MALI
Bamako
Con gianna e la sua amica costantana arriviamo a bamako e ci troviamo subito avvolte da un caldo africano. Domani ci raggiungeranno gli altri amici inizieremo il tour
Bamako è la capitale del mali, uno dei paesi più poveri del mondo, definito anche “la farfalla del deserto” per la sua strana forma simile a un papillon.
e’ il fiume niger che attraversando il paese per
Sulle sue rive si affacciano i centri più importanti:
bamako, la capitale; segou la seconda città del mali e la mitica timbuctu, la città d’oro al confine con il sahara la città dei tuareg.
Il fiume niger che attraversa tutto il paese con la sua enorme ansa è fonte di vita da millenni.
Grazie a questo fiume in passato il mali ha vissuto momenti di straordinaria ricchezza e storia.
La calma delle sue acque lievemente increspate dalle lunghe pinasse e le canoe dei pesatori bozo, sembra aver influenzato anche l’attività dei porti e della navigazione.
Nei suoi porti le notizie arrivano prima che altrove. Le sue acque poi sono piene di pesci, risorsa impagabile per un paese che di proteine non abbonda.
Bamako è una città molto piacevole per il suo carattere tipicamente indigeno ed è una delle poche in africa che abbia saputo resistere agli attacchi del modernismo sfrenato.
Nei suoi quartieri interamente costruiti in fango, stretti tra il iume e la collina si mescolano le popolazioni del sahel che frequentano numerose il grand marchè una delle maggiori attrattive della città.
Questa zona è molto animata. Si trova di tutto. Dalle spezie, alle pentole, dalle coperte ai gioiellieri che lavorano lò’aregento.
Qui impariamo a conoscere gli interminabili saluti africani dalla tipica cantilena con la quale i locali parlano il francese: ca va? Ca va bien? E la sautè e la famille’’??
Al tramonto ci rechiamo sull’altopiano, da dove si domina tutta la ciTtà e il fiume.
Segou
la mattina partiamo presto per segou.
Al primo villaggio ci fermiamo ad osservare le donne al lavoro.
Stanno preparando il burro di karitè. Prima procedono alla tostatura delle noci, che vengono poi finemente triturate nei mortai.
Dopo di che la farina viene setacciata per procedere poi alla lavorazione finale formando delle palle che vengono utilizzate come sapone.
I mercati del mali sonno una straordinaria festa per gli occhi del viaggiatore perché qui convergono gli esponenti di molte etnie:
tuareg col tipico abito azzurro;
sottilissimi fulani che arrivano per vendere i loro buoi dalle corna lunate;
eleganti donne songhai dagli enormi orecchini d’oro;
pescatori bozo che ca<tturano i pesci con la magia;
pastori malinkè con le loro capre selvatiche;
ragazze bambara dall’indimenticabile sorriso e dogon dalla testa tonda che scendono dai loro villaggi ai piedi della falesia di bandiagara a vendere le cipolle.
Non importa aver camminato per ore sotto il sole, l’importante è esserci.
Al mercato si mangia, si ride, si parla, si vive.. per le donne in particolare modo il mercato è una seconda casa, con e le sue consuetudini, i suoi riti.
E’ uno strano paese il mali; conta a malapena 10 milioni di abitanti, ma parla una ventina di lingue diverse.
A segou facciamo una breve sosta per visitare il mercato della terracotta sulle sponde del fiume niger.
Qui con le pinasse vengono trasportati per essere venduti, gli utensili in terracotta fabbricati sull’altra sponda del niger.
Ci si nuove in un’atmosfera ovattata, dove gesti, merci e grida sono assorbiti dalla polvere sospesa nell’aria calda.
San
In serata giungiamo a san dove passeremo la notte in un hotel a 5 stelle e 1 una luna.
Ci alziamo di buon’ora, belli vispi dopo una notte in questo delizioso albergo e riprendiamo il nostro viaggio.
Ex granaio dell’africa occidentale oggi il mali resta una terra ricca ed ammaliante, come i popoli che lo abitano, custodi di una storia più ricca di quanto si possa immaginare.
L’impero del mali esisteva già nell’anno 1000. era un impero vasto, forte e potente che arrivava fino al mare e dominava mezza africa occidentale.
Presso gli arabi quell’immenso stato era noto per l’equità delle sue leggi, in europa, per la ricchezza dei “mansa” i suoi sovrani.
Il suo fondatore fu sundiata keita il mitico “re leone” tuttora nel cuore dei maliani.
