LIBIA
Prepotente è il nostro desid
E così d’istinto senza riflettere troppo partiamo.
Il Sahara del sogno, dolce infinito, dove il mare lambisce il deserto e i resti dell’antico e potente impero di Roma.
eccoci a Tripoli.
ogni angolo della strada è dominato da gigantografie di Gheddafi, pradre padrone della Libia.
Attraversiamo l’arco trionfale di Marco Aurelio, ultima testimonianza di età romana rimasta a Tripoli, per recarci dalla Piazza Verde nella medina con il suo labirinto di vicoli e i suoi caratteristici suq.
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A Tripoli la moschea più importante dal punto di vista storico e la più visitata è senz’altro la Gurgi, decorata con preziose piastrelle di varie forme geometriche, intarsi e stucchi. |
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Tripoli è il suk della Medina, la vita del porto, ma anche il quartiere degli affari con le sue avveniristiche strutture. Il fascino della capitale libica è nei contrasti forti. |
Ma è’ nella periferia che si respira ancora l’atmosfera genuinamente confusa della vecchia Tripoli: narghilè con le loro fumose essenza alla mela e alla vaniglia. kabab, e caffè
Leptis magna
Pochi passi tra le colonne mozzate ai lati di un sentiero tracciato nel verde e, improvvisamente, ecco apparire, l'imponente Arco di Settimio Severo, troneggiante al centro di viali un tempo colonnati, che delimitano i confini della città romana
Qui, di fronte al celebre arco di Settimio Severo, si capisce perchè le rovine di Leptis Magna, affacciate sul Golfo di Sirte, in un contesto naturale di potente suggestione per i colori smaglianti del cielo e del mare rappresentano un complesso archeologico fra i più grandiosi al mondo.
Dall'arco dei Severi posto all'incrocio tra cardo e decumano massimo la coeva via colonnata, ci condurrà al maestoso ninfeo le terme di Adriano con le sue splendide piscine nelle quali si riflettono superbe colonne scolpite.
Credo sia impossibile sottrarsi al fascino di queste rovine che impongono una contemplazione prima e una meditazione poi, non appena ci si è riavuti dallo stupore e dall'ammirazione del primo approccio
superato il Ninfheum santuario dedicato alle ninfe si raggiunge il foro dei Severi. che grandeggia non lontano dall'imponente complesso formato dal Foro
La magia del luogo è fatta di silenzi assoluti.
Ma, assolutamente magica, è anche la pura bellezza dei siti e dei monumenti che via via si incontrano nel muto procedere per le vie di quella che, duemila anni fa, era una città vivacissima e ricchissima, punto di incontro cosmopolita tra Roma, Africa ed Asia.
Divenuta città romana dopo la 3° guerra punica, Leptis raggiunse il massimo splendore con l’imperatore Settimio Severo a cui aveva dato i natali nel 146 d.c. e che la trasformò in una sontuosa capitale di marmi e monumenti imponenti
Dal foro, con le teste di Gorgoni e Nereidi si accede all’imponente ed elegantissima Basilica, con splendide colonne superbamente scolpite a dimostrazione dei fasti di quell’epoca. entrambi di epoca severiana (210-216 d.C.), la cui pianta, senz'altro anomala, è tra le più note dell'architettura romana.
Se il Foro vecchio, sito in vicinanza del mare, narra, con l'accavallarsi dei monumenti le vicissitudini della prima e dell'ultima Leptis, i due complessi che più impressionano il visitatore sono senz'altro quelli quasi coevi, del fascinoso Mercato e del Teatro.
Il Mercato che oggi ammiriamo fu completato con portici ottagonali e con accessi e raddoppi di colonne verso la via trionfale in epoca severiana,
Quanto sopravvive oggi dell’antica città è una testimonianza della sua grandezza e civilt
Sabratha
A pochi chilometri da Tripoli visitiamo Sabratha.
Assolutamente da non perdere è il Museo.
Consente al visitatore un viaggio nella storia della Libia del p
ammiriamo gli splendidi mosaici ritrovati nella città di Sabrata
Interi pavimenti di più di venti metri di lunghezza e decorazioni con animali e piante di pregevole fattura.
Dopo la visita al museo ci rechiamo nella zona archeologica affacciata sul mare turchese.
Il mare è verde smeraldo e il suo profumo salmastro si mescola alle essenze mediterranee, gli edifici hanno toni ocra e abbondano di marmi colorati.
Tutto intorno si snodano i diversi quartieri della città. Resti di templi, abitazioni, botteghe.
Qua e là vi sono tracce di mosaici. A volte frammenti, a volte interi pavimenti.
Notevole quello dei bagni pubblici, con decori molto eleganti ed il simbolo dei calzari sulla soglia della vasca.
Le terme a mare sono un luogo splendido da cui si gode di un bellissimo panorama.
