorni di creel, piacevole cittadina circondata da pinete, notiamo interessanti formazioni rocciose. Le formazioni rocciose verticali presenti in questa valle danno origine al suo tradizionale nome tarahumara di bisabirachi che significa valle dei peni eretti.
I tarahumara sono noti anche per compiere lunghi tragitti correndo. La corsa è molto importante per loro, infatti essi si definiscono raramuri che significa coloro che corrono veloci.
Ancora oggi durante le loro feste effettuano estenuanti gare di corsa calciando in continuazione una piccola palla di legno.
Persone molto schive e riservate, traggono sostentamento da un tipo di agricoltura molto semplice basata essenzialmente sulla coltivazione del mais e dei fagioli.
Si dedicano anche all’allevamento ed alla lavorazione artigianale dei tessuti, monili, archi per la caccia, tamburi e violini. I missionari cattolici presenti sul territorio hanno migliorato in parte le loro condizioni di vita ma non sono riusciti del tutto a convertirli.
Riprendiamo il viaggio col chepe e dopo 30 minuti scendiamo alla stazione di disavidero un piccolo villaggio costruito sulla barranca del cobre. La stazione è piena di bancarelle e di donne che vendono i loro prodotti artigianali.
Si rimane senza fiato di fronte a questo paesaggio incredibile, uno dei più spettacolari di tutte le americhe.
Durante la settimana santa in questa sierra tarahumara danno luogo a grandi festeggiamenti.
E’ loro usanza effettuare rumorosi raduni dove, pur assistendo alle funzioni religiose, venerano anche le loro divinità, con pittoresche danze e i corpi dipinti.
In effetti praticano un cattolicesimo confuso con arcaiche credenze. I loro stregoni sono importanti quanto i preti cattolici e sono gli unici membri della tribù cui sia consentito di fare uso del peiote un allucinogeno che assumono per eseguire una bizzarra danza che ha lo scopo di curare i malati.
Osservando queste donne e i loro bambini penso che questo popolo ha molto da insegnarci.
Nonostante essi lottino ogni giorno per la vita e la sopravvivenza, si avverte la loro grande umanità che la nostra società civilizzata pare avere dimenticato.
Esse ci trasmettono un messaggio dei grande psesia che mi fa ricordare i versi di un poeta tarahumara.
“di che si nutre la mia anima?
Di una musica con respiro senza eguali
Di una poesia che tocca le mie corde più recondite
Di un canto che allontana la mia solitudine
Del desiderio di respiro che sento sotto i pini
Della forza che vi danno le soleggiate montagne
Di una amicizia che mi apre la porta all’infinito
Del tuo sorriso che esprime luce, speranza,
allegria e amore per la vita”