INDIA
Dopo anni di incertezza finalmente decidiamo di visitare l’india.
Tanti diversi pareri che andavano dall’entusiamo all’angoscia, ci avevano sempre frenate.
Ed ora eccoci qui. Da bombay dopo un breve riposo, ci trasferiamo subito a rajkot, dove troviamo raj, la nostra guida che ci accompagnerà per tutta la durata del viaggio.
gujarat
Facciamo così ingresso nello stato del gujarat, paese poco conosciuto dal turismo, fortemente islamizzato ma abitato da una maggioranza indù, e che presenta luoghi degni di particolare interesse.
Durante il percorso facciamo una breve sosta junnagadh per visitare il forte di uparkot. All’interno del forte si trova una moschea e la tomba di nuri shah un santone musulmano.
Abbiamo fame. Ci rechiamo a pranzo in un ristorante di prossima apertura, e siamo così i primi clienti del locale. Il proprietario ci accoglie dicendoci namastè, che vuol dire benvenuti, ed è il dolcissimo saluto degli indiani. Imparare a dirlo come loro è quasi un dovere. Si china il capo, congiungendo le mani come in preghiera fino a toccarsi il volto. E’ segno di rispetto e di amicizia.
Dopo una breve tappa a somnath per visitare il tempio costruito sul mare, proseguiamo verso la I° tappa del nostro viaggio “la foresta di gir”
sasan gir
E’ sera quando arriviamo al forrest gir lodge. Domani ci attende una giornata dedicata all’immersione nella natura.
Il parco naturale di sasan gir è l’unico luogo in india dove sopravvive il leone asiatico nel suo habitat naturale.
Da sasan gir ci attende una giornata di trasferimento per giungere a bhavnagar
bhavnagar
arrivati a bhavnagar facciamo un giro in città e veniamo subito circondati da bellissimi ragazzini vocianti attratti dalla mia videocamera.
Qui il traffico è caotico: risciò biciclette, motorette,automobili e pedoni creano un caos indescrivibile.
La sera nel palazzo del maraja dove alloggiamo, con danze e fuochi festeggiamo il capodanno indiano. Questo è l’ultimo giorno dellanno 2055.
palitana
La mattina dopo, molto presto partiamo per palitana primario centro di pellegrinaggio giainista.
La salita per arrivare ai templi è lunga e faticosa. Arrivati al parcheggio veniamo letteralmente assaliti da uno stuolo di portatori di dolo che si affrono di portarci fino ai templi.
Ed è qui che abbiamo la netta sensazione che un viaggio in india non è un viaggio come gli altri, è l’aprroccio con un altro mondo, con una mentalità rd una filosofia di vita diverse, che vanno innanzitutto accettate coì come sono.
Saliamo quindi sul nostro dolo con grande felicità dei portatori e dopo un’ora e ½ di cammino ci troviamo dinnanzi alla splendida visione di palitana coi suoi indescrivibili 863 templi giainisti stupendamente decorati.
hamedabad
Proseguiamo il viaggio per hamedabad, metropoli dell’industria tessile, dove si trovano alcuni dei più interessanti esempi di architettura indo – musulmana.
dalla finestra del nostro albergo vediamo le due facce dell’india. Lussuosi grattacieli oltre il fiume, che fanno da sfondo a misere baracche poste sulle rive del fiume dove vivono i paria, gli intoccabili.
Il sistema delle caste è uno dei misteri indiani che ci disorienta maggiormente.
Come sia nato, come sia riuscito a sopravvivere così a lungo e quanto male provochi è argomento di discussione di tutti i turisti che visitano l’india,. Ma come si sa l’india continua ad affascinare il mondo con le sue contraddizioni.
La mattina dopo visitiamo la moschea di sidi saiyad con splendide finestre in pietra traforata che raffigurano rami si albero intrecciati, poi ci rechiamo alle tombe di ahmed shah e delle due regine.
Attraversiamo il bazar affollato e pittoresco tra strette viuzze.
La moschea di sidi sassi è famosa per i suoi splendidi minareti oscillanti.
Sulle sponde del fiume sabarmati si trova il sabarmat aspra che fu il quartier generale di ghandi durante la lotta intrapresa per la conquista dell’indipendenza dell’india.
kajuraho
Dal gujarat con un breve volo ci trasferiamo a kajuraho celebre per le raffinate decorazioni erotiche dei suoi templi.
Edificato sotto la dinastia di chandela nell’anno 1000, sono tra i più belli in india e riflettono non soltanto l’abilità degli scultori ma l’eccezionale larghezza di vedute esistente in quel periodo storico.