Più avanti lo spettacolare e imponente teatro con le sue 108 colonne di marmo e granito è di certo il più bello di tutta l’Africa romana.
e alle spalle della scena il mare.
Trasferimento
E’ notte ormai quando da Tripoli arriviamo nella regione del Fezzan.
fuori dall’areoporto i nostri autisti tuareg hanno preparato bevande calde e uno spuntino per ristorarci.
Ci attendono 3 ore di jepp nel buoio della notte per arrivare al campo tendato di Dar Auis, situato nel parco nazionale dell’Akakus.
La mattina al risveglio ci guardiamo intorno e lo spettacolo è da togliere il fiato: guglie, archi enormi, pinnacoli di arenaria erosi da millenni di vento, cumuli di sabbia che sembra borotalco giallo.
Il Sahara libico è una delle aeree meno esplorate, sicuramente tra le più incontaminate
La regione del fezzan in pieno deserto Sahariano si estende in tutto il sud-ovest della Libia.
E’ una immensa conca che racchiude vaste piane da cui emergono improvvise montagne tabulari, rocce gigantesce, altissime dune e scenografie fantastiche
Un sibilo alle nostre spalle ci fa capire che ci siamo:il nostro autista ABDULLSALAM sgonfia leggermente le gomme dei fuoristrada per migliorare l’aderenza sulla sabbia. per correre sulla sabbia debbono essere più morbide.
Oggi ci attende una giornata di immersione nelle dune.
Dune e dune fin dove l'occhio arriva. Laghi, mari, oceani di sabbia.
Alte come montagne, morbide come velluto, sensuali, sinuose come onde. Onde rosa, onde gialle, onde dorate. Dune. ., un rincorrersi di dune che si accavallano come onde e come onde si perdono all’orizzonte.
E' strano, ma nel deserto si pensa spesso al mare. In un certo senso sono ambienti simili dove l'uomo si sente piccolo, piccolo, dove è l'elemento naturale a dominare, conoscerlo non è facile
Sotto questo mare di sabbia color ocra si cela il + grande tesoro del deserto: l’ORO NERO. Il petrolio
ed ecco che lo uadi si allarga, si apre e le dune invadono la nostra strada: gli autisti iniziano un carosello fra le dune, lanciano i loro mezzi in impressionanti scalate per poi abbandonarsi nelle rapide discese. Il paesaggio che ci circonda è assolutamente favoloso: sabbia e sabbia e sabbia contornata da formazioni rocciose modellate nei modi più strani.
Mezzogiorno arriva presto e la sosta è abbastanza lunga anche per consentire agli autisti di riposarsi un po' dalla guida, che assomiglia ad un rodeo.
Ancora una volta, sotto i nostri sguardi stupiti, Gli autisti danno prova della loro perfetta organizzazione
ognuno col proprio preciso compito e con perfetto sincronismo, in breve tempo imbandiscono una tavolata coi fiocchi in pieno deserto.
Abdullsalam, Il nostro autista personale, ha il compito di preparare il thè nel deserto.
Compie il rito con metodica precisione, niente viene lasciato al caso:
dall’accensione del fuoco, alla preparazione del terreno e dei bicchierini, e alla fine del pranzo come digestivo, ci offre uno squisito thè con schiuma.
Ancora qualche chiacchiera poi di nuovo sulle auto e si parte verso i tanti paesaggi del deserto: distese di sabbia rossa o pietraie nere, rocce appuntite o tozzi conetti, piane sterminate o strette vallate.
Siamo al campo.
È qui che passeremo la notte, sotto una duna dalla cui sommità l'orizzonte spazia fino al Tassili algerino a cui il tramonto fa assumere i colori più caldi che vanno dall'arancio al rosso.
Ma anche la luna nel deserto è leggendaria.
Al suo sorgere le stelle spariscono e la luce è così intensa da ridare forma a tutto.
E tutto diventa prezioso argento
AKAKUS UADI TESHUINET
Il Tadrat akakus dichiarato parco nazionale è una spettacolare regione montagnosa,
che racchiude sparse tra rocce e canyon le incisioni rupestri + preziose di tutta l’Africa.
Oggi ci rechiamo ad ammirare quelle della zona dell’Wadi Teshuinet.
L’uomo della preistoria non ha resistito alla tentazione di affrescare pareti utilizzando colori naturali che hanno resistito fino ai nostri giorni.
Pitture e incisioni di grande bellezza raccontano in un paesaggiio strepitoso, la grandiosità della storia preistorica di questi luoghi.
Questi esempi di arte rupestre, sono considerati i + belli di tutto il continente africano, alcuni dei quali risalgono a più di 6000 anni fa
Facciamo una breve sosta.
A salutarci Arriva anche un Mula Mula, uccellino portafortuna.
La giornata parte proprio bene.