L’impero del mali, raggiunse il suo apogeo con l’imperatore kanwan musa di cui è rimasto leggendario il pellegrinaggio alla mecca, con una delle più incredibili carovane che mai abbiano attraversato il sahara.
Portò con sé un seguito di 60.000 persone vestite di seta e broccati, centinaia di cammelli carichi di polvere d’oro e avorio e
Per oltre un secolo, nel suo periodo di massimo fulgore, l’impero del mali ha realizzato un modello di integrazione politica al cui interno popoli diversi di tutte le etnie, riconoscevano l’autorità di un unico sovrano.
Oggi dell’antico splendore è rimasto solo il ricordo e il mali resta uno dei paesi più arcaici dell’africa.
djenne
facciamo il nostro ingresso a djenne dopo aver attraversato in mezzo a carri variopinti, masserie e locali, un ramo del bani.
Qui abbiamo il primo contatto con la caratteristica architettura neosudanese in terra cruda dell’antico regno. Già si sente il profumo di leggende e di parole che evocano la memoria del medievale impero del mali.
Il capolavoro di djennè è una mosche che conta 3 minareti e cento colonne.
Ristrutturata 170 anni fa, l’edificio originario risale alla fine del 1200 e comprendeva anche un’università. Fu costruita quando il mali era un impero evoluto e potente.
djennè è una città sonnolenta che si anima solo per il mercato del lunedì.
Oggi è giorno di mercato e nulla più eccitante di una mercato africano.
Se poi è all’ombra della più grande moschea dell’0africa occidentale fatta di fango è magico.
Djennè, orgogliosa della sua splendida moschea di argilla disseccata è ancora più affascinante quando la cingono i mille colori del suo mercato.
E’ nei mercati del mali che batte il cuore del paese. I costumi, i personaggi, le mercanzie sparpagliate qua e là, colori accesi e fori sono carichi di suggestione.
Si sentono in un solo giorno tutte le lingue parlate in mali, quando bambara, fulani tuareg, songhai, malinkè, dogon e tutte le altre etnie si raccolgono intorno alle merci dei venditori.
Fa un caldo soffocante, ma il mercato ci ripaga con la sua vivacità:
i colori, la gente intenta alle proprie faccende, le folle dei bambini che ti guidano dappertutto e soprattutto la moschea di fango.
Peccato che l’ingresso sia precluso ai non musulmani, ma dall’alto la vista panoramica sul complesso edificio è comunque da mozzafiato.
Curiosando tra le viuzze di queste città, non passa inosservata l’architettura che ha reso famosa djennè interamente fatta di banco e piso una particolare miscela di argilla, sterco ed acqua.
Mopti
Proseguiamo il nostro viaggio per mopti una città piena di vita e di grande fascino.
Costruita su 3 isolotti, collegata da ponti, mopti ha rappresentato e ancora rappresenta uno dei nodi commerciali più importanti dell’africa occidentale, punto strategico dell’economia maliana.
Questo viaggio è certamente un’esperienza straordinaria, con i suoi favolosi paesaggi, col silenzio e la polvere del deserto, con le acque tranquille dei fiumi bani e niger con i ritmi maliani molto soft.
Mopti
Dopo aver camminato nelle viuzze del quartiere di hindè, la vecchia mopti, arriviamo al porto perennemente immerso nel tipico odore di pesce secco, accatastato e venduto in un mercato quotidiano, linfa vitale per la disastrata economia del paese.
Tutto si accumula alla rinfusa nella memoria: i colori degli abiti, la stranezza delle merci, i gesti di chi propone e chi sceglie, gli odori penetranti, il caldo, la polvere, gli occhi e i visi, tutti diversi tra loro per colori e tratti.
E tra questi spiccano i volti intensi e le labbra tatuate delle donne fulani, antica razza di pastori che indossano enormi orecchini simbolo di fertilità.
Essendo situata sulla confluenza dei fiumi bani e niger, il fulcro delle sue attività è proprio il porto, animato dal traffico di chiatte e canoe, che qui si danno appuntamento per barattare le ,oro preziose merci.
Qui arrivano dal sahara i blocchi di sale che, con il pesce secco, partono verso i mercati del golfo di guinea dai quali giungeranno a loro volta, i prodotti destinati ai mercati del deserto.
Probabilmente per questa vocazione commerciale, non certo per inesistenti richiami architettonici, qualcuno definì mopti la venezia dell’africa occidentale.
In questa variopinta babele, il fiume non è solo una via di comunicazione, ma tutto.