Gli edifici sono di rara eleganza corredati da torri e torrette dai complicati ornamenti.
Ma la ragione della grande fama di kajuraho sta nella delle decorazioni di straordinaria sensualità che ricoprono l’esterno dei templi.
Uno dei temi principali è la donna, a volte dolce e riflessiva, a volte civetta e provocante e poi ninfe, animali, sacerdoti e guerrieri, demoni in rivolta, scene di paura, di tenero amore intervallati da coppie o gruppi di amanti che ripetono per l’eternità scene di disinibito erotismo.
Ma non si tratta banalmente di arte erotica. L’unione sessuale compiuta come fusione rituraòe di due personalità in una è uno dei fondamenti del tantrismo.
Godimento, passione ed estasi sono gli strumenti dell’esperienza religiosa che coinvolge gli elementi fondamentali della vita.
E kajuraho si conferma l’esempio più eccelso di arte religiosa tantrica, un vero inno alla vita nella sua completezza.
parco di bandavgarh
Con ancora negli occhi le splendide immagini di kajuraho arriviamo al parco di bandavgarh dopo un percorso di una intera giornata in auto su una strada dissestata disseminata di buche. Creato nel 1968, ex riserva di caccia del maraja di rewa questo parco abbraccia una serie di alte colline, foreste e praterie che costituiscono l’habitat naturale per la tigre e le sue prede. L’ondulata topografia, la rigogliosa vegetazione e i numerosi corsi d’acqua creano una pittoresca cornice ambientale.
Venerata in tutto l’oriente come simbolo di forza, potere e fertilità la tigre è purtroppo un animale in via di estinzione, perciò il modo migliore per incontrarne una in libertà è visitare una riserva prima che sia troppo tardi.
Incrociando le dita, Saliamo sul retro di un pik-un scoperto ed iniziamo il giro.
improvvisamente vediamo dinanzi a noi, maestosa e fiera,
l’incontro con la tigre è una delle emozioni più intense ed impagabili che questo viaggio ci poteva regalare.
Avvistarla prima in lontananza, qualcosa di giallo che sembra muoversi laggiù nel sottobosco, poi riconoscerla distintamente e rimanere senza fiato in attesa di quello che farà; poi perderla di vista, cercare di immaginare dove potrebbe essere finita e scrutare ogni millimetro di foresta senza distrarsi mai.
Il bersaglio della nostra tigre è un gruppo di cervi pomellati ignari della sua presenza.
Dopo il pranzo abbiamo finalmente tempo per ammirare con calma la nostra lussuosa abitazione. Nella stanza di franco e silvana fa bella mostra uno splendido guardaroba in stile4 locale, un comodino spazioso con abat-jour fornita di fiammiferi, e un bagno degno del palazzo di un maraja. Nella nostra è appeso uno splendido quadro con 2 tigri, messo apposta per consolare chi non avesse la fortuna di incontrarla.
Nel pomeriggio torniamo alla ricerca della tigre a dorso di elefante.
I nawat i padroni dei pachidermi ci fanno accomodare sulla howda, una piattaforma di legno posta sulla schiena dell’elefante che consente di osservare la giungla dall’alto senza pericolo.
Inizia così una delle escursioni più emozionanti che si possano immaginare.
In un silenzio totale, rotto unicamente dalle enormi zampe deli pachidermi che calpestano l’erba, ci si inoltra nella giungla alla ricerca della tigre.
C’è qualcosa di misteriosamente magico in tali momenti. Il nawat bisbiglia i suoi comandi alle orecchie dell’elefante. Scruta la foresta con occhi esperti nella speranza di scorgere
L’india per la sua natura, la sua estensione è da millenni habitat di una fauna ricchissima e differenziata, nel secolo scorso l’intenso disboscamento a favore dell’agricoltura e la caccia incontrollata da parte degli inglesi e dei raja hanno avuto effetti disastrosi sull’ambiente.
Fortunatamente negli ultimi decenni il governo ha preso drastiche misure di sicurezza con la creazione di aree protette.
Il laghetto che questa mattina aveva riflessi rosso fuoco, al tramonto è diventato di un magnifico verde smeraldo. È sera ormai. Il cielo sul parco di bandavgarh si tinge di uno splendido rosso acceso.
agra
Voliamo ad agra. La città più famosa dell’india dove sorge il classico dei classici una delle grandi bellezze dell’india. Il taj mahal.
In questo momento stiamo visitando il forte rosso, una magnifica cittadella dai tratti architettonici assai raffinati che fu la residenza degli imperatori moghul.