L’Akakus è un labirinto di pietra con fiumi fossili che si sono trasformati in piste intricate.
All’improvviso di fronte a noi una carovana di cammelli.
Un piacevole e inaspettato incontro nel deserto.
I cammelli bianchi e bellissimi sono bardati con le tipiche selle tuareg a forma di croce.
Il deserto del Fezzan ha visto nascere e scomparire antiche e mist
Su queste sabbie hanno camminato gli uomini del neolitico, e le pareti incise ci tramandano la storia delle origini antiche della civiltà dell’uomo.
Tra queste dune, i cacciatori preistorici hanno scovato le loro prede e i guerrieri Garamanti hanno lanciato i loro carri da guerra all’inseguimento del nemico.
Ci fermiamo per un piccolo imprevisto. Bisogna riparare una foratura.
AKAKUS ZONA DI UAN AMIL E INEHED
Oggi ci rechiamo ad ammirare le raffinate e complesse pitture delle zone di Uan Amil e In Ehed
Il percorso si snoda in un mondo dalle sfumature cangianti, tra sabbia color oro, seguendo corridoi tra dune, funghi ed archi di arenaria.
Qui le montagne si sono sbriciolate in archi, tunnel, in grotte modellate dal vento e dalla sabbia
Qui si estende il grande deserto, il Sahara dell’immaginazione, con i suoi altopiani di nuda roccia, e i suoi castelli di arenaria scolpiti dalla sabbia e dal vento
Sulle pareti di arenaria o al riparo di anfratti rocciosi gli antichi abitanti del sahara hanno lasciato straordinarie tracce della loro presenza.
Pitture rupestri e incisioni illustrano scene di vita quotidiana, evocano cerimonie religiose e riti magici, rappresentano animali tipici della foresta e della savana ricordandoci che tra queste sabbie scorrevano un tempo l’acqua e la vita.
Infatti 2 miloni di anni fa, nel deserto verdeggiavano le foreste, scorrevano i fiumi, vivevano uomini e animali, i vulcani eruttavano e dal cielo piovevano i fulmini.
Un’autentica esplosione di vita che ha lasciato profondi segni nell’arida distesa di sabbia e pietra.
Il paesaggio che ci si presenta davanti è assolutamente favoloso: sabbia contornata da formazioni rocciose modellate nei modi più strani fino a formare archi doppi e tripli
Quando i motori si spengono per il pic-nic del pranzo, il silenzio ti avvolge, senti solo il lieve sibilo del vento e il leggero ronzio dei granelli di sabbia che scivolano sulle dune....sembra di essere sulla luna, lontani dal tuo mondo, dalla realtà come la conosciamo
in questo labirinto di valli e vallette che nel 1955 un archeologo italiano, Fabrizio Mori, cominciò a studiare quella che viene considerata una delle più interessanti e ricche gallerie d'arte preistorica del mondo. 1300 siti censiti, migliaia di pitture rupestri, le più antiche risalgono a 12.000 anni fa.
Varie epoche sono raffigurate: "la grande fauna", "le teste rotonde", "pastorale, "cabalino" "camelino". Il ciclo più interessante è del p
Questa sarà la nostra ultima notte nel campo tendato di Auis.
I nostri autisti hanno preparato una festa per noi e ci dipingono il viso per la serata secondo un’usanza tuareg.
La sera attorno al fuoco si consuma il rito tuaregh del tè. Le foglioline sono fatte bollire tre volte
Preparato il primo tè "amaro come la morte", viene aggiunta acqua alle foglie rimescolando la bevanda fra una teiera a l'altra.
Si ottiene il secondo tè, "forte come la vita".
Poi ancora acqua, zucchero e menta ed ecco l'ultimo tè, "dolce come l'amore".
Alla musica si aggiunge il canto e la danza dei tuareg che completa la magia della nera notte nel deserto.
Nera si, ma che cielo straordinariamente punteggiato di stelle dense e grosse e luminose, fantastico!
partenza
Lasciamo dietro di noi gli ultimi pinnacoli dell’Akakus e arriviamo ad Ubari in piena tempesta di sabbia.
sosta al distributore di benzina e Si riparte per Germa. Ci attende un’intera giornata di trasferimento.
Da Germa, una deviazione ci porta ad Hatya l’antico cimitero reale dei garamanti con tipici mausolei in fango simili a piramidi E alle rovine dell’antica Garama, regno dei Garamanti, popolazione dominante all'arrivo dei romani
trascorriamo il pomeriggio passeggiando per la città alla ricerca di qualche souvenir.
Sotto un cielo cupo, coperto di nuvoloni neri e un vento gelido, ci rechiamo dall’altopiano del Messak Settafet nel canalone dell’Wadi Mathendusc, dove l’artista, sciamano o cacciatore che fosse, ha inciso nelle pareti rocciose gli animali che popolavano millennio fa queste regioni.