Sulle sue rive le campagne sono bene irrigate dalle piene che rendono la terra più fertile e ricca.
Scivoliamo lentamente sul fiume bani a bordo di una pinassa per visitare i villaggi bozo un popolo di pescatori che nei periodo di secca vive sulle isole del fiume e durante le piene passa a vivere sulle barche.
I villaggi bozo che incontriamo risuonano di risate e di giochi, di ca va? Ca va bien? Del saluto dei bambini, di cantilene dolci e nenie cantate dalle donne mentre lavorano.
E sono belle le donne d’africa. Belle anche se l’avvenenza le ha lasciate o non l’hanno mai avuta.
forti e vitali come sanno essere le donne d’africa. Portando sul capo pesanti fardelli, si muovono lente e sinuose e nonostante siano spesso vestite di logore cotonine la loro grazia ed eleganza riesce ad essere toccante.
Hanno la bellezza di chi è consapevole di vivere in una terra dura, ma in grado di lasciare in ognuno di noi una nostalgia difficile da superare, segnando con tracce indelebili le nostre anime.
Dogon
Lasciata mopti il paesaggio comincia a cambiare e l’acqua lascia il posto alla terra.
Qui tra le rocce rosse spuntano quasi fossero rocce essi stessi, i villaggi delle tribù dogon il popolo delle stelle.
Case dalla copertura a terrazza si alternano a granai dal tetto conico, che appoggiandosi gli uni agli altri realizzano un perfetto mimetismo con il paesaggio.
I dogon sono una delle popolazioni più enigmatiche della terra:
animisti abitatori di villaggi arroccati sul fianco della falesia, tra gole, crepacci e massi franati, in uno splendido scenario naturale coltivano verso lo straniero una certa diffidenza.
Ciò e l’aspra geografia dei luoghi hanno contribuito a mantenere viva e intatte tradizioni e modi di vivere. La loro origine come si dice spesso per i popoli che non hanno storia scritta, si perde nella notte dei tempi. La loro è l’africa ancestrale, quella dei simboli, delle pietre magiche, dei riti degli stregoni.
Documentandoci sugli usi e costumi dei dogon scopriamo che i villaggi hanno una pianta caratteristiche rappresenta il corpo umano stilizzato, la cui testa coincide con la togunà la casa della parola depositaria della saggezza degli antenati, dove gli anziani si radunano per discutere e prendere decisioni collettive inerenti la loro semplice vita.
Ogni villaggio ha la propria togunà costituita da una tettoia bassa sorretta da 8 forcelle di legno rche rappresentano gli avi dei dogon.
La struttura delle case, la suddivisione dei campi, i gioielli delle donne tutto è impregnato di mitologia e sacralità.
Dal cesto di paglia a base quadrata e la bocca rotonda che rappresenta l’universo, dagli importantissimi altari, alla togunà la casa madre dove solo gli uomini possono entrare.
Qui l’assenza di qualsiasi elemento di vita moderna e di progresso meccanico ci riporta ad un passato lontano ad un angolo di mondo assolutamente intatto.
La forte coesione organizzativa sociale e religiosa e l’isolamento geografico hanno preservato queste genti dall’influenza esterna dell’islamismo e del cristianesimo conservandone inviolate le tradizioni e i riti atavici.
Entrando in questi villaggi si ha l’impressione di varcare le porte di un tempio. I dogon sono di religione animista, praticano la magia, il culto degli antenati e venerano il coccodrillo e un grande serpente che circonda il mondo e regola le stagioni.
Non ci si può avventurare in questa regione senza una guida. Lo straniero potrebbe violare la segretezza di qualche luogo sacro.
La nostra guida ci mostra la grotta dove cvengono custoditi gli strumenti musicali sacri che possono essere utilizzati solo in occasioni speciali.
Nei pressi, interessanti pitture rupestri che raccontano la storia dei dogon ricoprono una parete di roccia. In questo luogo si radunano i giovani per la cerimonia della circoncisione.
Proseguiamo il nostro viaggio addentrandoci sempre più nelle terre dei dogon.
Piste sabbiose, solitari baobab, rocce dalle forme bizzarre e corsi d’acqua caratterizzano il panorama di questa regione desertica che conduce alla falesia di bandiagara.
Il territorio dogon occupa un altopiano che si innalza dalle basse terre del macina luogo preferito dalle genti fulani, fino a shanga la capitale, per trasformarsi in un picco che domina la pianura del burkinabè.