I magnifici palazzi in ottimo stato di conservazione, testimoniano la splendida vita di corte di quei tempi. Da questa torre, shah jahan, prigioniero del proprio figli, passò i suoi ultimi giorni a contemplare il taj mahal, da lui fatto edificare come sepolcro per l’adorata moglie mumtaz mahal morta di parto.
Visitiamo finalmente il taj mahal. L’emblema dell’india il grande mausoleo luccicante di marmi bianchi e pietre preziose edificato dall’imperatore jahn jahan in onore della sua sposa mumtaz mahal.
Si tratta del più toccante e romantico monumento all’amore mai eretto.
La tomba in arenaria e marmo di akbar il più grande tra gli imperatori moghul, sorge al centro di un tranquillo giardino dove pascolano i cervi di sikandra..
Fatehpur sikri
Fatehpur sikri è uno dei più imponenti complessi architettonici e urbanistici dell’india moghul costruita durante il regno del grande imperatore akbar come sua residenza nel 16° secolo. Essa rappresenta una delle città fantasma meglio conservate i india con le sue splendide costruzioni in pietra rossa di uno straordinario barocchismo
A poca distanza dal complesso archeologico sorge la splendida moschea di dargah dello stesso periodo storico, al centro della quale sorge la tomba del santo shaikh salim chisati costruita nel 1570 e dove ancora oggi le donne sterili, si recano per chiedergli la grazia di un figlio.
rajastan,
Siamo entrati nello stato del rajastan, lo stato più affascinante dell’india. Una terra addormentata usi fasti del passato, ma che mantiene ancora intatta l’impronta delle dinastie rajput con le loro tradizioni.
All’alba in barca, sulle acque placide del lago, visitiamo il parco di “keoladeo ghana National park” anch’esso originariamente proprietà privata del maraja.
Oggi è considerata tra le più ricche e preziose riserve ornitologiche al mondo. Oltre ad ospitare 120 diverse specie endemiche, accoglie nei mesi invernali migliaia di uccelli migratori che giungono dall’asia centrale e dalla siberia dopo aver coperto incredibili distanze, anche
Il contesto ambientale di verde ed acqua, piante palustri e canneti sullo sfondo della foresta, è di grande suggestione.
In inverno, ospite di riguardo è la rara gru siberiana, seguita da colonie di cicogne, martin pescatori, cormorani, ibis, aironi e altre innumerevoli specie.
Incrociamo bellissime garzette, martin pescatori dalle coloratissime piume.
i cormorani scaldano le ali coi primi raggi del sole.
Su ogni albero decine di cicogne hanno costruito i loro nidi e covato i piccoli.
Ovunque si giri lo sguardo se ne vedono a centinaia.
Attraversiamo un territorio in gran parte desertico, tra isolati villaggi, dove giovanissime donne si offrono ai camionisti di passaggio.
In un paesino vediamo gruppi di donne dalle vesti sgargianti, un insieme di colori, storia, leggenda e realtà. Una galassia umana.
Ci fermiamo incuriositi a guardare alcuni uomini l lavoro.
Molti dicono “ non vado in india perché mi angoscia vedere tanta povertà. È vero, ma non ho mai visto poveri così dignitosi, miserabili tanto sereni e sorridenti.
parco nazionale di ranthambhore.
Ci inoltriamo nel parco nazionale di ranthambhore. Qui avvistiamo la rara antilope blu la più grande dell’india.
ranthambhore fu il territorio di caccia del maraja di Jaipur.
Il parco abbraccia vallate aperte, alture rocciose, laghetti e sparse nella foresta numerose rovine di epoca moghul.
In questo parco è facile avvistare branchi di cervi. Il più grande è il sambar di colore marrone che quando avverte i pericolo emette due chiare note secche udibilissime a distanza.
Il martin pescatore nonostante le piccole dimensioni attira lo sguardo per il suo coloratissimo piumaggio.
L’animale più comune in questi parchi è il cervo pomellato, riconoscibile per il caratteristico manto marrone punteggiato di macchie bianche.
Incrociamo un gruppo di donne che indossano straordinari e smaglianti veli multicolori, sari con tinte stupende, rosa, rossi, i violetti dei fiori tropicali, gli arancioni dei tramonti indiani e le tonalità delle spezie e delle polveri del trucco esposte nei bazar. I verdi della natura esplodono addosso alla gente. Non è facile veder tanto amore per il colore e tanto gusto nell’unire tonalità e tessuti così diversi.