A turno ci si scalda le mani sul provvidenziale fuocherello
Intanto spunta il sole.
Il Mathendusc nasconde la + incredibile galleria di arte rupestre a cielo aperto del sahara, un vero santuario della preistoria.
Le pareti sono state utilizzate come una tavolozza.
Dodici chilometri di incisioni rupestri, ovvero tutta la gamma degli animali selvatici che 12.000 anni fa vivevano qui ma in condizioni ambientali ben diverse da ora: elefanti, zebre, coccodrilli, struzzi, scimmie, dalle grandi dimensioni, eseguiti con una tecnica ed un'arte molto raffinate
Michele ci descriverà ad uno ad uno i graffiti.
sempre con gli occhi alzati alla ricerca delle incisioni sparpagliate sulle pareti più solide e lisce, fermandoci ad ammirare le più belle, coccodrilli, giraffe un elefante che agita le orecchie come ali di una farfalla fino ad arrivare ai famosi ed enigmatici "gatti mammoni", strani animali dal corpo umano e la testa di scimmia.
LAGHI
E’ arrivato il momento + atteso.
Ci inoltriamo nell’Erg, scavalcando dune, cercando passaggi in balia dei flutti dorati. la regione dei Laghi Mandara, miraggi di acqua, e palme sprofondati tra le altissime dune dell’Erg di Ubari
Ancora sabbia e sabbia, dune e dune.
Alte dune rosa di una rara bellezza, contrastanti col blu intenso del cielo tra meandri creati dal vento.
Improvvisamente, quasi sospesi tra il blu del cielo e l’oro del terreno appaiono i laghi.
Come un miraggio, quasi irreali in questo mondo di sabbia.
Lo spettacolo di questi laghi contornati di palme e papiri che improvvisamente appaiono da dietro le dune di sabbia rossa, alle spalle di improvvisi filari di palme è tra i + suggestivi.
Dopo una sosta al lago di Edouissa, quasi interamente prosciugato, ci dirigiamo verso il lago Gabroun il + grande e il + importante tra i 21 laghi sparsi in questo deserto.
La zona circostante questi laghi è stata abitata fino a non molti anni fa dalla tribù dei Dawada, la cui storia rimane ancora avvolta nel mistero.
Il loro nome significa mangiatori di vermi e deriva dal fatto che la loro dieta era composta principalmente dai piccoli animaletti pescati nel lago principale di Gabroun, che in realtà non erano affatto vermi, ma un particolare gamberetto piccolo e rosso chiamato Artemia Salina il cui sviluppo è favorito dall’alta salinità di questo lago.
Il Lago in sè è estremamente suggestivo, da un lato è fiancheggiato dalle palme e dall’altro dalle rovine dell’antico villaggio, e tutta la scena è dominata dall’imponente duna di sabbia che si riflette nell’acqua del lago.
Nel pomeriggio di nuovo in fuoristrada a scorrazzare sulle dune verso il prossimo lago.
Ormai la nostra testa è già entrata nel deserto e non possiamo fare altro che seguirla. E allora via! Ci buttiamo a capofitto giù per una duna lunghissima, probabilmente quella che viene detta “del non ritorno” perché impossibile da risalire.
Servono esperienza e molta energia per tenere una macchina lanciata a buona velocità per evitare di insabbiarsi, a tutta potenza per superare un ripida duna, fermarsi quasi in bilico sul filo di cresta, e poi giù senza capotarsi
il lago Mandara è una crosta Salata.
Qui anche le case ora abbandonate, sono state costruite con blocchi di sale.
Il deserto; non solo sabbia..."RAMLAT DAWADA"
la zona dei laghi, splendidi gioielli blu,azzurri, turchesi circondati dalle palme, incastonati nella sabbia, riflettono le dune ed il cielo blu che li sovrastano ed il contrasto dei colori e la bellezza del luogo lascia senza fiato
Il lago Umm el Ma è il + piccolo e il + bello.
Le sue acque in ogni angolo sono di un diverso colore che varia durante le ore del giorno.
Di nuovo l’esplosione del deserto, un immmenso mare di sabbia dalle creste altissime e affilate, un succedersi di onde, tra improvvisi piccoli gruppi di palme e incontri coi nomadi e le loro mandrie di cammelli.
Niente può uguagliare lo splendore e il mistero del tramonto nel deserto di sabbia,
Il caos delle dune, ogni cosa sfuma e si fonde.
Il deserto di un candore di neve, si riempie di riflessi ora rosa, ora azzurri, ora rosso fuoco.
Nessun contorno è nitido e preciso, nessuna forma definita e distinta, tutto riluce, tutto scintilla all’infinito nel bagliore accecante del sole.
Le dune sembrano vapori addensati all’orizzonte.
I pendii + vicini svaniscono nell’infinita chiarezza del cielo.