La grande falesia lunga più di
I dogon sono famosi per la bellezza degli oggetti che sono capaci di creare.
La loro elevata cultura è infatti testimoniata dalla loro arte, una delle più espressive di tutta l’africa.
Il prezioso artigianato locale è ricco e vario e le loro sculture in legno sono ormai famose in tutto il mondo.
Essi fabbricano tutto ciò di cui hanno bisogno ripetendo i gesti millenari dei loro antenati.
Tipiche sono le sculture in legno, spesso raffiguranti l’uomo e la donna, le belle maschere che rappresentano ora l’antilope ora la pantera, il serpente o il coccodrillo.
Splendide sono le porte, interamente scolpite che rappresentano la storia dei dogon.
Passeggiando tra le viuzze del villaggio, arriviamo alla togunà dove gli anziani riposano e discutono dei problemi del villaggio. Nonostante la nostra invadenza ci salutano con cordialità.
Poco più avanti, si trova la dimora quasi inaccessibile dell’hogon capo spirituale e temporale, eletto dall’assemblea dei capi famiglia.
Seduto sulla porta, raccoglie il denaro che gli abbiamo offerto.
Abbiamo un po’ di tempo a disposizione, perciò ne approfittiamo per fare shopping.
Dai taxi locali ci facciamo portare nella botique di antiquariato. Siamo affascinati dalle porticine dei loro granai. Sono dei piccoli capolavori.
Sotto i nostri sguardi allibiti il proprietario smura le porte del suo granaio per venderle a noi. Nel frattempo le donne e i bambini ci intrattengono con il loro chiacchiericcio.
L’attività agricola dei dogon consiste nel coltivare il miglio e pochi altri cereali, tutti stivati nelle capanne granaio, e soprattutto cipolle..inoltre coltivano orti a terrazza, pascolano capre e allevano bestiame.
Nel pomeriggio a piedi discendiamo la falesia scendiamo la falesia tra le crepe dei muri di banco e l’odore d’africa di questi villaggi.
I dogon vivono proprio su queste pareti, i villaggi sono collegati tra di loro da infidi sentieri e da scalette di pietra.
Dopo la nostra prima notte a banani in tenda, partiamo alla scoperta dei villaggi ai piedi della grande falesia.
La nostra meta è jouga piri il villaggio più misterioso della falesia. Nel frattempo facciamo una breve sosta a ibi per visitare il piccolo mercato.
Sulla falesia di youga piri che andremo a visitare, un tempo vivevano i pigmei della tribù dei tellem dei quali sono rimaste tombe ricavate in grotte naturali lungo tutto il muraglione della falesia.
Queste tombe, sono tuttora tabù, ossia sacre ed inviolabili per i dogon che qui si sono insediati provenendo dal ghana, cacciando i pigmei all’epoca del nostro medioevo.
Prima di lasciare il piccolo villaggio di ibi visitiamo la scuola, frequentata da ragazzini di tutte le età.
Dopo un piccolo incidente di percorso, prontamente rimediato dall’autista arriviamo a youga piri, lo spettacolo della parete con le tombe dei pigmei è mozzafiato.
La roccia è in più punti scavata dagli agenti naturali e in questi anfratti i tellem aggiunsero costruzioni in mattoni di argilla che adibirono a case e granai.
Ancora oggi queste costruzioni vengono utilizzate dai dogon durante le cerimonie funebri nelle quali i morti vengono issati per mezzo di corte fino ad esse.
Sulla strada del ritorno facciamo degli incontri molto singolari. L’uomo che vediamo ha 6 dita nella mano destra.
Più avanti un altro ci saluta come si usa fra i dogon con lunghissimi convenevoli.
Il nostro autista, prepara la jeep per il lungo trasferimento che ci attende verso il burkina faso, da dove rientreremo in italia. questo è il nostro ultimo giorno nel mali.
La nostra ultima tappa ai piedi di questa meravigliosa falesia è tireli dove oggi è giorno di mercato. Nei mercati la parte del leone spetta alle donne.
Un mercato ben riuscito si conclude sempre con abbondanti bevute di birra di miglio.
E per finire in bellezza, Finalmente assistiamo alle spettacolari e tanto attese danze dogon, alla quale partecipano solo gli uomini, indossando maschere di ogni tipo.:
alcune rappresentano animali della foresta, mentre altre sono antropomorfe.
Ha scritto qualcuno.:
IL mali travolge, lascia tracce incancellabili nella tua anima, ti scava dentro e durerà sempre.