Ranthanmbore deve la sua fama al forte, costruito nel 944 d.c. visibile solo quando ci si trova praticamente sotto, è un gioiello architettonico di secolare bellezza, costruito per rendere ancora più gloriosi i tramonti sulla riserva di caccia che si stende per chilometri nella oltre il lago di padan talao.
All’ingresso del parco, una intera famiglia di entelli è in posa per la foto ricordo. Al tramonto ci rechiamo al lago di padan talao dove la fauna va ad abbeverarsi a branchi, inclusa la tigre che ama muoversi tra la foresta poco fitta e le distese di erba alta.
Un’atmosfera di sogno avvolge l’osservatorio astronomico che il re astronomo jai singh fece costruire nel 1700. giganteschi strumenti in muratura permettono di ottenere precisissimi rilievi astronomici.
jaipur
Il panorama intorno è fantastico. Restiamo incantati dalla facciata del palazzo dei venti, sorprendente capolavoro barocco. Di fronte si trova il monumentale city palace custode dello sfarzo di corte.
Ci rechiamo a forte amber ed in elefante saliamo la ripida salita che porta alla fortezza, racchiusa da un labirinto di mura possenti.
Tra sontuosi giardini e fontane, delizie delle principesse di un tempo, si erge la residenza reale che si distingue per le sue balconate sporgenti, le arcate sostenute da esili colonne, dal porticato che circonda l’immenso cortile e splendide sale rilucenti di specchi.
Scendendo incontriamo due incantatori di serpenti coi cobra.
Riflettiamo sui mille motivi che inducono ogni anno milioni di persone a visitare questo affascinante paese. Perché questa terra è in realtà una civiltà a se stante, molto antica e soprattutto molto lontana dalla nostra.
Mille secoli di dominio inglese non sono riusciti a renderla omogenea ai paesi islamici o alle ex colonie inglesi.
Chi arriva qui viaggia nel tempo. Il cielo indiano è ancora popolato di dei come da noi 2000 anni fa, la terra si lavora c on le mani e i matrimoni si combinano tra parenti come in europa nei secoli andati. Certo lo spazio di una vacanza non è sufficiente per arrivare a conoscere una civiltà così diversa.
Davanti al palazzo dei venti assistiamo al passaggio di una pittoresca cerimonia nuziale.
La grandezza di Jaipur è testimoniata da antiche vetigia: ne è il sinbolo il palazzo dei venti, caratterizzato da una facciata di 5 piani e da numeose finestre coperte da grate intarsiatew attraverso le quali le donne assistevano alle cerimonie.
puskar
Da Jaipur ci dirigiamo verso puskar dove si tiene l’annuale fiera dei cammelli. Durante il percorso infatti, incrociamo molte carovane che rientrano dalla fiera.
Dopo 3 ore di viaggio si apre dinanzi a noi un paesaggio idilliaco. È puskar luogo fra i più sacri in india.
In questa stagione questa località abbandona la sua peculiare quiete per ravvivarsi di colori, profumi, e suoni, un entusiastico affaccendarsi e una frizzante euforia sono il preludio alla più grande fiera del bestiame indiana.
Questo avvenimento che ogni anno richiama bibliche fiumane di genti che si riversano sulle rive del lago è anche occasione di preghiera.
Qui infatti sorge il più famoso tempio di brama, uno dei pochi templi al mondo, dedicato a questa divinità.
Camminiamo per le strade di puskar nel colorato mercato, tra bancarelle di ogni tipo.
Qui tutto è colore, colorate le rive del lago, colorati i sari, colorate le vivande e i tappeti. Colorate le case dipinte, i turbanti degli uomini, la folla e ogni cosa intorno.
L’india può essere dramma e miseria ma non conosce il grigiore.
Nello stadio gli uomini mettono in mostra i loro splendidi cammelli, spazzolati vestiti a festa con nastri, piumini e ricchissime bardature.
Ogni anno giungono a puskar 200.000 persone portando con sé complessivamente 50.000 tra cammelli e altri capi di bestiame, per alcuni giorni di pellegrinaggio, compravendita di cavalli e corse di cammelli. Si tratta di una delle feste più grandi e pittoresche dell’india.
Oggi ritorniamo a casa. L’ultima tappa è samode, il villaggio di samode è sovrastato dal bellissimo castello oggi trasformato in hotel dove pranziamo prima di andare in aeroporto.
Siamo pronti per il rientro. Nei nostri innumerevoli bagagli abbiamo messo un po’ di india. Ci rendiamo conto che non sarà facile dimenticare questo splendido e affascinante paese. Come dice il titolo, qui turi parti, ma tu ritorni.